Mio fratello è figlio unico: trama e spiegazione del film

Cattleya I protagonisti di Mio fratello è figlio unico

Mio fratello è figlio unico è un film del 2007 diretto da Daniele Luchetti con Elio Germano e Riccardo Scamarcio nei panni di due fratelli diversi in tutto, dal carattere alle ideologie. Almeno in apparenza. Ecco la trama della pellicola.

Traendo ispirazione dal titolo di un'omonima canzone di Rino Gaetano, Mio fratello è figlio unico è un film del 2007 diretto da Daniele Luchetti e ispirato al romanzo Il fasciocomunista di Antonio Pennacchi.

Il fasciocomunista OSCAR CONTEMPORANEA Il fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi
Il fasciocomunista
OSCAR CONTEMPORANEA

Il fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi

10,40

La pellicola, riconosciuta d'interesse culturale nazionale dalla Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo italiano, ha ottenuto una meritata standing ovation al Festival di Cannes 2007 (sezione Un certain Regard). Non solo. Mio fratello è figlio unico ha portato a casa diversi premi e riconoscimenti, tra cui 5 prestigiosi David di Donatello e 2 Nastri d'Argento.

Raccontando un pezzo importante della storia d'Italia, a cavallo tra gli anni '60 e '70, il film è interpretato, nel ruolo del protagonista Accio, da uno straordinario Elio Germano. Tra gli altri attori protagonisti di Mio fratello è figlio unico incontriamo anche Riccardo Scamarcio, Luca Zingaretti e Angela Finocchiaro.

La trama

CattleyaMio fratello è figlio unico poster
Il poster di Mio fratello è figlio unico

Siamo nel 1962, Accio e Manrico sono due fratelli, molto diversi l'uno dall'altro. Accio ha 12 anni ed entra in seminario con il sogno, che ha sin da quando era bambino, di aiutare quelli che considera gli ultimi. Tuttavia, dopo aver provato delle pulsioni sessuali guardando una foto dell'attrice Marisa Allasio, si rende conto che la vita da seminario non fa per lui e torna a casa a Latina. Qui cominciano i primi contrasti con la sua famiglia. Dopo aver fatto amicizia con Mario, un venditore ambulante di tovaglie, si avvicina al Fascismo e si iscrive al Movimento Sociale Italiano

Suo fratello Manrico, invece, è bello, lavora in fabbrica e da sempre è molto attivo nelle battaglie degli operai. Al contrario di Accio, fa parte politicamente della sezione comunista ed organizza scioperi e manifestazioni. Non mancano, prevedibilmente, i contrasti con suo fratello Accio, da lui così distante. Il giovane, inoltre, è fidanzato con Francesca, con cui Accio stringe però una forte amicizia.

Accio decide però di abbandonare il partito fascista quando scopre Mario ed altri amici sul punto di bruciare l'auto di suo fratello Manrico. Si allontana del tutto dagli ideali del Movimento quando, durante un concerto organizzato dai comunisti, fa irruzione un gruppo di fascisti. I rapporti tra Accio e Manrico si deteriorano del tutto quando Accio assiste impotente alla morte di Mario, in realtà deceduto a causa di un attacco cardiaco e su cui nessuno indaga. Accio finisce con lo scappare via.

Francesca, dopo aver trascorso un anno presso una famiglia piemontese amica di Manrico, decide di passare a prendere Accio per chiedergli di accudire con lei Amedeo, il bambino che ha avuto con suo fratello Manrico, che non si fa vedere da due anni. Accio però rifiuta e i tre perdono traccia l'uno dell'atra. Un bel giorno, però, Manrico chiama suo fratello Accio, chiedendogli di portargli a Torino dei soldi che troverà nell'armadio; soldi frutto della rapina che tempo addietro l'uomo aveva fatto al suo datore di lavoro, a cui aveva anche sparato. La polizia, nel frattempo, è sulle tracce di Manrico e intercetta una telefonata di Accio a Francesca, che però subito riattacca. Di fatto è troppo tardi. La polizia riesce a trovare così Manrico e, dopo un inseguimento, l'uomo viene ucciso da due poliziotti, mentre Francesca viene arrestata come complice.

La storia si conclude con Accio che torna a Latina con il piccolo Amedeo. Una notte, Accio si introduce nel municipio della sua città per trovare il fascicolo con le persone assegnatarie delle case popolari.

Chiama così tutti gli assegnatari, compresa la sua famiglia, invitandoli a occupare le nuove case. 

Mio fratello è figlio unico: il significato della pellicola di Luchetti

Lo scopo di questa pluripremiata pellicola, di certo, non è quella di rappresentare lucidamente e oggettivamente l'arco di tempo a cavallo tra gli anni '60 e '70 in Italia; i cambiamenti, le ideologie, le lotte. Il film, a differenza di quanto avviene per lo più nel romanzo ispiratore, si concentra molto sul rapporto conflittuale che caratterizza i due fratelli: tanto diversi ma accomunati, ad ogni modo, da un reciproco e sincero affetto. Si avverte, in questo piccolo dipinto di alcune vite italiane, una nostalgia e un rimando al tempo che fu, ad un passato lontano in cui tanta era la voglia di fare ed un'energia sincera, quanto a tratti ingenua, veniva profusa nel perseguimento dei propri (nobili o meno) ideali.

Ciò si avverte chiaramente nelle dichiarazioni di Daniele Luchetti, proferite nel corso di una vecchia intervista:

Riguardo al periodo, da un punto di vista personale guardavo a quel mondo con affetto, provo nostalgia di quando gli ideali e la politica erano coscienza collettiva. In alcune scene del film c'è distacco emotivo, mentre in genere nel cinema la stessa epoca è sempre stata raccontata in modo paludato, per legittimare il proprio partito. Ciò fa parte di una spaccatura tipica italiana, che si riflette nella famiglia come microcosmo.

Il regista si è anche soffermato a parlare del finale del suo film, con una scena che si presta a diverse interpretazioni:

All'inizio era come nel libro: Accio si pente e torna in seminario, ma ci sembrava ancora più ripiegata. Il risultato è che nell'agire sociale l'occupazione della casa è deideologizzata, concreta, mentre nella famiglia Accio deve sostituire il fratello. L'immagine finale è di sollievo dal lutto, Accio cambia espressione. Doveva esserci solo Elio, ma sul set avevo fatto venire pure Lele. A un certo punto l'ho buttato dentro e funzionava. Invece del personaggio che ritrova sé stesso, si può dire che sé stesso ritrova il personaggio. La scena ha una sua ambiguità e leggibilità da diversi punti di vista, mostra anche una spinta verso l'esterno.

E voi cosa ne pensate? Avete amato questa pellicola che ha riunito tanti volti noti del cinema italiano? 

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