Parola di allenatore: il documentario Netflix e i suoi protagonisti

Da Doc Rivers allo "Special One" José Mourinho, la docu-serie prodotta da LeBron James e Maverick Carter racconta successi e strategie di cinque allenatori leggendari con le loro "lezioni di vita" tra passato e presente.

"Io non alleno giocatori di calcio, io alleno squadre di calcio". Con questa dichiarazione d'intenti dello "Special One" José Mourinho si chiude il trailer ufficiale di Parola di allenatore (in originale The Playbook), la docu-serie Netflix che racconta imprese e insegnamenti di "allenatori leggendari impegnati a condividere le regole che scandiscono la loro esistenza per raggiungere il successo nello sport e nella vita".

Il trailer, che potete vedere in apertura di questo articolo, annuncia ciò che vedremo sulla piattaforma streaming a partire dal 22 settembre 2020: i registi Sarah Feeley, Josh Greenbaum, John Henion e Alexandria Stapleton hanno raccolto lunghe interviste inedite a cinque coach tra i più iconici dei loro rispettivi sport. Parola di allenatore è un'immersione nelle "lezioni di vita" tra passato e presente dei migliori campioni della panchina che hanno scritto la storia di basket, calcio e tennis.

Ecco chi sono i cinque protagonisti della serie prodotta da LeBron James e Maverick Carter per SpringHill Company, Delirio Films e Boardwalk Pictures.

NetflixIl poster di Parola di allenatore
The Playbook, ovvero "le regole del coach per la vita"

Doc Rivers

Se c'è una persona che ha vissuto sulla propria pelle i successi e le vittorie ma anche profondi momenti di difficoltà, quella è Doc Rivers. Playmaker degli Atlanta Hawks negli anni Ottanta, l'attuale coach dei Los Angeles Clippers sta lottando in prima linea per imporre un drastico cambiamento sociale nell'NBA.

L'allenatore, commentando ai media il caso di Jacob Blake, l'afroamericano ferito con sette proiettili dalla polizia di Kenosha nel Wisconsin, ha fatto discutere per le sue dichiarazioni.

Siamo noi quelli che vengono uccisi. Siamo noi quelli che vengono colpiti. Siamo quelli a cui viene negato di vivere in determinate comunità. Ci hanno impiccato e sparato, ma nonostante ciò si continua a parlare di paura. Mi sorprende il motivo per cui continuiamo ad amare questo Paese mentre esso non ci ricambia. È molto triste: io dovrei pensare solo ad allenare ma dobbiamo fare di meglio, dobbiamo chiedere di meglio.

La storia privata di Rivers si intreccia con quella del movimento per i diritti civili degli afroamericani.

Nato e cresciuto a Chicago, la città più segregata d'America, Doc ha vissuto il razzismo sulla propria pelle, soprattutto quando ha sposato la moglie (bianca) Kristen: un gruppo di skinhead ha fatto irruzione nella loro casa di San Antonio e gli ha dato fuoco.

Da allora il suo motto è: "Non saremo mai delle vittime".

José Mourinho

Negli ultimi anni l'allenatore portoghese ha spesso perso il controllo della situazione e le squadre che ha guidato gli sono sfuggite di mano, ma resta uno dei coach con il palmares più ricco di tutti i tempi. Oltre che un rivoluzionario per i metodi di allenamento in cui la tecnica è considerata pura strategia.

Lo "Special One", ora sulla panchina del Tottenham, è probabilmente l'allenatore del millennio, oltre che un attore e comunicatore unico. Dopo i successi alla guida del Porto e del Chelsea, è stato l'artefice principale del Triplete dell'Inter di dieci anni fa.

A Milano, sponda nerazzurra, ancora risuonano alcune delle sue frasi più celebri: "Non sono pirla", "A me non piace la prostituzione intellettuale, a me piace l'onestà intellettuale", "Non sono il migliore del mondo, ma penso che nessuno sia meglio di me". Per capire la portata del personaggio, è necessaria la lettura del long-form che Francesco Pacifico gli ha dedicato su Ultimo uomo.

Jill Ellis

Se il calcio femminile negli Stati Uniti ha una grande storia e la nazionale è diventata un modello per l'emancipazione e la parità di genere nel mondo dello sport, buona parte del merito lo si deve alla Ellis, due volte vincitrice della Coppa del Mondo e allenatrice con più vittorie nella storia del calcio a stelle e strisce.

Classe 1966, la CT che ha conquistato il Mondiale 2015 e quello 2019 ha lasciato la USWNT dopo cinque anni di trionfi. Quando ha mollato la panchina, ha voluto ricordare alle sue giocatrici le parole che il padre, il marine britannico e ambasciatore del football nel mondo John Ellis, continuava a ripeterle per inseguire i suoi sogni.

Quando le persone restano per molto tempo in un posto o in una posizione, a volte non è salutare. Non hai una crescita, non hai un ricambio di idee e di menti.

Nonostante il carattere introverso e le critiche ricevute (sono in molti a mettere in dubbio le sue qualità di allenatrice), la Ellis prosegue per la propria strada: in attesa del prossimo incarico (la nazionale inglese?), fa da tutor per l'organizzazione no-profit LEAD Africa in Liberia e Morocco.

Dawn Staley

Un'altra figura simbolica dello sport americano al femminile: l'ex cestista e attuale coach delle South Carolina Gamecocks, vincitrice di tre medaglie d'oro alle Olimpiadi (allenerà anche la nazionale femminile a Tokyo 2021) ed entrata nella Women's Basketball Hall of Fame.

La Staley ha una storia dura alle spalle (quarta di cinque fratelli, cresciuti tra mille difficoltà in un piccolo appartamento di Philadelphia) e non è solo un'allenatrice: è una combattente che non dimentica mai le sue radici.

Con la Fondazione che porta il suo nome, sponsorizza un programma di doposcuola presso l'Hank Gathers Recreation Center, dove si praticano atletica, basket e altre attività sportive per fornire "un'influenza positiva" ai bambini più disagiati.

Patrick Mouratoglou

Soprannominato il "Mentalista", l'allenatore di Serena Williams (e motivatore riconosciuto in tutto il mondo con la sua Academy di Sophia Antipolis) è stato ribattezzato il "self made man" del tennis.

Figlio di un ateniese emigrato a Parigi nel 1952, "The Coach" è partito dal mercato immobiliare, si è allargato al settore delle energie rinnovabili e nel 2012 ha preso nella sua scuderia una Williams considerata ormai finita, portandola a vincere a trent'anni suonati tre volte Wimbledon e gli US Open, due Roland-Garros e Australian Open, la medaglia d'oro alle Olimpiadi.

Oltre ad essere uno dei personaggi più importanti dei circuiti ATP e WTA, Mouratoglou collabora con Eurosport, è il testimonial del videogame manageriale Tennis Manager ed è azionista di una grande catena di palestre.

La sua filosofia è raccolta nel libro Impara a vincere, edito in Italia da Piemme.

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Il suo credo si riassume in questa frase, che mette l'aspetto mentale al centro di qualsiasi vittoria.

La volontà è un muscolo che va tenuto in allenamento perché non ci abbandoni quando dobbiamo prendere le decisioni importanti. Io ero destinato a essere un mediocre, ma mi sono battuto per cambiare il mio destino. Ero malato e ho ritrovato la salute. Ero indeciso e ho imparato a condurre la mia vita come volevo. Ero pauroso e sono diventato temerario. Tutto è possibile, niente è fissato per sempre.

Parola di allenatore, sulla scia di Becoming Champions e All or Nothing, è una serie che apre le porte di spogliatoi e campi d'allenamento per rivelarci i segreti della leadership, l'importanza del dialogo con i propri giocatori e la gestione e costruzione del talento.

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