The Haunting of Bly Manor: la recensione della serie Netflix

Netflix The Haunting of Bly Manor

Una storia di fantasmi. La campagna inglese. Due orfani e uno zio lontano. Una giovane istitutrice: The Hauting of Bly Manor è una serie che ci parla di come ciascuno di noi abbia con sé un bagaglio di ricordi... e di fantasmi.

Mike Flanagan ha puntato in alto: a Henry James, nientemeno. Si è ispirato alle sue opere per realizzare The Haunting of Bly Manor. E non ha tradito le aspettative di chiunque abbia letto Henry James, perché tutto - dalle parole all’atmosfera - riporta al grande scrittore di L’americano e Ritratto di signora.

Ed è proprio dai ritratti che comincia tutto. Dai quadri che già nella sigla cancellano i gli occhi e le bocche dei personaggi - non chiudono: cancellano - poco prima di sentire la voce di Carla Gugino, narratrice e interprete di questa nuova avventura fra i fantasmi e le case infestate, fra il passato e i conti lasciati in sospeso.

La Gugino non ha un nome, come personaggio, non è nemmeno accreditata nel cast. Intuiamo subito perché, ma ne avremo conferma solo in seguito.

Siamo nella California settentrionale del 2007, a una grande riunione di famiglia per la cena di prova, la sera prima di un matrimonio.

Amare veramente un’altra persona vuol dire accettare che lo sforzo di amarla valga il dolore di perderla.

L’albergo in cui si trovano, ex convento negli anni ’40, ha la nomea di essere infestato. Futuri sposi e invitati ne parlano attorno al fuoco: il momento è perfetto. E Carla inizia a raccontare. Ha una storia, una storia di fantasmi. Una storia in 9 episodi, disponibile dal 9 ottobre 2020 su Netflix.

La storia di Bly Manor

La storia, afferma la nostra narratrice, non è sua. La storia è quella di Bly Manor. Nell’Inghilterra del 1987, una giovane donna - Dani Clayton (Victoria Pedretti) - si trasferisce nella campagna inglese per lavorare come istitutrice per due bambini a Bly Manor, una splendida tenuta di campagna, per i nipoti rimasti orfani di Lord Henry Wingrave (Henry Thomas): Miles (Benjamin Evan Ainsworth) e Flora (Amelia Bea Smith). Ma fin dal suo arrivo, con quel riflesso spaventoso sui finestrini del taxi, capiamo che qualcosa non va.

E lo capisce anche Lord Wingrave, per la giovane età di Dani, così come lei sa che per sei mesi l’annuncio è rimasto pubblicato. Ogni giorno. Perché? Lo scopriamo al pub, dopo il colloquio, quando Dani riesce a farsi dire da Henry dov’è il famoso tranello: l’istitutrice precedente si è suicidata, in una tenuta circondata dalla superstizione. Immaginazione, la definisce Lord Wingrave. Ma non lo è.

Il primo episodio è appena iniziato e sappiamo già che non si tratta di fantasie, soprattutto quando la figura scura con gli occhi luminosi riappare nello specchio dell’albergo di Dani.

Il paese è un pozzo gravitazionale, è facile rimanerci bloccati.

Lo dice Owen (Rahul Kohli), il cuoco che lavora a Bly Manor con la governante Mrs. Grose (T’Nia Miller) e la giardiniera Jamie (Amelia Eve).

Flora è adorabile, anzi: “perfettamente splendida”, mentre Miles è educato ma molto strano. Come Bly Manor: Flora le dice che non deve mai uscire dalla sua stanza di notte, ma Dani non ha paura. Non può avere paura dei fantasmi: ne ha già uno personale.

E quando Flora accenna alla signora del lago, ormai siamo già immersi nel racconto. Nella sua atmosfera. Nei suoi segreti. Nella sua ricerca senza fine.

Ogni cosa si arrende al tempo, persino l’anima.

La recensione di The Haunting of Bly Manor: una lunga caccia al tesoro

Dal punto di vista emotivo, Bly Manor ha molto a che vedere con Hill House - e ne condivide parte del cast - ma la scelta di Flanagan per Bly Manor è molto precisa. La storia della famiglia Crain era incentrata sui sentimenti fin dal primo istante. Emotivamente dirompente, commovente, molto più triste che spaventosa.

Stavolta siamo di fronte a una storia diversa, una storia classica di fantasmi, nell’ambientazione classica della campagna inglese e con il classico uomo egoista che spezza il cuore di una giovane donna, Rebecca Jessel (Tahirah Sharif), tanto da spingerla a gettarsi nel lago.

C’è molto da scoprire, episodio dopo episodio, in questa storia incentrata sulla mente e sul cuore, e sui meandri in cui si perde la nostra anima.

The Haunting of Bly Manor è diversa da The Haunting of Hill House per ambientazione e dinamiche relazionali, ma altrettanto suggestiva. E la presenza dei bambini contribuisce a costruire una relazione emotiva precoce con lo spettatore.

Non come nel caso di Hill House: in un modo più studiato dal punto di vista della scrittura e del crescendo. Per questo parlo di scelta precisa, voluta.

I talismani di Flora, le impronte di fango sul pavimento, Dani rinchiusa nell’armadio Miles che inizia a mettersi nei guai a scuola. con la voce della narratrice onnipresente a fare da filo conduttore, il nostro legame emotivo con i personaggi aumenta scena dopo scena.

Indizio dopo indizio, il grande disegno di Bly Manor - con l’intreccio delle storie di Dani, dei bambini, di Peter Quint (Oliver Jackson-Cohen) e di tutte le altre persone legate alla casa - emerge con lenta, ma inesorabile determinazione.

Ciascun pezzo del puzzle va al proprio posto, per dipingere un affresco spaventoso. Il tesoro, in questa caccia, è davvero prezioso, perché unisce la razionalità della scoperta del passato, che spiega la natura dei fantasmi, e la paura dell’irrazionalità del soprannaturale, che spinge a credere nella loro esistenza.

Un perfetto equilibrio fra luce o oscurità, comprensione e mistero.

Ma la differenza più grande fra Hill House e Bly Manor è la cattiveria: qui c’è, nel cuore di alcuni personaggi, c’è davvero. Una cattiveria folle, gelosa, egoista, assassina.

Mentre ciascuno porta con sé i propri fantasmi di lutti passati o presenti, fatti di dolore o di sensi di colpa, di rimorsi e di ricordi, a metà della sua strada Bly Manor diventa davvero un pozzo gravitazionale.

Chi la abita ne è consapevole, ma in qualche modo finge di non farlo. Perché sta recitando un copione. Ancora e ancora. Il copione degli errori umani, il copione della vita, il copione del ricordo.

Il tesoro alla fine di questa caccia è la vita stessa, la sua comprensione. La comprensione di cosa succede a Bly Manor, ma soprattutto del perché succede.

Del perché a volte rimaniamo intrappolati, come incollati a delle trappole adesive, senza nemmeno accorgercene.

Bly Manor non è una storia di fantasmi che brilla per originalità: non ci sorprende, non più di tante altre storie di case infestate, almeno. Ma ci fa riflettere, come Hill House. Ci trascina nel suo mondo, assorbendoci. E se questa non è magia - per una serie etichettata da molti in modo semplicistico come “horror” - allora non so cosa possa esserlo.

Voto 9/10

The Haunting of Bly Manor non è come Hill House: è una suggestiva storia scritta per spiegare come tutti noi ci portiamo dietro i nostri fantasmi. Fatti di dolore, sensi di colpa, amore o rimpianti.

Chiara Poli

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