Non è un paese per vecchi: la spiegazione del film dei fratelli Coen

Non è un Paese per vecchi, il film dei fratelli Coen premiato con 4 Oscar e tratto dal romanzo di Cormack McCarthy, ci racconta la natura umana attraverso tre personaggi. Ecco trama, analisi e significato del film.

Scritto e diretto da Joel e Ethan Coen, Non è un Paese per vecchi è un film del 2007 tratto dall’omonimo romanzo di Cormack McCarthy. Il film ha vinto 4 Premi Oscar: miglior film, migliore regia, migliore sceneggiatura non originale e miglior attore non protagonista a Javier Bardem.

Rispetto al romanzo - leggendo il quale non ci si aspetterebbe di veder interpretato Anton da un attore come Bardem - il film si concentra maggiormente sull'ambientazione: i desolati paesaggi prima e la città poi fanno da sfondo a una sfida fra tre uomini. Un assassino, la sua preda che lo ha derubato per riscattare la propria vita, e lo sceriffo che cerca di salvarlo. Inutilmente.

Nel romanzo di McCarthy, lo sceriffo Ed Tom Bell ricorda l'uccisione di un giudice federale a San Antonio. Si riferisce a un vero fatto di cronaca, avvenuto nel 1979: il giudice John H. Wood venne ucciso il 29 maggio del 1979, un anno prima rispetto all'ambientazione del romanzo (nel 1980). A sparargli fu un noto criminale, un assassino professionista legato alla criminalità organizzata. Il personaggio che ha ispirato il killer Anton Chigurh. Si trattava di Charles Voyde Harrelson, il padre del celebre attore Woody Harrelson, che nel film dei Coen ha il ruolo di Carson Wells.

La trama di Non è un Paese per vecchi 

1980. Un poliziotto arresta uno sconosciuto lungo una strada isolata, del Texas rurale.

Una volta in centrale, l’uomo - Anton Chigurh (Javier Bardem) - uccide il poliziotto e fugge con la sua auto, uccidendo uno sconosciuto lungo la strada.

Llewelyn Moss (Josh Brolin) s’imbatte nel luogo di una strage, recuperando una valigetta piena di denaro e scoprendo un grosso carico di droga. Abbandona l’unico sopravvissuto, rubandogli il fucile. Una volta a casa, alla sua roulotte, nasconde la refurtiva e si siede tranquillamente a guardare la TV accanto alla moglie Carla Jean (Kelly Macdonald). Nel bel mezzo della notte decide di tornare sul luogo del crimine per recuperare anche la droga, ma non è solo. Ci sono anche degli uomini messicani venuti per recuperare il carico. Lo inseguono ma lui, ferito, si salva tuffandosi in acqua. Gli uomini mandano il cane a inseguirlo in acqua ma Moss gli spara e fugge.

Anton tormenta l’anziano proprietario di una stazione di servizio solo per una domanda innocente e gli risparmia la vita perché vince a testa o croce.

Mentre Moss manda la moglie fuori città, al sicuro, Anton sul luogo della strage con altri uomini trova il suo pick-up. Ammazza tutti i propri compagni e si mette a caccia di Moss. Anton è braccato a sua volta dallo sceriffo Ed Tom Bell (Tommy Lee Jones) insieme al vice Wendell (Garret Dillahunt).

Esaminando la scena riconosce subito il pick-up di Moss, che conosce, e ricostruisce quanto è avvenuto sul luogo della strage. Wendell sottolinea la distinzione fra la sparatoria e l’esecuzione successiva.

Mentre lo sceriffo fa progressi, Llewelyn si dimostra astuto nello sfuggire ad Anton. Sa che qualcuno è sulle sue tracce e fa di tutto per confondere le acque, ma nella valigetta c’è una trasmittente e lui se ne accorge solo una volta arrivato a Dallas, in un albergo. Quando Anton l’ha già trovato. Intanto, chi affida ad Anton gli incarichi è spazientito per la sua assenza, tanto che un uomo d’affari, lo stesso che si serve di Anton, ingaggia un altro uomo, Carson Wells (Woody Harrelson), per eliminare Anton - che Carson conosce e definisce un killer psicopatico. 

Lo scontro all’ultimo sangue fra Llewelyn e Anton coinvolge diversi uomini innocenti finché Llewelyn riesce a fuggire a piedi in Messico, benché gravemente ferito. Anche Anton è ferito, e si cura da solo, come un professionista, mentre Anton va in ospedale, dove lo raggiunge Carson che lo mette in guardia sulla sicurezza di Carla Jean a Odessa e si offre di trattare per la restituzione dei soldi, dipingendo Chigurh come il mostro che è. Poco dopo, Anton lo trova e lo uccide. Llewelyn torna in America nel tentativo di salvare la moglie, ma finisce ammazzato. Lo sceriffo sulle tracce di Anton - che ha ucciso anche il suo datore di lavoro - non riesce a salvare Carla Jean. Perché ha deciso di andare in pensione, e di raccontare alla moglie il sogno che ha fatto su suo padre.

Il significato del film

Girato con gli stessi tempi e lo stesso ritmo narrativo di Fargo, con la stessa quantità di violenza e con la stessa ironia - in quantità nettamente inferiore - che permea il rapporto fra lo sceriffo e il vice Wendell, Non è un Paese per vecchi è una sorta di versione dark di Fargo.

Ambientato in un luogo dal clima opposto a quello del nevoso Minnesota, Non è un Paese per vecchi sottolinea di nuovo la banalità del male, una delle tematiche ricorrenti nel cinema dei fratelli Coen.

La banalità del male

Il tempo di avvisare il superiore che è tutto sotto controllo, e l’agente di polizia che ha catturato un uomo sospetto è già morto.

Quell’uomo è Anton Chigurh, un assassino professionista spietato ma soprattutto privo di compassione. Chiunque si trovi sul suo cammino, finisce ammazzato. Come se non fosse una persona, con una vita e degli affetti. Come se fosse una semplice cavia. Anton non ha alcun rispetto per la vita. Di nessun genere.

Spara agli animali per divertimento, all’improvviso, senza necessità. Scava nelle ferite delle sue vittime per estrarre i proiettili e raccoglie i bossoli: è tanto astuto quanto incapace di provare pietà.

Il parallelismo fra la scena in cui Anton uccide un uomo sconosciuto e Llewelyn Moss che spara alla sua preda racchiude il senso stesso del film: la violenza è violenza. Chi uccide - uomini o animali - è privo di compassione. Non a caso, Moss cercando la sua preda vede un cane che zoppica e lo segue fino al luogo di un massacro. Uomini, donne e il loro cane, tutti brutalmente uccisi. Un solo superstite, gravemente ferito, chiede dell’acqua. E Moss, per tutta risposta, gli prende il fucile. Trova anche un carico di droga e solo a quel punto interroga l’uomo. 

Sa che c’è un sopravvissuto e vuole sapere dov’è andato. Dopodiché parte sulle sue tracce, solo con il suo intuito, abbandonando il ferito a se stesso.

Di nuovo: nessuna compassione. 

Non importa da che parte stai, se fai parte dei cosiddetti “buoni” o dei cattivi: se fai parte di questa storia, devi mostrare che per sopravvivere in un mondo spietato non puoi far altro che essere privo di compassione.

Due aspetti della natura umana

C’è una differenza sostanziale, fra i due protagonisti: Moss si dimostra privo di compassione ma solo perché sa di cogliere un’opportunità. Tanto che al ritorno sulla scena, di notte, si porta una tanica d’acqua nel caso che il ferito, che la chiedeva, fosse ancora vivo.

Per Anton, invece, il confine fra la vita e la morte è talmente sottile da diventare un gioco. Fa il suo lavoro, certo, ma chiunque incontri può vivere o morire per un suo capriccio, per il lancio di una moneta, per una parola amichevole o una fastidiosa.

Un uomo e un’imitazione di uomo, entrambi intelligenti, mossi da motivazioni completamente diverse. Per Llewelyn si tratta dell’opportunità di cambiare vita. Per Anton è ordinaria amministrazione… E una divertente manche del gioco in cui il gatto dà la caccia al topo.

L’inusuale ma efficace arma di Anton, usata nei macelli per il bestiame, non lascia tracce ed è come una sua estensione: la vera arma è lui. Non sbaglia un colpo e, prima o poi, ottiene ciò che vuole. O chi vuole. Ma stavolta si trova di fronte un uomo che sa il fatto suo. E quando Llewelyn, ricoperto di sangue, attraversa a piedi il confine col Messico, incontra tre ragazzi di cui due senza scrupoli, il cerchio si chiude: il mondo è un posto orrendo e pericoloso. Cane mangia cane. E l’unica combinazione vincente per sopravvivere è data da una semplice equazione: intelligenza più determinazione più assenza di compassione. Almeno quando necessario, per quanto riguarda Llewelyn.

Il filtro: lo sguardo dello sceriffo

Lo sceriffo sembra essere l’unica persona pacificamente consapevole di come funziona il mondo. Non lo accetta, ma vi è rassegnato. La scelta di far scoprire a lui il cadavere di Llewelyn, senza mostrarci il momento in cui Anton lo uccide, coincide con la volontà di far coincidere il suo sguardo sul mondo con il nostro: Moss non esiste più, non ha più un punto di vista. Ora c’è solo la legge contro l’assassino psicopatico. La razionalità contro la follia. E lo sceriffo sa bene che si tratta di una lotta impari. L’ha imparato negli anni, con tutto ciò che ha visto. Sa che Anton crede davvero che sia la moneta a decidere chi vive e chi muore, perché pensa di essere arrivato allo stesso punto della moneta. Va in pensione perché non può vincere, ma non può nemmeno combattere ad armi pari contro la banalità del male.

E quando il ragazzino aiuta Anton dopo l’incidente, senza volere denaro in cambio, il mondo ritrova un po’ di equilibrio. Solo un po’. Perché poi il suo amico vuole un po’ dei soldi che Anton lo costringe a prendere. E perché Ed Tom non raggiunge suo padre nell’oscurità, svegliandosi prima.

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