Una pura formalità: il film di Giuseppe Tornatore, spiegato

Un faccia a faccia fra due uomini in una notte buia e tempestosa. Un delitto la cui vittima è ancora sconosciuta. Lunghe e terribile ore trascorse in commissariato. Ecco il film di Giusppe Tornatore: Una pura formalità.

Un bosco. La canna di pistola. Uno sparo. La fuga di qualcuno, che non vediamo: si apre così, con la soggettiva di un uomo in fuga, il film ideato, scritto e diretto da Giuseppe Tornatore nel 1994.

Coproduzione italo-francese, il film è stato in Abruzzo, a Santo Stefano di Sessanio.

Presentato in concorso al 47° Festival di Cannes, il film è stato premiato con un David di Donatello, un Globo d'oro, un Nastro d'argento e due Ciak d'oro.

La canzone Ricordare, composta dall'autore della colonna sonora Ennio Morricone insieme al figlio Andrea, vanta un testo scritto da Tornatore in persona e l'interpretazione di Depardieu, che la canta in italiano.

Cecchi GoriUna pura formalità: il poster
Una pura formalità: il poster originale del film

La trama del film

Un uomo (Gerard Depardieu) viene fermato dalla polizia sotto una pioggia battente, di notte. Non ha documenti. Tossisce e ha freddo. Portato in commissariato, in attesa dell'arrivo del commissario (Roman Polanski) dà in escandescenze e si comporta in modo aggressivo.

All'arrivo del commissario, l'uomo afferma di chiamarsi Onoff ma nessuno gli crede. Tanto più quando scambia per una filastrocca la citazione recitata dal commissario di uno dei libri di Onoff, il suo scrittore preferito.

Quando inizia l'interrogatorio, l'uomo cita un libro di Onoff con grande precisione e risponde a tutte le domande del commissario sugli altri romanzi.

Il commissario si scusa e inizia a trattare Onoff con deferenza, e scopre che lo scrittore - che ora riconosce anche fisicamente - si trova nel suo casale in montagna da pochi giorni perché ha ricominciato a scrivere.

Indossando gli abiti asciutti offerti dal commissario, Onoff fa sparire un pezzo della propria camicia macchiato di sangue.

Desideroso di tornare a casa, Onoff viene trattenuto dal commissario per qualche domanda, con l'assicurazione che si tratti di una pura formalità.

Poco dopo, emerge la vera motivazione del fermo: nel casale di Onoff, poco distante, è stato commesso un omicidio.

Il commissario interroga Onoff e l'uomo risponde a tutte le domande, ma afferma di non ricordare cos'ha fatto quella sera. Contraddice le proprie dichiarazioni precedenti e il commissario lo incalza, con l'aiuto di Andre e degli altri uomini presenti in commissariato.

Approfittando dell'assenza di linea telefonica e della luce a causa del temporale, Onoff aggredisce Andre e fugge. Finito in una tagliola, si libera ma viene trovato dagli agenti e riportato in commissariato, dove l'interrogatorio ricomincia da capo...

Onoff afferma di aver accompagnato alla stazione - inesistente nelle vicinanze - la sua ex moglie e agente Daniela Febbraio, mentre il commissario lo informa che la vittima dell'omicidio è orrendamente sfigurata e la sua identità non è ancora stata accertata.

Onoff racconta di chiamarsi in realtà Biagio Febbraio, come uno dei personaggi di un suo romanzo, e di aver inventato di sana pianta la sua biografia e il suo nome d'arte. Poco alla volta, emerge la verità sull'identità della vittima del delitto e sul suo autore.

Cecchi GoriUna pura formalità: Gerard Depardieu e Roman Polanski in una scena del film
Una pura formalità: Gerard Depardieu e Roman Polanski in una scena del film

Finale e spiegazione del film

Il commissario non ha un nome né un cognome: è voluto, affinché l'uomo venga visto solo per l'autorità che rappresenta, mentre attorno all'uomo che viene trattenuto in commissario, Onoff, aleggia il mistero.

Fin dal primo istante, Tornatore lavora perché lo spettatore abbia costantemente il dubbio sull'identità di Onoff e su ciò che è successo nel bosco, prima del suo arrivo in commissariato.

Mentre Onoff racconta la propria giornata al commissario, le sue parole vengono accompagnate dalle immagini che ricostruiscono gli eventi. E le immagini, poco dopo l'inizio del racconto, contraddicono le parole di Onoff.

La regia si avvicina sempre di più ai due protagonisti, con il passare del tempo. Dai campi lunghi si arriva al primissimo piano di due personaggi contrapposti, che perdono la calma con il trascorrere dei minuti.

Cecchi GoriUna pura formalità: Roman Polanski con Gerard Depardieu
Una pura formalità: Roman Polanski con Gerard Depardieu in una scena

Il commissario sembra adottare diverse strategie: prima è ostile, poi accondiscendente, poi autoritario. Se pensasse davvero di avere di fronte Onoff, lo lascerebbe andare. Invece lo trattiene e insiste nel chiedergli il nome, mentre l'altro insiste a cambiare argomento per non rispondere.

A quel punto, quando il commissario lo informa che c'è stato un delitto nel casale di Onoff, tutto cambia.

Il commissario mette alle strette lo scrittore, sottolineando ogni sua contraddizione e vuoto di memoria. Fra scatti d'ira reciproci, accessi di risa e brutalità contro l'interrogato, Una pura formalità fin dal suo inizio vuole che ci accorgiamo che qualcosa stona.

Poi, tutto diventa più chiaro: dal nome Onoff (unione di ON e OFF, acceso e spento) al racconto della storia del senzatetto che l'aveva trovato e raccolto, trovatello abbandonato, e battezzato Biagio Febbraio, arriviamo al gran finale.

Onoff colma il vuoto di memoria raccontando al commissario di aver mandato via Paola insieme a un certo Cesare e un altro amico, con la promessa che li avrebbe raggiunti la sera stessa. Poi si è rasato la barba e tagliato i capelli e ha scritto una lettera d'addio. Poi si è sparato alla testa. La vittima dell'omicidio è lo stesso Onoff, che si è suicidato, sebbene non lo capisca ancora.

Onoff è morto. Il commissariato è il suo Purgatorio.

Quando arriva il giorno, la luce torna e il telefono è di nuovo in linea. Col benestare del commissario Onoff telefona a Paola, ma lei non riesce a sentirlo. Finalmente, Onoff capisce di essere morto e vede il proprio cadavere fatto di vestiti, stracci, capelli e barba tagliati e di foto ricordo. 

Il verbale battuto a macchina da Andre è vuoto. Solo pagine bianche. Onoff lascia il commissariato mentre osserva l'inserviente offrire del latte caldo a un altro uomo, che ha preso il suo posto: nemmeno quell'uomo sa ancora di essere morto. Non lo sa lui e non lo sa nemmeno il commissario. Non ancora. 

Il commissario ha il compito di aiutare chi va da lui a ricostruire i propri ricordi, per scoprire di essere morto. Poi congeda gli interrogati, diretti verso l'aldilà per il loro ultimo viaggio.

Perché ricordare è un po' morire, coma recita la canzone di Onoff.

I protagonisti del film

I due protagonisti Gerard Depardieu e Roman Polanski sono affiancati da un giovane Sergio Rubini, nei panni del poliziotto Andre, da Nicola Di Pinto in quelli del Capitano. L'inserviente al commissariato è l'attore Tano Cimarosa, 

L'agente di Onoff, e sua ex seconda moglie Daniela Febbraio, è un personaggio che non compare nel cast.

C'è invece la donna che Onoff chiama durante la notte in commissariato, al risveglio, convinto di trovarsi in casa propria e di aver avuto un incubo.

La donna, Paola, è interpretata da Maria Rosa Spagnolo.

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