Non mi uccidere: lo strano caso (mediatico) del film già salutato come il Twilight all'italiana

Warner Bros Italia / Riccardo Ghilardi I protagonisti di Non mi uccidere

È bastata una singola fotografia promozionale per trasformare un film adolescenziale in un piccolo caso mediatico: Non mi uccidere sarà davvero il Twilight italiano? Cronaca di un bizzarro annuncio d'inizio riprese.

Cronaca di un'astuta mossa di marketing o analisi di uno scivolone? Questo articolo non sa bene cosa essere, perché il piccolo polverone mediatico e social sollevato da Non mi uccidere ha presupposti così bizzarri che potrebbe essere tanto calcolato quanto preterintenzionale. Le circostanze con cui Warner Bros. Entertainment Italia e Vivo film hanno annunciato il loro progetto sono quantomeno peculiari, tanto che viene da chiedersi se il risultato sia stato quello sperato. 

I fatti nudi e crudi sono questi: il 19 agosto 2020, con mezza Italia in vacanza e il mondo dello spettacolo orfano delle Giornate del cinema di Riccione (appuntamento importantissimo per presentare l'annata cinematografica nostrana), arriva nelle caselle email di redazioni e giornalisti un breve comunicato stampa. La missiva annuncia l'inizio delle riprese del nuovo film di Andrea De Sica, regista di I figli della notte balzato agli onori delle cronache seriali per la direzione della serie Netflix Baby. Il progetto è ancora una volta dedicato al pubblico degli adolescenti e s'intitola Non mi uccidere. Non è un comunicato stampa così inconsueto, soprattutto se la produzione vuole sin da subito suscitare interesse nei riguardi di un lungometraggio che non ha alle spalle un franchise noto o attori in grado di catalizzare il pubblico. 

Non mi uccidere: la storia dietro il Twilight italiano

Non mi uccidere nasce da una sceneggiatura del settantunenne Gianni Romoli, sceneggiatore e produttore romano di comprovata esperienza, che ha firmato gran parte delle ultime prove di Ferzan Özpetek. De Sica e il collettivo GRAMS affiancano Romoli nella stesura di quello che è un adattamento: Non mi uccidere è infatti tratto dall'omonimo romanzo di Chiara Palazzolo, uscito nel 2005 per Piemme e attualmente irreperibile all'acquisto. Il tomo è il primo di una trilogia definita "gothic dark" che ha per protagonista Mirta, un'adolescente morta di overdose che si risveglia nella tomba e scopre di avere nuovi, straordinari poteri. Per usarli però il prezzo da pagare è di nutrirsi di carne umana. L'impressione è che il libro non abbia necessariamente lasciato il segno e le poche recensioni disponibili non sono lusinghiere rispetto alla sua qualità. 

Warner Bros ItaliaMirka fugge nei boschi
Non mi uccidere è tratto da un romanzo gothic dark del 2005

Cosa porta quindi Warner Bros Italia a riesumarlo 15 anni più tardi? Qui arriva la vera notizia: il tentativo di produrre in Italia un film dai contorni romance e horror dedicato al pubblico adolescenziale. Questo si che è uno scoop: a quando risale l'ultima produzione made in Italy per il grande schermo pensata per adolescenti (non bambini, non ragazzi o pubblico delle famiglie)? Che Warner Bros abbia lanciato il progetto ad agosto, orfana delle Giornate del cinema di Riccione ma vogliosa di creare un po' di hype a riguardo? Il post Ferragosto - con le redazioni chiuse e i pochi giornalisti di spettacolo al lavoro persi tra Giffoni e preparativi per la Mostra del cinema di Venezia - non è proprio il momento ideale...o forse sì? Si può tastare il terreno con qualcosa di quasi inedito per il mercato nostrano e valutare il responso con calma, senza attrarre troppo l'attenzione. 

Che il target di questo film voglia essere adolescenziale lo urla ogni singolo dettaglio contenuto nel comunicato stampa. Riunire il regista e la protagonista di Baby con uno degli attori più amati di Skam Italia sotto l'egida di un progetto che sembra tratto dal calederone di serie teen fantasy Netflix definisce chiaramente il target del film, così come il coinvolgimento di un collettivo fondato appena 3 anni fa, anagraficamente giovane e col polso di ciò che piace alla generazione z. Aggiungiamo poi l'Alto Adige, regione a statuto speciale che sostiene anche finanziariamente le produzioni in loco, al centro del recente titolo horror Curon (sempre di casa Netflix) e si chiude il cerchio. Addio Umbria, ambientazione originaria del romanzo. 

Il potere di una fotografia scopiazzata

Se avete letto qualche articolo o lancio di agenzia però è probabile che tutta questa parte della storia vi fosse ignota, perché questo è un esempio perfetto del potere spaventoso che hanno le immagini e le associazioni d'idee. Quanto sopra scritto era tutto contenuto nel comodo comunicato stampa, che però arrivava con in allegato una singola immagine: quella che vedete in testata. Basta fare un giro su Google per contemplare il risultato: Non mi uccidere è diventato il Twilight italiano. Unanimemente, sul titolo scelto da ogni singola testata. Non ci si appelli alla pigrizia del giornalismo italiano. Alice Pagani in romantica camicina da notte che si abbraccia stretta stretta a un pallidissimo e sopraccigliuto Rocco Fasano in giubbotto di pelle e jeans, incorniciati da un paesaggio boschivo: quale sarà mai il messaggio implicito? Il riferimento palese dello scatto è Twlight, sia per composizione, sia per trucco e parrucco, sia per colori, sia per sguardi vagamente inespressivi degli interpreti. 

Così in men che non si dica una scelta aliena per il panorama italiano e a suo modo molto coraggiosa diventa una barzelletta: quella dell'Italietta che arriva con 10 anni di ritardo a sfornare il suo Twilight dei poveri. Qui rientra in gioco la pigrizia giornalistica tutta nostrana, perché basterebbe leggere il comunicato per notare un piccolo ma cruciale discrimine: in questo caso è "la Bella" il mostro assetato di carne umana, la non morta alla ricerca di vittime con un pericoloso e sanguinario alter ego. Si sente profumo di Riverdale, di Diablo Cody e - per chi qualche annetto in più - di Monster di Christopher Pike. Il tutto probabilmente affogato nella melassa di un romanticismo esasperato, ma quantomeno le carte in tavola sono diverse da quanto la loro presentazione fotografica suggerisca. 

A questo punto viene da chiedersi: perché Warner Bros si è cacciata in questo ginepraio di rimandi iconografici? Non bisogna dimenticare che gli adolescenti odierni non hanno vissuto l'ondata culturale di Twlight - romanzi e film - d'inizio millennio. Per loro Robert Pattison sarà probabilmente Batman, non il vampiro brillante (letteralmente) dalle derive stalker né lo studente modello di Hogwarts. L'impressione è che per pigrizia e comodità si sia voluto creare ad arte un rimando che il progetto potrebbe poi non avere, magari senza aspettarsi un ritorno tanto negativo. Intanto però il film è stato colpito dalla reazione caustica che le immagini hanno scatenato sui social: a ironizzare in merito sono soprattutto i millenials che sono cresciuti sbeffeggiando (e chissà, magari segretamente apprezzando) una saga di film che ha lanciato due star di sorprendente spessore come Kristen Stewart e Robert Pattinson. 

Warner Bros Italia I protagonisti di Non mi uccidere
C'è già aria di triangolo amoroso dalle immagini promozionali di Non mi uccidere

Non mi uccidere è stato il colpo di sole di un momento cinematografico difficile? Sicuramente dal punto di vista mediatico è un caso interessante: la speranza è che lo sia anche dal punto di vista cinematografico, senza rincorrere epigoni passati e presenti ma tentando di trovare una voce propria, italiana e sovrannaturale, magari persino un po' ardita. Un sogno di una notte di mezza estate? Intanto Vivo Film e Warner Bros Italia si sono fatti avanti con una risposta cinematografica allo strapotere Netflix sull'immaginario teen, anche in Italia. Staremo a vedere come andrà a finire. 

      Cerca