Welcome to Blumhouse, per una serata horror meglio vedere Ritrova te stesso o La bugia?

Amazon Prime Video I protagonisti di Ritrova te stesso e di La bugia

Amazon Prime Video ospita sotto lo stesso tetto quattro disturbanti pellicole targate Blumhouse: chi uscirà vincitrice nel primo round tra il tecnologico Ritrova te stesso e il delittuoso La bugia?

Un padre che non ricorda il suo passato e una figlia che vorrebbe cancellarlo sono al centro di Ritrova te stesso e La bugia, i due horror targati Blumhouse che aprono il quartetto di pellicole di tensione ospitate in esclusiva sulla piattaforma Amazon Prime Video. Come sempre quando c'è di mezzo il noto produttore di pellicole da brivido Jason Blum, il punto di partenza è un'idea semplice, quasi elementare. È sulla capacità di sviluppare al meglio e in economia incipit fulminanti che il produttore statunitense ha costruito il suo piccolo impero, diventando un nome di riferimento nel settore del horror commerciale contemporaneo. 

La sua capacità di intercettare e finanziare progetti piccoli, legati a registi sconosciuti e talvolta esordienti, è tale che ormai le pellicole targate Blumhouse (la sua casa di produzione) si fanno la guerra tra di loro. Per Halloween 2020 Amazon Prime Video si è assicurata i diritti di quattro lungometraggi inediti in bilico tra thriller a horror, in modo da creare un quartetto antologico rinominato Welcome to Blumhouse.

Amazon Prime VideoIl poster dell'antologia di Amazon Prime Video Welcome to Blumhouse
Quattro film differenti di Blumhouse uniti sotto il tetto di Amazon Prime Video

La prima doppietta ad essere diventata disponibile al pubblico è quella formata da Ritrova te stesso e La bugia. Le due pellicole sono molto differenti per toni, atmosfere e realizzatori. Da una parte abbiamo un regista esordiente assoluto alle prese con un incubo tecnologico che richiama quelli della serie inglese Black Mirror, dall'altra una regia ormai rodata come Veena Sud, alle prese con un dramma psicologico che ricorda per molti aspetti The Killing, la serie remake che l'ha resa celebre. 

Qual è il migliore titolo tra i due? Vale la pena di recuperarli? 

Ritrova te stesso 

Il protagonista del film è un padre rimasto vedovo in un terribile incidente stradale. Al suo risveglio dopo alcuni giorni di apparente morte cerebrale, l'uomo si trova privo di ricordi e punti di riferimento, tanto che è la figlioletta a organizzargli la giornata e a tenerlo d'occhio. Ogni tentativo di ricordare il proprio passato e di ritrovare il professionista stimato e il padre amorevole di cui tutti gli parlano appare infruttuoso. Disperato, l'uomo si rivolge a una dottoressa esperta di neuroscienze non troppo stimata dai colleghi. La donna è stata ostracizzata dalla comunità scientifica a causa delle sue teorie avveniristiche sulla possibilità di salvare e reinnestare i ricordi tramite un processo simile alla Virtual Reality.

Grazie alla sua Black Box la scienziata si dice in grado di ridare al protagonista le proprie memorie perdute. Quando comincia a rivivere il proprio passato grazie a un visore per la realtà virtuale, l'uomo scopre che le sue memorie sono popolate da un singolare mostro e da persone senza volto, forse sintomi di un terribile segreto che nessuno a parte lui conosce. 

Il film d'esordio di Emmanuel Osei-Kuffour Jr. ricorre alla classica struttura del doppio colpo di scena: il primo è così palese da essere intuito quasi immediatamente dal pubblico, nella speranza che passino inosservati gli indizi che conducono a un ulteriore e più decisivo ribaltamento della storia. Non si può dire che a livello di storia Ritrova te stesso regali grandi brividi o emozioni, perché va a parare esattamente dove ci aspetteremmo, senza grandi sorprese.

A dare un po' di verve è il comparto attoriale, costituito solo da attori afroamericani. La scelta non ha alcun messaggio politico o sociale, ma si rivela piuttosto potente. Infatti gli interpreti scelti sanno dare profondità emozionale a una storia altrimenti banalissima, portando anche lo spettatore a notare come sia raro vedere un film commerciale i cui attori avrebbero potuto essere di ogni etnia (caucasici, ispanici, asiatici) e invece sono tutti afroamericani. Una scelta molto rara, che dà molto da riflettere. Ben più della trama e del film in sé. 

La bugia

Divisa tra due genitori divorziati e dalla vita sentimentale molto attiva, la giovane protagonista del film sembra più che a suo agio a tenere nascoste le reciproche scappatelle ai propri tutori e ai loro amanti. Durante un viaggio in macchina con il padre, la ragazzina intravede sul ciglio della strada un'amica diretta come lei a un saggio di danza. La decisione di dare un passaggio alla coetanea porterà a risvolti drammatici. I genitori della protagonista adolescente saranno costretti a riavvicinarsi e ad allearsi per tenerla al sicuro dalle conseguenze di un atto terribile che la ragazza ha compiuto e verso cui non sembra provare alcun tipo di rimorso. La terribile bugia iniziale che padre e figlia raccontano diventerà un segreto tentacolare, capace di distruggere la serenità e la moralità dell'intero nucleo familiare. 

La trama di La bugia è ricalcata su quella di un film tedesco di qualche anno fa, riscritta e diretta da Veena Sud. La regista e sceneggiatrice è un'esperta di rifacimenti dai toni thriller: ha infatti ottenuto il successo proprio scrivendo il remake anglofono della nota serie televisiva The Killing. Presentato due anni fa al festival di Toronto, il film è rimasto senza un distribuzione cinematografica, approdando come pellicola inedita direttamente su Amazon Prime Video. Il motivo è chiaramente intuibile. Dati i presupposti della trama La bugia è il classico film che o funziona alla grande o naufraga miseramente; in questo caso niente va per il verso giusto.

Non è tanto un problema di verosimiglianza o ritmo, quanto di capacità di rendere partecipe il pubblico all'inganno della famiglia protagonista. Nonostante la presenza di un trio di attori protagonisti discretamente famosi come Mireille Enos (The Killing) Peter Sarsgaard (An Education) e Joey King (The Kissing Booth), manca del tutto il coinvolgimento emotivo dello spettatore, immediatamente portato a irridere i protagonisti per le loro scelte discutibili piuttosto che essere partecipe dei loro dilemmi morali. Il tentativo neanche troppo nascosto è quello di sfruttare l'atmosfera tutta distese innevate e terribili segreti di The Killing, ma purtroppo per Veena Sud qui nulla va per il verso giusto. La pellicola risulta poco gradevole anche dal punto di vista estetico, con una regia e una fotografia davvero scadenti.

Voto 6/10

In bilico tra thriller e horror, La bugia e Ritrova te stesso sono due classici horror "da cassetta": il primo proprio da evitare, il secondo salvato da un cast capace e da un buon regista.

Elisa Giudici

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