Jojo Rabbit: trama e significato del film di Taika Waititi

20th Century Fox Taika Waititi e Roman Griffin Davis in una scena d'azione del film JoJo Rabbit

Si può ridere di Hitler e del nazismo, dell'odio che ha generato gli orrori del passato e del pericolo delle nuove forme di razzismo del nostro presente? Sì, come dimostra il regista neozelandese con il suo sesto lungometraggio.

Al Festival di Toronto, dove ha vinto il premio del pubblico, e agli Oscar 2020, dove ha strappato l'ambita statuetta per la migliore sceneggiatura non originale ed è stato candidato ad altri cinque premi, Jojo Rabbit ha lasciato il segno.

Il film di Taika Waititi, il regista di What We Do in the Shadows e Thor: Ragnarok, è una satira sugli orrori del nazismo capace di divertire e commuovere, messa in scena con uno stile scoppiettante, intimo e poetico, ormai diventato la cifra del suo autore.

Waititi ha rivelato di aver deciso di girare Jojo Rabbit come "un promemoria per ricordare che, specialmente adesso, dobbiamo educare i nostri figli alla tolleranza e continuare a ricordare a noi stessi che nel mondo non c'è spazio per l'odio".

A 75 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, la tragicommedia dell'istrionico neozelandese che fa della "seria stupidità" il suo tratto distintivo ha ancora molto da insegnare.

La trama

Nella Germania del 1945, Johannes Betzler (Roman Griffin Davis) è un goffo e impacciato bambino di 10 anni orfano di padre, morto al fronte.

Jo vive nell'immaginaria cittadina di Falkenheim con la mamma Rosie (Scarlett Johansson), una donna single forte e coraggiosa, e ha enormi difficoltà a relazionarsi con gli altri coetanei.

L'unico amico che ha si chiama Yorki (Archie Yates), mentre quello immaginario non è proprio come tutti gli altri.

Ha i baffi squadrati, il frustino da ufficiale, l'impermeabile stretto in vita ed è uno dei dittatori più feroci della storia: Adolf Hitler (Waititi stesso).

20th Century FoxTaika Waititi è Adolf Hitler in una scena del film Jojo Rabbit
Il clownesco Führer di Jojo Rabbit

Quando Jo entra a far parte della Hitlerjugend, diventa un vero fanatico nazista. Crede ciecamente ai Protocolli dei savi Anziani di Sion: è un fervido antisemita e pensa che gli ebrei siano degli autentici mostri.

Nonostante frequenti assiduamente il campo di adattamento e resistenza guidato dal capitano gay Klenzendorf (Sam Rockwell) con il fedele Finkel (Alfie Allen) e la spietata istruttrice Fraulein Rahm (Rebel Wilson), si "guadagna" il soprannome di "Jojo Rabbit" perché non ha il coraggio di uccidere un coniglio.

Eppure, è stato persino sfigurato da un'esplosione durante una prova della Gioventù hitleriana.

Un giorno, a casa da solo, Jojo scopre che i rumori che sente in soffitta non sono prodotti da un fantasma: la madre nasconde in un'intercapedine Elsa (Thomasin McKenzie), un'adolescente ebrea e vecchia compagna di classe di sua sorella Inge, morta di recente per influenza.

Nella testa di Jojo si inchioda un'idea fissa: non consegnerà Elsa alla Gestapo se lei gli rivelerà in cambio i diabolici "segreti ebrei", come la lettura nel pensiero praticata da questi "demoni con la testa di corno".

La "ragazza del muro" accetta e ben presto, dopo giorni di astuti inganni e maliziose canzonature, nasce un'amicizia profonda tra i due, che per Johannes si trasforma in interesse, infatuazione sempre più crescente e infine in amore.

Ma Elsa rivela a Jojo che fuori ha un fidanzato di nome Nathan: spera di rivederlo al termine della guerra, quando tutto quest'orrore sarà finito.

Colpito dai suoi sentimenti, Jojo scrive due lettere alla ragazza fingendosi Nathan e incappando nella reazione sdegnata di Hitler, che ormai lo considera un rammollito preda di pulsioni da femminuccia.

Quando l'Armata Rossa è prossima ad infliggere ai tedeschi la più grande sconfitta militare della loro storia e a liberare l'Europa dal nazifascismo, Jojo subisce un tremendo lutto: la mamma è impiccata nella piazza della città come oppositrice politica.

Il finale

Il Terzo Reich ormai è a pezzi: Hitler si è suicidato, Fraulein Rahm resta uccisa in un'esplosione, Klenzendorf viene giustiziato dopo aver salvato Jojo togliendogli l'uniforme tedesca che indossa e facendolo passare per un ebreo scampato al massacro.

Tornato a casa, Jojo confessa ad Elsa che la Germania ha vinto la guerra: è una bugia a fin di bene perché il piccolo non vuole rimanere solo.

Per convincerla a restare con lui, le legge una lettera, scritta ovviamente sotto la falsa identità di Nathan, in cui il fidanzato della ragazza le rivela che esiste un modo per scappare a Parigi.

A quel punto, Elsa è costretta ad ammettere la verità: Nathan non c'è più, è morto da un anno di tubercolosi. Jojo è dispiaciuto ma può finalmente confessare alla ragazza il suo amore. Anche Elsa lo ama, ma "come un fratellino".

In soccorso di Jo arriva l'amico Adolf che gli consiglia di tornare al nazismo, ma il bambino ha un sussulto d'orgoglio e lo butta fuori dalla finestra a calci.

Quando tutto sembra perduto, Elsa e Jojo vedono in strada i soldati statunitensi. La ragazza capisce che la Seconda guerra mondiale è finita ed è finalmente libera: dà uno schiaffo a Jojo per averle mentito, ma subito dopo un intenso scambio di sguardi, inizia a ballare con lui sulle note di Heroes di David Bowie.

Sullo schermo, scorrono le parole della poesia Lascia che tutto ti accada di Rainer Maria Rilke.

Lascia che tutto ti accada
Bellezza e terrore
Si deve sempre andare
Nessun sentire è mai troppo lontano.

Il significato

Jojo Rabbit analizza con spirito dolce, demenziale e dissacrante le conseguenze dell'odio e della violenza e le follie di ogni guerra che portarono il mondo sull'orlo del baratro.

La favola del regista neozelandese, che cita come punti di riferimento Charlie Chaplin e Ernst Lubitsch, i fratelli Marx e Mel Brooks, è ispirata al romanzo Il cielo in gabbia di Christine Leunens, edito in Italia da Sem.

La produzione è stata possibile nonostante la sceneggiatura fosse finita nella Black List di copioni che all'epoca (era il 2012) non erano ancora diventati film.

Il cielo in gabbia Il libro che ha ispirato Jojo Rabbit
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Waititi è partito da un'esperienza personale che lo coinvolge nel profondo: figlio di madre ebrea russa (nativa neozelandese la cui famiglia emigrò nel paese nei primi anni del Novecento) e padre maori, ha avuto un nonno che ha combattuto i nazisti nelle fila dell'esercito neozelandese durante la Seconda guerra mondiale e ha vissuto il razzismo sulla propria pelle.

Con radici del genere non poteva che affrontare il dramma di un bambino ingenuo e spaventato, pieno di paure ed insicurezze e indottrinato all'odio dagli adulti. Il significato profondo che ha voluto imprimere al film è stato quello di educare i figli alla tolleranza, all'apertura e alla comprensione dell'altro, contro ogni pregiudizio.

Avendo figli io stesso, sono diventato ancora più consapevole del fatto che gli adulti dovrebbero guidare i bambini nella vita e allevarli perché diventino la migliore versione di se stessi, eppure in tempo di guerra spesso accade il contrario. In effetti, dal punto di vista di un bambino, gli adulti di questi tempi sembrano essere piuttosto caotici e assurdi, proprio quando tutto quello di cui il mondo ha bisogno è una guida e un po' di equilibrio.

Nonostante le iniziali difficoltà, Jojo Rabbit è stata una sfida.

Il regista è uscito dalla sua zona di comfort, si è preso un rischio e con una storia a metà strada tra la tragedia e la fiaba buffa impartisce una lezione, ancora straordinariamente attuale, sulla mostruosità della caccia al "diverso" operata dai totalitarismi, non soltanto del Novecento.

Sapevo di non voler realizzare un film drammatico che trattasse apertamente di odio e pregiudizio, dato che siamo già più che abituati a quello stile. Quando una cosa mi sembra un po' troppo facile, mi piace far irrompere il caos. Ho sempre pensato che la commedia fosse il modo migliore per mettere il pubblico in una buona disposizione. Così, con Jojo Rabbit, voglio conquistare il pubblico con le risate, e una volta che si è abbassata la guardia, incomincio a somministrare questi piccoli carichi drammatici con il loro peso importante.

Johannes è timido e sedotto dal fascino del Führer.

Ma il dittatore più famoso del Ventesimo secolo è buffo e ridicolo perché soltanto un bambino può credere alle lusinghe di un regime totalitarista e sanguinario.

Jojo ama semplicemente l'idea di indossare un'uniforme e di essere accettato. Ed è così che i nazisti indottrinavano i bambini, facendoli letteralmente sentire parte di questa banda fantastica.

Sono il crescente legame affettivo con Elsa e la successiva scoperta della morte della madre a far crescere Johannes, ad aiutarlo a superare i pregiudizi.

Non deve esserci posto per l'odio nel mondo che i due giovani protagonisti, aprendo la porta di casa e tuffandosi all'esterno, immaginano per il futuro.

I temi del razzismo e dell'Olocausto non sono mai facili, specie se affrontati con la chiave dell'umorismo e della commedia. Il regista sorprende con le sue pennellate di leggerezza e umorismo paradossale, tenute in equilibrio con il mélo per far breccia nel cuore e nei sentimenti dei più giovani.

È importante trovare modi sempre nuovi e originali per continuare a raccontare l'orribile storia della Seconda guerra mondiale alle nuove generazioni, in modo tale che i nostri figli possano ascoltare, imparare e progredire, uniti verso il futuro. Alla fine dell'ignoranza, sperando che possa essere sostituita dall'amore.

Ma Jojo Rabbit è anche un'allegoria comica sui pericoli del fanatismo dei nostri tempi.

Quello di Hitler è un episodio veramente recente della storia umana e dobbiamo continuare a parlarne, perché le dinamiche che l'hanno provocato non sono affatto venute meno.

Waititi addita chiaramente la presidenza di Donald Trump, lo spettro del nazionalismo più aggressivo e violento che si aggira per l'Occidente, l'esasperazione di divisioni e conflitti risvegliati dalle crisi economiche e inaspriti dalle migrazioni di massa e ora dalla pandemia.

In un'intervista concessa a Variety, il regista ha rivelato un'altra scioccante esperienza privata che l'ha spinto verso questa direzione: da giovane in un paese straniero, ha rivissuto l'incubo dell'odio xenofobo.

Ho vissuto in Germania alla fine degli anni '90, e in quel periodo c'erano partiti politici neonazisti di estrema destra. A che punto, è avvenuto questo cambiamento e come abbiamo fatto a dimenticare improvvisamente le nostre regole? Se odi un'altra razza, sei una persona malvagia.

Oltre ad essere una farsa e una provocazione sull'importanza di non dimenticare, Jojo Rabbit è anche il racconto di formazione di un bambino che diventa grande, la tenera storia del potere che ha l'amore di cambiare le nostre vite, di farci sperare in un futuro diverso e migliore.

Il coniglio JoJo perde l'innocenza e si risveglia. All'inizio sembra marcio e corrotto, sempre più pericoloso ma, a ben vedere, è sempre stato il più puro di tutti.

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