L'impero dei lupi: trama e differenze tra i libro e il film di Chris Nahon

Gaumont L'impero dei lupi: una scena dal film

L'impero dei lupi, portato sullo schermo nel 2005 da Chris Nahon, è tratto da un romanzo di Jean-Christophe Grangé. Ecco la trama del film e le differenze con il romanzo dell'autore de I fiumi di porpora.

Diretto nel 2005 da Chris Nahon (Kiss of the Dragon, The Last Vampire: Creature nel buio) L’impero dei lupi (L’empire des loups) è tratto dall’omonimo romanzo di Jean-Christophe Grangé (I fiumi di porpora), che ha curato anche la sceneggiatura del film.

Ambientato nel quartiere turco di Parigi, il film è stato girato fra la capitale francese e alcune città turche.

Costato circa 24 milioni di euro, ai botteghini ne ha incassati poco più della metà.

Jean Reno, Philippe Bas, Jocelyn Quivrin, Arly Jover e Laura Morante sono i protagonisti di questa pellicola ambientata nel mondo dell'immigrazione clandestina e dei traffici illegali da un lato, e negli esperimenti sulla memoria post-11 settembre, dall'altro.

La trama del film

Una donna un giorno incontrando suo marito in giro per casa si spaventa: non lo riconosce. Sottoposta a un esame neurologico da un celebre professore, Anna (Arly Jover) si accorge di aver difficoltà a riconoscere il volto del marito Laurent (Philippe Bas), funzionario di polizia, ma è anche convinta di conoscere un uomo che non ricorda di aver mai visto.

Durante una cena inizia a vedere i commensali come creature mostruose.

Intanto la polizia indaga su un serial killer che tortura e mutila le sue vittime. Un giovane investigatore - il capitano Paul Nerteaux (Jocelyn Quivrin) - deve ricorrere all’esperienza di un ex poliziotto con una brutta reputazione, Jean-Louis Schiffer (Jean Reno) che ora vive in una casa di riposo.

La memoria di Anna sembra andare in pezzi un giorno dopo l’altro. Parlando con una psichiatra, Anna ipotizza che il problema non sia la sua memoria ma che suo marito sia cambiato. Anche nei lineamenti, magari con un intervento di chirurgia plastica. Quando trova i segni della chirurgia sul proprio volto, però, perde la testa e fugge, braccata dal marito e da molto altri uomini, tutti armati. Tutti poliziotti.

Con i suoi metodi poco ortodossi, Shiffer scopre che nel quartiere turco di Parigi qualcuno fornisce al killer ragazze che si somigliano molto. Secondo Shiffer, però, bisogna cercare la preda e non il cacciatore: non sono di fronte a un serial killer, ma a qualcuno che cercava una donna, e ha fallito per le prime tre volte. 

Con l’aiuto della psichiatra Mathilde Urano (Laura Morante), Anna scopre di essere stata sottoposta a invasivi interventi che hanno cancellato le sue origini turche.

Il killer, che secondo Schiffer appartiene a un gruppo chiamato “i lupi grigi”, sta cercando lei.

Anna e Mathilde scoprono che il dottor Ackerman (Didier Sauvegrain) ha condotto su Anna esperimenti sulla memoria, cancellandole la memoria. Vogliono il suo aiuto per recuperare l’identità della donna.

E quando Anna ricorda chi è davvero, una persona molto pericolosa, per Laurent e i suoi uomini sono guai…

Il capitano Nerteaux trova il chirurgo che ha cambiato i connotati ad Anna, ma i lupi grigi lo aggrediscono. Schiffer ha informazioni su Anna, creduta una semplice operaia clandestina, ma Nerteaux scopre che Schiffer non è chi dice di essere…

La resa dei conti finale arriva in Turchia, in una suggestiva località fuori da Istanbul. Permetterà a Nerteaux di scoprire la verità, ma non di fare giustizia.

Il romanzo: L’impero dei lupi

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Con la sola eccezione del capitano Nerteaux, che rappresenta lo sguardo del lettore, nessuno dei protagonisti è chi dice - o pensa - di essere. 

L’impero dei lupi è una storia sulla perdita dell’identità, sullo sfruttamento dei più deboli, sulla vendetta. Dietro a tutto, però, c’è sempre e solo lui: il dio denaro. Una divinità che non conosce religione, nazionalità o interpretazione diversa. Per tutti è sempre la solita, vecchia storia.

Nel suo romanzo, Jean-Christophe Grangé trascina il lettore all’interno del mondo narrativo fin dalle prime pagine. I sentimenti - affetto, rabbia, vendetta, disperazione, riscatto… - sono protagonisti, molto più nel libro che nel film (come spesso accade).

Il romanzo è avvincente e in poco meno di 500 pagine Grangé ci svela un mondo fatto di sfruttamento, giochi di potere, bugie e traffici finalizzati, come sempre, al potere che si ottiene tramite il denaro.

L’approfondimento psicologico che nel film, per la stessa natura del mezzo narrativo, viene notevolmente ridotto, è senza dubbio la prima differenza che chi ha letto il libro nota guardando il film, ma c’è altro. E quasi tutto è concentrato nella scelta del finale cinematografico.

GaumontL'impero dei lupi: una scena
L'impero dei lupi: una scena dal film del 2005

Le differenze fra il film e il romanzo di Jean-Christophe Grangé

Lo stesso Grangé, firmando prima il romanzo e poi la sceneggiatura, ha l’occasione di esplorare due strade differenti per la stessa storia.

Nonostante il film sia lungo, poco oltre le due ore, come sempre accade l’adattamento del romanzo ha richiesto dei tagli. In sceneggiatura si chiama: condensazione. Si prendono una serie di eventi e si uniscono in una o più scene che siano sufficienti per consentire allo spettatore di seguire la trama e i suoi passaggi narrativi.

Per il film si è scelto un lieto fine, almeno in parte: Shiffer salva Sema (questo il vero nome di Anna) e i tre protagonisti restano vivi.

Nel romanzo, è tutto molto diverso. Ismaïl Kudseyi, l’uomo che ha cresciuto Sema e l’ha trasformata in una trafficante, l’uomo che è determinato a conquistare l’Occidente riportando l’impero turco alla sua grandezza passata, è protagonista del finale.

Sema lo raggiunge per ucciderlo, vendicandosi - proprio come nel film - ma nel romanzo non riesce nel suo intento.

Azer (l’uomo che Anna nel film sente di conoscere) interviene e massacra Anna. Addirittura, le strappa il cuore e lo stringe fra le proprie mani. Ismaïl Kudseyi assiste alla scena e più avanti, in seguito, torna al luogo suggestivo in cui è ambientato anche il finale del film. La descrizione è molto più vivida, e si chiude con un colpo di scena: alle spalle di Ismaïl arriva Mathilde, la psichiatra. Sema è morta e lei è lì per uccidere il suo carnefice, l’uomo che causa tanta sofferenza. Mathilde riesce nell’impresa nella quale molti, prima di lei - inclusa l’esperta Sema - avevano fallito.

E Ismaïl Kudseyi muore per mano di una donna francese, che ha fatto un lungo viaggio per dare giustizia alla donna senza memoria che aveva cercato di aiutare.

Il finale del romanzo era troppo cruento e pessimistico per la platea cinematografica, così è stato adattato in un finale che rende giustizia alla protagonista femminile e riscatta il personaggio di Jean Reno.

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