Lo sguardo di Renato porta a scoprire il significato del film Malèna

Miramax Monica Bellucci in una scena di Malèna

Il finale di Malèna racconta il trionfo dello sguardo. Lo sguardo di un ragazzino che rappresenta la storia, la società, l’amore e anche la passione per il cinema.

Malèna è un film italo-tedesco del 2000 di Giuseppe Tornatore, girato e ambientato nella sua Sicilia e dedicato a suo padre.

La storia parla dell’infatuazione di un ragazzino per una donna più grande, estremamente avvenente e per questo mal vista dagli altri abitanti dell’immaginario paesino di Castelcutò.

Ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale, la vicenda mette in luce la mentalità chiusa e maschilista del Sud, per cui una donna molto attraente è “condannata” a una vita di odio da parte delle donne e bramosia e mancanze di rispetto da parte degli uomini.

Malèna, interpretata da Monica Bellucci, è una donna ventisettenne che sconta la sua bellezza in tutti i modi, arrivando a sofferenze, percosse, umiliazioni, addirittura all’esilio, fino al "pacato" finale.

Il finale di Malèna

Malèna è stata perseguitata in ogni modo.

Presunta vedova di guerra (in realtà il marito era ferito e ancora vivo, ma lei non lo sapeva), ha sopportato le accuse e le maldicenze dei suoi compaesani; ha intrecciato una relazione con un avvenente aviatore ma è stata trascinata in tribunale, accusata di adulterio, ed è stata violentata dal suo avvocato.

Rimasta sola, senza soldi e senza famiglia (ha perso anche il padre durante la guerra), non ha alternativa: deve prostituirsi, concedendosi alle truppe naziste, per racimolare denaro e cibo. Quando però gli Alleati sbarcano nel 1943, vincendo la guerra, Malèna si ritrova di nuovo sola e viene picchiata violentemente dalle donne del paese, ostili a lei da sempre e ancora di più per averla vista familiarizzare con i nemici. Le tagliano i capelli e cercano di sfigurarla, per rubare quella sua insopportabile bellezza.

MiramaxUna scena di Malèna in cui lei viene picchiata
Una delle scene più drammatiche di Malèna

Lei non ha altra scelta che andarsene. Si trasferisce a Messina, ma tempo dopo suo marito riesce a ritrovarla. I due tornano insieme a Castelcutò, dove Malèna, ingrassata e con qualche ruga, viene riaccolta come persona rispettabile dalle stesse persone che l’avevano maltrattata.

Per tutto questo tempo un ragazzino, Renato, ha sviluppato una'ossessione per lei. La guardava da lontano, la sognava, immaginando incontri sessuali. Ha scritto anche una lettera a suo marito per rassicurarlo su come lei abbia amato solo lui. Alla fine, quando Malèna torna a Castelcutò e va al mercato, le cade la borsa con le arance e Renato si precipita ad aiutarla, senza nascondere l’adorazione che prova per lei.

Il film finisce con un breve monologo del ragazzo: nella sua vita avrebbe amato molte donne ma le avrebbe dimenticate tutte. Solo lei sarebbe rimasta un dolce sogno indimenticabile perché mai realizzato. 

La spiegazione del finale di Malèna e del film

La storia di Malèna acquista un significato particolare grazie al punto di vista di Renato, l’adolescente innamorato di lei.

È lo sguardo a guidare lo snodarsi di questo film. Lo sguardo di Renato, che pilota quello dello spettatore e lo fa entrare così, in punta di piedi, nella drammatica vicenda di Malèna.

Su un piano più profondo, tutto il film non rappresenta altro che una metafora del cinema: lo spiare, spiare dal buco della serratura, guardare, scoprire la meraviglia costituisce la sequela di azioni che si compiono quando si guarda una pellicola, si entra in una storia, sopraffatti dallo stupore e dall’innamoramento.

Sul piano storico-politico-sociale, Malèna rappresenta anche la chiave di lettura per Renato rispetto al periodo della Guerra, al passaggio nazisti-Alleati, alla mentalità di una zona troppo radicata a certi modelli di pensiero.

Il simbolismo pervade il modo che Renato ha di guardare Malèna: nei suoi deliri la vede come una pin up, come Jane di Tarzan, come la Madonna. Una cultura si nutre di icone e quella di Renato diventa un’ossessione che gli impedisce qualunque altro pensiero.

Il finale rivela anche il mood del coming of age, un momento di crescita sancito dal “guardare”: guardare l’altro come spettatore, illudersi, alimentare se stessi con i propri desideri.

Questo finale può essere letto su tanti piani: lineare e fattuale, psicoanalitico, filosofico, metacinematografico e anche pedagogico: sono i simboli che ci accompagnano durante l’adolescenza a influenzare tutta la nostra vita.

Nella sua sfortuna, Malèna è fortuna e ispirazione per qualcun altro. Anzi, è un accompagnamento allo sguardo sulla vita.

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