La migliore offerta: il film di Tornatore, spiegato

Warner Bros. Il film La migliore offerta di Tornatore, spiegato

La migliore offerta racconta la storia del battitore d'aste Virgil, uomo solitario e schivo alle prese con una storia d'amore che si trasforma in un giallo.

La migliore offerta è un giallo intricato che tiene con il fiato sospeso fino al finale. Il film di Giuseppe Tornatore, girato completamente in inglese, è uscito nei cinema nel 2013 e ha avuto un grande successo di pubblico e di critica, vincendo ben 6 David di Donatello e 6 Nastri d’Argento.

La trama

La migliore offerta ha come protagonista il battitore d’asta Virgil Oldman (Geoffrey Rush). Virgil è un grande esperto d’arte, un uomo capace di stabilire con estrema accuratezza il valore di un’opera, distinguendo con altrettanta precisione tra falso e vero. 

Virgil è un uomo altero e solo, che passa la sua vita a collezionare dipinti di donne senza aver mai contatto con donne in carne e ossa. Preferisce godere della perfezione delle figure femminili ritratte nei dipinti della sua collezione segreta, nascosta in una stanza protetta della sua abitazione. 

Warner Bros.La migliore offerta - poster del film

La sua vita cambia all’improvviso quando riceve la chiamata di una donna che vorrebbe una sua consulenza per stimare una collezione di famiglia. La donna asserisce di averlo contattato su espresso desiderio del padre, che è venuto a mancare. 

Virgil accetta e si reca nella villa di Claire Ibbetson (Sylvia Hoeks). Il rapporto tra i due è subito complesso perché Claire non si presenta mai agli appuntamenti, adducendo delle scuse poco credibili. Solo quando Virgil minaccia di lasciare l’incarico, Claire gli rivela di essere affetta da una forma di agarofobia che le impedisce di vedere persone e frequentare spazi aperti: vive segregata nella villa da 12 anni. 

La rivelazione fa nascere tra i due un rapporto che sfocia in una storia d’amore, o meglio in una vera e propria ossessione per Virgil. 

Spiegazione del finale

Giuseppe Tornatore si è ispirato per la trama del film alla pièce teatrale: Diana e la Tuda di Pirandello. La pièce racconta l’ossessione di uno scultore di nome Sirio Dossi. Sirio vuole scolpire una perfetta Diana usando come modella una ragazza di nome Tuda. L’ossessione per la perfezione, però, lo spingerà a costringere Tuda a sedute estenuanti, fino a sposarla pur di averla sempre a disposizione. Risultato? La bellezza di Tuda sfiorisce senza che lei abbia vissuto e Sirio viene ucciso nel tentativo di salvare la sua statua. 

Luigi Pirandello Diana e la Tuda
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Diana e la Tuda

9,50 €

Virgil è vittima della stessa ossessione per la perfezione, riscontrabile solo nelle opere d'arte, che gli impedisce di vivere e di distinguere tra verità e illusione

Questa ossessione lo ha spinto a essere feroce con il suo amico Billy Whistler (Donald Sutherland), un pittore di cui non ha mai apprezzato le capacità artistiche. Sarà proprio Billy a organizzare l’inganno ai suoi danni, costruendo la storia di Claire e facendo in modo che Virgil se ne innamori al punto da introdurla nella sua stanza segreta con i dipinti femminili. 

Purtroppo di ritorno da un’asta a Londra, Virgil scoprirà di essere stato vittima di un terribile inganno: Claire è sparita e sono spariti anche tutti i suoi dipinti. Scoprirà, persino, che la vera Claire è una nana che è stata sempre sotto i suoi occhi. Si tratta, infatti, della frequentatrice di un bar di fronte alla villa, che gli rivela di affittare spesso la casa a delle troupe cinematografiche.

L'inganno viene così svelato e non coinvolge solo Virgil ma anche gli spettatori. L’allusione alle troupe cinematografiche è un chiaro riferimento a quanto anche il cinema giochi sul rapporto tra verità e finzione. 

Nella villa tra l’altro, Virgil trova i pezzi di un automa che farà ricostruire a Robert, un giovane esperto che finisce per dargli i consigli giusti per conquistare Claire. Robert è un'altro pezzo dell’inganno ordito ai danni di Virgil e l’automa freddo e metallico è una metafora per descrivere lo stesso battitore d’aste. 

In ogni falso si nasconde sempre un vero

Dopo aver scoperto l’inganno di cui è stato vittima, Virgil cade in uno stato catatonico da cui esce seguendo quel motto che ha fatto da filo conduttore della sua esistenza: in ogni falso si nasconde sempre un vero. 

Giunge così alla conclusione che nella storia finta di Claire ci deve essere una traccia di verità. L’unico legame di cui lei gli ha parlato è quello con una caffetteria del centro di Praga. Virgil decide così di trasferirsi a Praga, portando con sé il ritratto della madre di Claire dipinto da Billy. Per la prima volta non sceglie un ritratto per il suo valore artistico, ma per il valore affettivo: gli ricorda l’amata. La brutta vicenda di cui è stato vittima gli ha cioè donato un pizzico di umanità, facendogli vivere un sentimento che almeno per lui è stato vero e reale. 

Se la caffetteria di Praga è davvero un piccolo frammento di verità, Virgil spera di poter un giorno incontrare di nuovo Claire. 

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