Kadaver: il finale e la spiegazione dell'horror norvegese di Netflix

Quando l'uomo ha distrutto il mondo, fin dove può spingersi? Kadaver prova a dare, e a farci dare, una risposta a questa domanda. Ecco tutto sull'horror norvegese disponibile su Netflix: trama, simboli, significato e finale.

Disastro nucleare: così titolano gli ultimi giornali usciti prima della fine del mondo.

Una fine del mondo causata dall’uomo, da un incidente diplomatico scambiato per una dichiarazione di guerra - o viceversa - e da un massiccio attacco nucleare.

Nessun virus, nessun disastro naturale, nessuna creatura aliena: a provocare la fine del mondo siamo stati noi. Distruttori di noi stessi.

E se sappiamo fare questo in tempo di pace, cos’altro potremmo arrivare a fare, per sopravvivere?

Kadaver, film norvegese del 2020 disponibile in Italia su Netflix dal 22 ottobre, risponde a questa domanda. Ambientato in un mondo post-apocalittico in cui si uccide per una lattina di cibo, il film racconta la storia di una famiglia sopravvissuta.

Kadaver: la trama

Leonora (Gitte Witt), Jacob (Thomas Gullestad) e la loro bambina, Alice (Tuva Olivia Remman), si aggirano in quel che resta del mondo in cerca di cibo e di un riparo.

Leonora era un’attrice, un’attrice di teatro. E quando uno strillone per la strada annuncia due rappresentazioni esclusive con tanto di cibo per tutti, non può fare a meno di avvicinarlo. Leonora compra tre biglietti: il prezzo è tutto ciò che ha.

L’uomo che pubblicizza lo spettacolo, Arnold, afferma che c’è bisogno di distrazione e leggerezza, nell’orrore che è diventata la vita. 

Come resistergli?

Con gli abiti migliori che riescono a trovare, i tre si preparano per la serata magica dedicata alla piccola Alice.

Raggiungono l’enorme albergo per lo spettacolo di Mathias Winter (Thorbjørn Harr), che fa un’eccezione per lasciare entrare Alice: i bambini non sono ammessi allo spettacolo.

All’interno dell’albergo ci sono tavoli puliti allestiti perfettamente, candele ovunque, camerieri eleganti, portate sostanziose. Le persone non credono ai loro occhi.

Lars (Kingsford Siayor), Kathrine (Maria Grazia Di Meo) e la piccola Susanne sono i compagni di tavolo di Leonora e della sua famiglia. E poi, mentre sono ancora tutti seduti, sul palco compare Mathias. E lo spettacolo inizia.

Lo spettacolo di Kadaver

Solo sopravvivere non ci basta. Noi umani dobbiamo sentire. Quindi, signore e signori, benvenuti a teatro. Questo spettacolo non si terrà sul palcoscenico (…). L’albergo è il palco. Ogni cosa che accade qui stasera è una rappresentazione, tutto è parte dello spettacolo. Tutto.

Il pubblico viene invitato a esplorare l’albergo indossando delle maschere per riconoscere gli spettatori dagli attori.

Ed è in quel momento, dopo un piccolo battibecco che avvia lo spettacolo, che Alice chiede ai genitori di seguire Rakel (Trine Wiggen), una degli attori.

Le porte delle stanze sono spalancate e in molte si svolge una scena. Anche scene vietate ai minori: forse per questo i bambini non sono ammessi? Ma allora perché Susanna non sapeva della restrizione?

NetflixKadaver
Kadaver: uno dei poster del film

La simbologia

L’albergo è infarcito di simboli. Quadri raffiguranti l’agnello e il lupo, le teste di animali su un piatto, maschere tutte identiche che celano completamente il volto degli spettatori, privandoli delle loro identità.

E poi ci sono le stanze devastate come il mondo all’esterno. Sporche, rovinate, vissute. Nulla a che vedere con l’apparenza delle pochezze camere restaurate per impressionare il pubblico…

Nell’enorme struttura, quando Leonora e Jacob perdono Alice, le luci iniziano a spegnersi. Il buio prende il sopravvento. Il mondo, dentro e fuori dal’albergo, è avvolto nell’oscurità. Solo un corridoio, quello perfetto, resta illuminato. Per attirare gli spettatori. Come Kathrine, che sta cercando la sua famiglia… e scompare poco dopo, con un grido.

L’albergo è una trappola. Lo spettacolo è la luce che attira i disperati dell’oscurità… e il pubblico è la portata principale.

La fotografia sottolinea continuamente l’assenza di corrente elettrica. I costumi ci ricordano come non esista più nulla se non ciò che si trova per strada.

E le maschere, volutamente scomode e pesanti, vengono gettate via da molti. In modo che fra attori e spettatori regni la confusione, e che nessuno si fidi di nessuno.

Non a caso, le parole del cameriere che si suicida tagliandosi la gola davanti a Leonora e Jacob - o così pare: sarà vero? - sono: 

Non fidatevi di nessuno.

Il finale di Kadaver

Fra i corridoi dell'albergo si svolge una caccia all'uomo che non finisce mai.

Uno alla volta, gli ospiti spariscono. Grazie a Lars i due disperati genitori scoprono che quello sul coniglio non è sangue vero: viene da una sacca di sangue finto come quella che trovano.

La confusione fra realtà e finzione, voluta dai carnefici, regna sovrana fino al finale del film.

Per questo Leonora, dopo aver cercato di smascherare Mathias davanti ai nuovi spettatori, non ha altra scelta: recita. Finge di far parte dello spettacolo in modo che i nuovi arrivati la seguano, per condurli nei sotterranei dove tutti - inclusi gli attori che non c’erano mai stati - vedranno cosa succede.

Mathias ha mentito anche ai suoi attori: affermava di vendere gli oggetti degli spettatori per comprare da mangiare. Non sapevano di essere cannibali… fino a ora.

E quando Rakel accoltella Mathias, dopo che il pubblico è fuggito, lui confessa di aver ucciso Alice. O così - ancora una volta - pare.

L’inganno dura fino all’ultimo istante. Fino a quando Leonora, disperata, sente la voce di Alice che la chiama e la vede arrivare. Era già successo: Leonora aveva avuto delle allucinazioni. Ma questa volta è vero. Alice è viva. Mathias l’ha risparmiata perché somigliava a sua figlia. Leonora e Alice sono di nuovo insieme, sane e salve.

Mathias finisce appeso a un gancio, nel suo stesso mattatoio. Insieme a molti altri cadaveri: gli attori avranno modo di sopravvivere per un po’, se decideranno di cibarsene.

Fuori dall’albergo, nella nebbia e nel freddo, fra i cadaveri distesi per le strade, Leonora capisce che non c’è speranza. Lei e la sua bambina moriranno, presto. 

Si volta e vede l’enorme albergo, illuminato dall’unico raggio di sole che filtra dalle nuvole. 

Kadaver finisce così, con il dubbio: Leonora tornerà indietro, dove potrà sopravvivere? O si volterà di nuovo, per proseguire in quel mondo buio e moribondo?

NetflixKadaver - titolo originale: Cadaver
Kadaver - titolo originale: Cadaver, dal 22 ottobre su Netflix

La spiegazione del film

Mathias ha perso la figlia in un incendio. Lo scopre Leonora grazie agli articoli di giornale che trova per caso. La piccola era morta in quell’albergo, che Mathias ha acquistato trasformandolo nel suo regno. Rakel interpreta sua moglie, la moglie che non c’è più. Ed è Mathias in persona a lasciar entrare Alice: la bambina somiglia alla figlia che ha perso.

Nei tunnel sotto l’albergo, dove gli attori devono spingere gli spettatori, l’accesso è consentito solo agli uomini in tuta bianca. Gli uomini che si occupano di trasformare gli spettatori… nella portata principale.

Il cannibalismo, tabù per definizione che una manciata di film affronta al di fuori del genere horror, è l’unica risposta a un mondo in cui la gente muore di fame perché non è rimasto più nulla, né potrà essere ricostruito.

Gli uomini diventano bestie da macello in un albergo pieno di trappole, inganni e passaggi segreti. E quando Leonora arriva nei sotterranei, dove nessuno era mai arrivato prima, Mathias - saputo che era un’attrice - le propone di unirsi a loro.

C’è una sola linea da confine fra gli uomini, nel mondo di Kadaver: uccidi o verrai ucciso.

L’unica scelta da fare è questa. Leonora non vuole uccidere. Non può farlo. Ma Lars, e molti altri - incluso Jacob, o così sembra - accettano le condizioni di Mathias. 

Lo scopo di Kadaver, alla fine, è uno solo: spingerci a guardarci dentro. Chiederci cosa faremo al posto dei personaggi. Chiedere se preferiremmo, piuttosto che uccidere e mangiare.

E chiederci:

Cosa ci rende umani in tempi come questi, quando fame e miseria governano le nostre vite?

Rispondere a questa domanda significa scegliere il finale del film, in base a ciò che decide ciascuno di noi.

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