Roman Polanski perde il ricorso: non verrà reintegrato nell'Academy

José Antonio Redondo/CC CC0 1.0 Roman Polanski in occasione di un evento in Spagna

L'Academy aveva motivo di espellere Roman Polanski e ha agito in modo equo e ragionevole. L'Alta Corte di Los Angeles ha respinto il ricorso del regista per essere reintegrato nell'associazione che ogni anno assegna gli Oscar.

La storia legale di Roman Polanski registra un'altra sconfitta. Come riportano Variety e il New York Times, il giudice dell'Alta Corte di Los Angeles, Mary H. Strobel, ha respinto la richiesta del filmmaker polacco naturalizzato francese di essere reintegrato nell'Academy.

Il regista di Rosemary's Baby, Chinatown e Il pianista è stato espulso dall'organizzazione professionale che ogni anno assegna gli Oscar nel maggio 2018, a causa del lungo procedimento penale a suo carico che risale al 1977. Dopo essere stato accusato di stupro ai danni della 13enne Samantha Geimer, Polanski si è dichiarato colpevole di "rapporto sessuale extramatrimoniale con persona minorenne" e nel 1978 è fuggito dagli USA. Da allora vive e Parigi ed evita qualunque paese dal quale potrebbe essere estradato in America. Nel corso degli anni, altre donne hanno accusato Polanski di abusi e violenza sessuale. Il regista ha sempre negato, ma l'opinione pubblica si è spaccata tra innocentisti e colpevolisti.

Il filmmaker ha fatto ricorso contro la decisione dell'Academy sostenendo di essere stato espulso senza alcun preavviso e senza un equo processo. Ma per il giudice Strobel, Polanski ha avuto "l'opportunità di presentare qualunque prova ritenesse rilevante", tra cui un lungo memoriale del suo avvocato e una dichiarazione video. Per questa ragione, ha concluso che l'Academy "aveva motivo di espellere" il regista:

La decisione del consiglio dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences è supportata dai fatti, non è stata arbitraria o capricciosa e non è stata un eccesso di potere discrezionale.

L'avvocato del filmmaker, Harland Braun, ha commentato la decisione dell'Alta Corte di Los Angeles dicendo che probabilmente il suo assistito non farà appello. Il legale ha aggiunto che per Polanski era una questione di principio:

[Fare parte dell'Academy, n.d.r.] per lui non significa nulla. È l'idea di essere stato espulso senza un giusto processo.

Braun ha approfittato del procedimento contro l'Academy per perorare ancora una volta la causa del regista, ribadendo la "iniquità del caso", la differente posizione di diversi tribunali in vari paesi nel mondo nei riguardi del suo assistito e paragonando la condizione del filmmaker a quella di Alfred Dreyfus (alla cui vicenda Polanski ha dedicato il recente L'ufficiale e la spia). L'avvocato ha anche criticato il ritratto del regista e di Sharon Tate fatto da Quentin Tarantino in C'era una volta a... Hollywood e ha affermato che dietro la decisione dell'Academy di espellere il filmmaker ci sono "solo uno o due membri".

Da parte sua, l'associazione  responsabile degli Oscar si è detta "soddisfatta" che l'Alta Corte abbia giudicato "eque e ragionevoli" le ragioni e le procedure che hanno portato all'espulsione di Polanski.

Il regista è stato allontanato dall'Academy insieme a Bill Cosby, riconosciuto colpevole di avere drogato e violentato una donna nel 2004. In precedenza, analogo provvedimento era stato preso per Harvey Weinstein, accusato di violenze e abusi sessuali da decine di vittime.

Prima dell'espulsione, Roman Polanski ha ricevuto diverse nomination all'Oscar e nel 2003 ha conquistato la statuetta come Migliore regista per Il pianista.

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