The Duke, a Venezia Roger Michell racconta il suo eccentrico Robin Hood e un clamoroso furto citato anche in 007

Il regista Roger Michell e la produttrice Nicky Bentham raccontano l'incredibile storia di The Duke, una deliziosa commedia inglese su un quadro rubato e un Robin Hood molto eccentrico.

Alle volte il progetto giusto ti bussa alla porta senza che tu lo stessi cercando, troppo bello per essere vero. È successo così a Nicky Bentham, la produttrice di The Duke. Un giorno ha aperto la sua casella email e si è trovata davanti un paragrafo conciso che raccontava la storia incredibile di una famiglia del nord povero e poco educato del Regno Unito. A scriverla era stato il nipote di quello che poi sarebbe diventato il protagonista del film The Duke, un arzillo sessantenne di nome Kempton Bunton.

Segni particolari? Rubò un quadro di enorme valore dalla National Gallery di Londra, con lo scopo di ottenere il canone gratuito della BBC per gli anziani indigenti inglesi. The Duke è il primo lavoro di fiction che racconta questa storia tanto incredibile quanto vera, realizzato a partire dagli stessi scritti di Bunton e dalle memorie della sua famiglia.

La produttrice racconta come si sentì quando si trovo tra le mani questo incredibile spunto narrativo:

Era troppo bello per essere vero, per cui ho verificato e sì, in effetti è andata proprio così. Siamo stati fortunati che i Bunton ci sottoponessero la storia e ci aprissero i loro archivi. Il figlio di Kempton, Jackie, è ancora vivo e ci ha rivelato ulteriori dettagli che vanno poi a costituire il finale del film. Con le lettere e i diari di Bunton avevamo tutto quello che serviva per raccontare una storia incredibile.

Lo strano furto del Duca di Wellington

Nel 1961 il furto del ritratto del Duca di Wellington realizzato da Goya e conservato alla Nation Gallery di Londra tenne banco per settimane sui quotidiani e media inglesi, così come il processo successivo. Dopo settimane in cui si era speculato sull'atto pianificato nei dettagli da parte di una banda organizzata, venne fuori che a eseguire il colpo era stato un over 60 che faticava a mantenere un impiego, ciarlone e idealista. Il caso giudiziario che ne seguì fece scalpore: il ladro si dichiarò innocente, avendo restituito di sua volontà il quadro e avendolo sottratto per una nobile causa comune.  

BIMIl protagonista esplora la National Gallery
Il furto venne pianificato dal protagonista su due piedi, senza grandi piani o conoscenze criminali

Qualche tempo prima il ritratto firmato da Goya aveva acquisito enorme popolarità quando era stato comprato all’asta per centoquarantamila sterline, per evitare che degli stranieri potessero acquisire il ritratto di un’icona inglese come il Duca di Wellington. Il suo furto, l’unico nella storia della National Gallery, venne improvvisato dall'anziano per ottenere un riscatto. Il suo piano era quello di usare il denaro per istituire il canone TV gratuito per gli anziani isolati e soli, incapaci di provvedere al pagamento della tassa per potersi sintonizzare sulla BBC. 

Una storia tanto pazzesca, che tenne banco sui media per settimane, è però finita nel dimenticatoio. Nessuno tra attori, produttori e regista conosceva la storia, come spiegato dallo stesso Roger Mitchell, contattato da Bentham per curare la regia:

Quando ho cominciato a lavorarci su ho chiesto a tutti quelli che conoscevo se sapessero qualcosa a riguardo e nessuno ne aveva sentito parlare. Eppure all'epoca il caso fu così celebre da venire citato con una breve battuta nel primo film di 007, Licenza di uccidere. 

Un Robin Hood eccentrico

Seppur brillante nei toni, The Duke non è una celebrazione senza ombre. Bunton infatti era un uomo che voleva sempre dire la sua, spesso a sproposito, attento al bene della collettività eppure bugiardo e incapace di mantenere a lungo un impiego. A casa era la moglie (interpretata da Helen Mirren) a svolgere tutte le faccende domestiche, quasi come una donna di servizio. Bunton era insomma un eccentrico, un uomo con tanti difetti e mancanze che a un certo punto ha trovato la forza di alzare la voce contro il potere, di battersi per una causa che riteneva giusta. Il tipo di briccone spesso al centro dei film inglesi, come spiega il regista: 

Il nostro intento non era quello di raccontare un santo. Volevamo che dal film emergesse chiaramente che Bunton era un mascalzone, un uomo con tante zone d'ombra. Potrebbe sembra una sorta di novello Robin Hood, ma non dimentichiamo che era sua abitudine rubare la carta igienica dai locali pubblici o sottrarre un fiore da una tomba altrui per metterlo su quello della figlia. 

Al suo fianco del protagonista Jim Broadbent nei panni di Kempton Bunton c'è Helen Mirren in un ruolo lontano da quelli in cui siamo abituati a vederla.

BIMJim Broadbent e Helen Mirren
Helen Mirren non ha avuto esitazioni nell'invecchiarsi per interpretare un ruolo proletario e casalingo

Il produttore e la regista raccontano ammirati di come non si sia preoccupata del fatto che per esigenze di copione dovesse apparire anziana, dimessa, struccata: 

Ti aspetti sempre di vedere Helen Mirren nei panni di una regia, una principessa, una duchessa; un qualche tipo di ruolo che richieda almeno una tiara. Stavolta invece è una moglie e madre che non sa stare ferma un minimo, pulisce ossessivamente ovunque, senza mai stare con le mani in mano. Non si è mai preoccupata del suo aspetto, si è buttata sempre nelle riprese con grande impegno. 

Il successo senza fine di Notting Hill

Non poteva mancare un piccolo momento di Amarcord. Roger Michell è infatti ricordato come il regista di Notting Hill, per cui gli chiedo cosa si aspettasse all'epoca dell'uscita di un titolo a cui il suo nome è ancora associato 20 anni più tardi. Sapevo che doveva essere un successo, perché il mio precedente film Quattro matrimoni e un funerale era diventato popolare, spiega Michell. Se non fossi riuscito a superarmi sarebbe stato un fallimento.

Ci speravo insomma, ma mai mi sarei aspettato 20 anni dopo di rispondere ancora a domande riguardanti quel film, anche se mi fa molto piacere. Un successo che travalica le generazioni: 

Mi stupisce sempre quando incontro qualche produttore di Hollywood che ha una trentina d'anni e mi parla con entusiasmo di Notting Hill, dicendomi di adorarlo, raccontandomi di quando l'ha visto, anche se ovviamente non può averlo fatto in sala, per limiti d'età. 

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