Hill House: la spiegazione della serie (e del suo tragico finale)

Netflix Il poster promozionale di Hill House

In parte horror, in parte dramma psicologico della famiglia Crain, Hill House ha saputo ridare lustro al racconto dell'orrore in TV.

Basata sul romanzo di Shirley Jackson intitolato L'incubo di Hill House, la prima stagione della serie televisiva di Mike Flanagan ruota attorno alla famiglia Crain e racconta la vita Hugh (Timothy Hutton), Olivia (Carla Gugino) e dei loro cinque figli attraverso due binari narrativi differenti: da un lato, il racconto del trasferimento della famiglia a Hill House, causa degli eventi che hanno portato alla follia e alla successiva morte di Olivia; dall'altro, quello dei fratelli Crain, ormai adulti, costretti ad affrontare un'altra morte, quella della giovane Nell (Victoria Pedretti), nonché le conseguenze del loro soggiorno nella terrificante casa infestata dagli spiriti.

Hill House è una serie Netflix che ha avuto il merito di riportare in auge il filone horror della casa stregata, conferendo al contempo alla storia una dimensione psicologica profonda, tanto da poter essere classificata anche come dramma introspettivo e familiare.

Quando, nell'estate del 1992, i Crain si stabiliscono a Hill House, non hanno idee che la dimora infestata segnerà per sempre le loro vite e distruggerà la loro felicità, portando i fratelli a un inevitabile allontanamento. Solo la scomparsa di Nell, apparentemente morta suicida, li farà ricongiungere e permetterà loro di svelare il mistero della casa maledetta.

Durante i dieci episodi che compongono la stagione, la famiglia si ritrova all'impresa di pompe funebri di Shirley (Elizabeth Reaser) per piangere la morte di Nell, che ha fatto ritorno a Hill House e lì ha perso la vita, ma è solo nell'episodio che conclude le vicende della famiglia Crain che Shirley, Steven (Michiel Huisman), Theo (Kate Siegel) e Luke (Oliver Jackson-Cohen), e con loro lo spettatore, ricostruiscono gli ultimi, cruciali attimi che hanno portato Nell a scoprire l'identità della “signora dal collo spezzato”.

Hill House, i personaggi e le fasi del lutto

Nel corso della narrazione, che mescola passato e presente dei protagonisti, impariamo a conoscere uno a uno i fratelli Crain, osservando gli eventi attraverso il loro personalissimo punto di vista.

In tal modo, riusciamo non solo a ricostruire la loro storia, dall'arrivo a Hill House alla morte di Nell, ma anche a cogliere la metafora che si annida all'interno della serie stessa. Pur essendo un horror, Hill House è soprattutto una storia di dolore e di perdita, una storia raccontata attraverso le vite dei cinque fratelli Crain, che rappresentano le cinque fasi del lutto.

Steven è la negazione, colui che tenta in ogni modo e con qualsiasi mezzo di razionalizzare qualsivoglia fenomeno paranormale. È l'uomo che mente a sé stesso e tenta di dimenticare ciò che i suoi stessi occhi hanno visto perché ammettere che i mostri sono reali è troppo difficile.

Esistono fenomeni naturali che comprendiamo e altri che non comprendiamo. I primitivi erano terrorizzati dalle eclissi. Non sapevano cosa fossero. L'occhio di un Dio furente. Uno spirito maligno. Invece non erano niente di sovrannaturale. Una volta compresane l'entità... erano diventate naturali. Preferisco il termine 'preternaturale', fenomeni naturali che non abbiamo ancora del tutto compreso.

Poi c'è Shirley, rappresentazione della rabbia, furiosa e colma di rancore nei confronti della famiglia di cui si è fatta carico fin da giovanissima. Shirley è arrabbiata per tutto ciò che accade intorno a lei, per il libro scritto da Steven e per la morte di Nell, che crede si sia uccisa in un atto che reputa egoistico.

Theo, all'esterno fredda e distaccata, ma in realtà più sensibile di quanto non voglia apparire, è simbolo del senso di colpa, quel sentimento che la conduce a cercare di usare il suo dono da sensitiva per fare del bene, tenendo così in perfetto equilibrio i piatti della bilancia che pesano le gioie e i dolori di chi le sta attorno. Theo non vuole sentire più nulla, soprattutto non il vuoto della morte.

Ho ricominciato a sentire. Ho sentito la vergogna, ho sentito dolore e mi sono spaventata, mi sono spaventata a morte, perché ho rischiato di perdere l'unica sorella che mi era rimasta. Ma... ho dovuto farlo perché mi ha fatto sentire meglio di quel niente. Quella totale maledetta vergogna era molto meglio di quell'orribile vuoto assoluto!

Infine, i gemelli Luke e Nell, emblemi della depressione e dell'accettazione.

Se il primo non sa come cercare di scappare dal proprio dolore e dai propri demoni se non lasciandosi avvolgere dall'estasi procurata dalle droghe, Nell è il personaggio che trascorre tutta la vita nel tentativo di scappare dai suoi fantasmi, ma che impara alla fine ad abbracciarli, accettando che non l'abbandoneranno mai.

Un finale enigmatico

Nel finale di stagione, dopo aver visto Nell fare ritorno a Hill House e trasformarsi nel fantasma della “signora dal collo spezzato” che ha tormentato i suoi sogni fin da bambina, siamo assaliti dai dubbi.

Hill House, che è stata la dimora dei Crain e la loro dannazione, con la sua Stanza Rossa assurge al ruolo di vera e propria protagonista della serie, non solo un luogo fisico, ma qualcosa di più, un'entità che ha fagocitato la famiglia Crain, avvelenando le loro menti e condannandoli per l'eternità.

Con l'episodio che chiude la vicenda dei Crain, Steven, Shirley, Theo, Luke e Nell giungono alla consapevolezza di aver vissuto nello stomaco di una belva affamata e di aver visitato la Stanza Rossa molte, troppe volte, nutrendola coi loro sogni e desideri.

Mamma dice che una casa è come un corpo umano e che ogni casa ha occhi. E ossa. E pelle. E un volto. Questa stanza è il cuore della casa. No. Non il cuore, lo stomaco.

Nel presente, il richiamo della Stanza Rossa è ancora attraente per i Crain e diventa pertanto teatro di uno scontro tra i fratelli e i loro demoni interiori, che per la prima volta sono costretti ad affrontare, faccia a faccia: la dipendenza da eroina di Luke, il rapporto di Steven con la moglie e i sentimenti riversati nella scrittura, l'adulterio di Shirley, l'incapacità di Theo di connettersi con gli altri.

Soprattutto, però, la misteriosa Stanza Rossa ha fatto da sfondo alla morte di Abigail, la bambina che sembrava essere l'amica immaginaria di Luke. Influenzata dal soprannaturale di cui la casa pullulava, costantemente terrorizzata dall'idea del futuro che attenderebbe i suoi figli più piccoli e in preda a visioni terrificanti, Olivia prende una decisione drastica: sceglie di salvare i gemelli Luke e Nell da un nefasto destino ponendo fine alla loro vita e alla propria. Nel bel mezzo della notte, sveglia i piccoli e Abigail, rimasta a dormire da loro e li invita a consumare un tè avvelenato nella famigerata stanza dalla porta rossa che sembrava nessuno riuscisse ad aprire. Quando Hugh si rende conto che qualcosa non quadra, è troppo tardi: Abigal è già morta. Ma il padre dei ragazzi riesce a salvare i suoi figli e portarli lontani da Hill House. Per Olivia non c'è via di scampo, è troppo danneggiata per poter essere salvata. Così, si getta dalle scale per porre fine a quello che sembra solo un altro brutto sogno e perde la vita.

Ai giorni nostri, la Stanza Rossa chiama a sé Luke e i suoi fratelli, ma Hugh li salva ancora una volta dal fantasma di Olivia, che voleva tenere i suoi figli con sé per sempre. Il padre dei Crain si offre in sacrificio per permettere a Steven, Shirley, Theo e Luke di fuggire da quella casa di infinita infelicità, che sarà d'ora in poi il luogo nel quale tutti i fantasmi delle persone morte al suo interno potranno restare insieme per l'eternità.

Nella sequenza finale, sembra che i Crain abbiano trovato pace: Steven fa ritorno a casa; Shirley fa ammenda e chiede al marito di perdonarla; Theo rimuove i suoi guanti e sceglie di continuare a provare emozioni insieme alla donna che ama, Trish; Luke festeggia la sua rinnovata sobrietà. Eppure c'è qualcosa che non va. La torta rossa per i due anni di sobrietà di Luke, chiaro richiamo alla stanza maledetta, ci fa mettere in dubbio ogni cosa e ci fa domandare se i Crain siano usciti veramente indenni da Hill House.

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