La polemica su Gal Gadot e Cleopatra, spiegata

Warner Bros. Pictures Gal Gadot in una scena del film Wonder Woman

L'attrice israeliana sarà la leggendaria regina d'Egitto nel prossimo film di Patty Jenkins: l'annuncio del casting via social ha scatenato le reazioni di molti utenti, che accusano la Wonder Woman del grande schermo di "rubare ruoli" alle colleghe arabe.

La squadra di Wonder Woman si riforma per un progetto che sta facendo discutere sin dal suo annuncio. 

Questa settimana, Paramount Pictures ha rivelato che Gal Gadot sarà la protagonista di Cleopatra, kolossal 2.0 che verrà diretto da Patty Jenkins e scritto da Laeta Kalogridis.

L'attrice israeliana ha confermato la notizia via social, spiegando che "Cleopatra è una storia che volevo raccontare da tanto tempo". 

Con Patty Jenkins e Laeta Kalogridis porteremo la storia della regina d'Egitto sul grande schermo come non è mai stata vista prima. Per la prima volta la racconteremo con gli occhi delle donne, sia dietro che davanti alla macchina da presa.

Kalogridis, già creatrice di Altered Carbon e sceneggiatrice di blockbuster come Alita - Angelo della battaglia e Terminator Genisys, ha evidenti origini greche e si è detta "incredibilmente entusiasta di avere la possibilità di raccontare la storia di Cleopatra, la mia donna faraone preferita e probabilmente la donna greca-macedone più famosa della storia".

Non avrei mai pensato di avere l'opportunità di raccontare una storia come questa, con donne che mi hanno ispirato incredibilmente.

La scelta di un'attrice israeliana con un passato da istruttrice di combattimento nell'esercito per il ruolo della regina d'Egitto ha subito diviso il web.

Già Wonder Woman, all'epoca dell'uscita in sala nel 2017, era stato messo al bando in Libano a seguito di una durissima campagna di boicottaggio sostenuta dall'organizzazione sciita Hezbollah.

Gal Gadot, la terza attrice hollywoodiana ad aver guadagnato di più quest'anno secondo la classifica stilata da Forbes, ha spesso attirato critiche per le sue posizioni a favore degli interventi delle forze di difesa israeliane in Palestina.

Il suo messaggio pro-IDF più contestato sui social è stato quello postato nei giorni del brutale attacco israeliano a Gaza del 2014, che ha causato la morte di migliaia di palestinesi, molti dei quali civili e bambini. 

Quando avrebbe dovuto consegnare il Changemaker Award in qualità di testimonial della Revlon alla giornalista e attivista Amani Al-Khatahtbeh, la blogger di MuslimGirl.com ha rifiutato di venire premiata da una persona che con le sue parole va contro "i principi e i valori morali" del blog. 

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This is why I couldn't accept @revlon's Changemaker Award celebrating their new #liveboldy campaign featuring @gal_gadot. It means so much to me when @muslimgirl's work is recognized and elevated in spaces from which we've been traditionally excluded. But that's what makes it even more important at this moment to elevate and stand up for ALL women and girls. This shouldn't have to be said, but we can't accept role models that support the oppression of women and girls in other parts of the world. Especially after we just celebrated MLK Jr. and as we approach the one year anniversary of the Women's March, we all have an URGENT obligation to talk back, speak our truths, and insist on the right side of history. The personal is political — yes, even, and ESPECIALLY, when it comes to beauty — and I don't know about you, but my feminism is inclusive of ALL women and nothing less. That's what being a changemaker means to me.

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Nel suo post su Instagram, Al-Khatahtbeh ha ricordato la vicenda di Ahmed Tamimi, la 17enne palestinese arrestata per aver schiaffeggiato un soldato israeliano durante una protesta a Nabi Saleh, in Cisgiordania. 

Tamimi è stata invitata dal presidente Beji Caid Essebsi in Tunisia, dove Wonder Woman è stato boicottato dal partito Tayyar al chaabi perché interpretato da una "campionessa di sionismo". Un trattamento simile è stato riservato al film in Algeria, dove il festival Nuits du Cinéma ha deciso di rimuovere il cinecomic dal programma. 

A nulla sono valse le dichiarazioni critiche di Gal Gadot nei confronti di Benjamin Netanyahu quando il primo ministro, demonizzando gli arabi israeliani, ha detto pubblicamente che Israele "non è uno stato di tutti i suoi cittadini".

In quel caso l'attrice, sostenitrice dell'unione tra cultura araba ed ebraica per porre fine al tragico conflitto israelo-palestinese, ha invitato "Bibi" ad "amare il tuo vicino come te stesso". 

Non è una questione di destra o sinistra, ebrei o arabi, laici o religiosi. È una questione di dialogo, di pace ed eguaglianza, della nostra tolleranza gli uni verso gli altri.

Alla luce di questi precedenti, parecchi utenti non hanno apprezzato proprio l'idea di un film con una Cleopatra israeliana, sebbene l'ultima sovrana della dinastia tolemaica avesse origini greche-macedoni.

I commenti più schietti e feroci sono arrivati da Sameera Khan, giornalista pakistana-statunitense ed ex corrispondente di RT da Washington.

Quale imbecille a Hollywood ha pensato fosse una bella idea scritturare un'attrice israeliana (e davvero scialba) per il ruolo di Cleopatra invece che una meravigliosa diva araba come Nadine Njeim. Vergognati, Gal Gadot. Il tuo Paese ruba la terra agli arabi e tu i loro ruoli.

La discussione su Twitter si è animata in un attimo: in tanti ricordano che la Gadot ha servito un "esercito coloniale" noto per "aver mutilato e ucciso civili".

Khan ha messo a confronto la Gadot con Liz Taylor, protagonista del celebre kolossal del 1963 ricordato soprattutto per l'amore sbocciato sul set tra la diva e Richard Burton.

Altri utenti, invece, ricordano quanto accaduto con Exodus - Dei e Re di Ridley Scott.

In quel caso, la polemica è scaturita dal whitewashing del cast capeggiato dall'australiano Joel Edgerton e dall'italo-statunitense John Turturro nei panni dei faraoni Ramses II e Seti I. Senza dimenticare il principe egizio Mosè interpretato dal gallese Christian Bale.

La risposta di Scott alle contestazioni, arrivata sulle pagine di Variety, fu schietta e senza troppi fronzoli.

Non posso mettere in piedi un film come Exodus - Dei e Re, che fra le altre cose doveva contare anche sugli incentivi fiscali del governo spagnolo, dicendo a una commissione che il mio protagonista è 'Mohammad chicchessia da questo e quello'. Non avremmo ricevuto alcun tipo di finanziamento. Quindi l'ipotesi non si è neanche ventilata.

I casi recenti di whitewashing nelle produzioni "liberal" hollywoodiane sono tantissimi: Jennifer Lawrence nella saga di Hunger Games, Scarlett Johannson in Ghost in the Shell, Benedict Cumberbatch in Into Darkness - Star Trek.

Nella vicenda di Cleopatra, diversi utenti tralasciano l'accuratezza storica e puntano il dito sul presunto "odio antisemita" nei confronti di un'attrice israeliana. 

L'egittologa Sofia Aziz scrive su Twitter di essere "più interessata all'accuratezza del contenuto" e si augura che il film della Jenkins non sia l'ennesimo polpettone "incentrato sugli uomini della sua vita".

Non manca chi sottolinea che "il problema è lasciare che gli israeliani siano coinvolti nel raccontare storie sulla storia del Medio Oriente".

Nel frattempo, il nome dell'attrice libanese Nadine Nassib Njeim, citata dalla Khan nel suo tweet, è diventato così popolare sui social che c'è già chi la immagina come protagonista di una "contro-serie" per Netflix dedicata all'ultima regina d'Egitto.

Insomma, Cleopatra non è neanche in lavorazione e gli amanti di storia antica già si dividono.

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