Suburra - La serie, Roma è caduta: la recensione della terza stagione

Cattleya, Rai Fiction, Netflix Un'immagine dei protagonisti di Suburra - La serie

La terza stagione di Suburra chiude la storia di Aureliano Adami e degli altri "imperatori di Roma", abbandonando per strada gran parte del fascino della Città Eterna. La recensione.

Il film Suburra di Stefano Sollima è stata davvero una sorpresa: uscito nel 2015, la pellicola ispirata al romanzo omonimo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo (del 2013, edito da Einaudi) è stata in grado di tratteggiare alla grande le piaghe di Roma e i romanzi criminali tra i palazzi del governo, incluse i ragazzi di strada cresciuti tra i vicoli malfamati dei quartieri sud della Capitale. La pellicola diretta dal regista romano è riuscita quindi nel non facile compito di dipingere un quadro malavitoso pressoché perfetto, complice anche una regia sempre attenta e ricercata, oltre a un'interpretazione dei personaggi principali realmente sorprendente.

Il successo del film fu tale da spingere Cattleya, Rai Fiction e Netflix (detentrice dei diritti di distribuzione sulla piattaforma streaming) a realizzare una serie basata su Suburra, la cui prima stagione ha visto la luce nel 2017. L'idea alla base dello show era semplice: riprendere luoghi e personaggi del film e raccontare una storia precedente agli eventi della pellicola di Sollima. Dopotutto, il materiale base non manca di certo: Aureliano (noto nel film anche come Numero 8), Alberto "Spadino" Anacleti, Samurai, Manfredi Anacleti e molti altri ancora, tutte pedine ben piazzate sullo sfondo dell'assegnazione degli appalti per la costruzione del Porto Turistico di Roma, nel quartiere di Ostia. L'idea di Suburra – La serie è stata particolarmente apprezzata dal pubblico, tanto che nel 2018 è arrivato anche un secondo ciclo di episodi, ambientati solo tre mesi dopo la fine della prima stagione.

Roma traditrice

Con la terza stagione di Suburra, il piano degli sceneggiatori sembrava essere chiaro: agganciarsi al film, spiegando per un'ultima volta le motivazioni dietro la battaglia tra politici corrotti, Chiesa e criminalità organizzata. Ora, dopo una gestazione rallentata anche dai problemi legati all'emergenza sanitaria (che ha reso le riprese dello show più difficoltose per venire incontro al rispetto dei protocolli di sicurezza), Suburra – La serie è arrivata al suo epilogo. Ma nulla finirà come si era immaginato, anzi. La terza stagione vede alla regia di Arnaldo Catinari, mentre la sceneggiatura di Ezio Abbate, Fabrizio Bettelli, Andrea Nobile, Camilla Buizza e Marco Sani riporta sulle scene Aureliano Adami (Alessandro Borghi), Spadino (Giacomo Ferrara) e Amedeo Cinaglia (Filippo Nigro), i tre personaggi chiave di questa terza e ultima stagione. Attorno a loro ruoteranno gli altri protagonisti che ambiscono al potere assoluto su Roma, vale a dire Samurai (Francesco Acquaroli), Manfredi (Adamo Dionisi) e il Cardinale Fiorenzo Nascari (Alberto Cracco).

Questa terza serie mette sul piatto il Giubileo (uno degli eventi più importanti per il mondo cristiano, in grado di portare un mucchio di soldi nelle casse della città) dopo la vittoria di Cinaglia alle elezioni amministrative. Vien da sé che la mafia di Samurai, degli “zingari” capeggiati dagli Anacleti e di Aureliano Adami (assieme a Spadino) si metta contro istituzioni cittadine e Chiesa, dando il via a una guerra senza quartiere tra chi desidera avere il potere assoluto sulla Capitale. In appena 6 episodi, Catinari chiude la storia della “sua” Suburra e lo fa cambiando completamente le carte in tavola. Evitando spoiler di un certo peso, è importante sottolineare come alcuni importanti protagonisti che nel film di Sollima hanno un ruolo chiave, nella terza stagione di Suburra usciranno di scena in maniera improvvisa e inaspettata. Vedremo sparire personaggi che cambieranno completamente le carte in tavola, distruggendo gli equilibri di potere visti nella pellicola, contraddicendo allo stesso tempo alcune importanti scelte viste nel finale della seconda stagione.

Cattleya, Rai Fiction, NetflixLa recensione della terza stagione di Suburra - La serie

Ciò rende di fatto Suburra – La serie una sorta di vero e proprio “what if” rispetto alla storia principale (inclusa quella del romanzo da cui il film trae ispirazione). Se da una parte la scelta di spiazzare lo spettatore con colpi di scena realmente inaspettati è quanto meno coraggiosa, dall'altra è impossibile non provare un retrogusto tipico dell'occasione mancata. Spostare la vicenda dai sobborghi di Ostia e Roma Sud alle porte della “ricca” Roma Nord - con un occhio di riguardo ai loschi affari del Vaticano - non si rivela essere una scelta del tutto vincente, specie dal punto di vista puramente registico e tecnico. La messa in scena appare infatti molto meno interessante e ricercata, tanto che non basta la presenza di qualche filtro per regalare nuovamente la sensazione di una Roma marcia e sporca dall'interno, come la serie - e il film prima ancora - ci hanno da sempre abituato.

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Persino i sempre bravissimi Borghi e Ferrara non sembrano dominare la scena come vorrebbero, lasciando quella sgradevole sensazione che siano lì “perché devono farlo”, oltre al fatto che anche la velocità con cui il tutto viene narrato porta a dei nodi al pettine non sempre condivisibili (complice anche la scelta di suddividere questa terza stagione in appena sei episodi), spesso troppo rapidi e confusi nel loro svolgimento. Il bello delle prime due stagioni di Suburra era infatti la capacità di prendersi i suoi tempi, inframmezzando spesso e volentieri con sequenze di transizione e personaggi secondari utili ad allentare la tensione della trama principale (come ad esempio la storia di Livia Adami, interpretata dalla bravissima Barbara Chichiarelli), cosa che in questa terza serie latita del tutto.

La Città Eterna è morta

L'idea, quindi, è che si sia optato per un finale in parte sbrigativo e che stravolgesse l'ordine naturale delle cose, tentando in questo modo di sorprendere lo spettatore distraendolo però da un contesto non del tutto congeniale all'idea di base (ossia quella del film di Sollima). Tutto da buttare, quindi? Niente affatto: la terza stagione di Suburra – La Serie è comunque sempre in grado di raccontare la “Mafia Capitale” in maniera sempre precisa e molto didascalica, dipanando trame, personaggi e complotti di una Roma fin troppo attuale e verosimile, specie nel nuovo millennio che stiamo vivendo.

L'unico rammarico è che per questo “gran finale” registi e sceneggiatori abbiano scelto i fuochi d'artificio sbagliati, raccontando di fatto una storia - coi suoi personaggi - che prende forse davvero troppo le distanze da quella che abbiamo imparato ad amare nel bellissimo film del 2015, oltre che nel romanzo di Bonini e De Cataldo (e nelle prime due stagioni della serie Netflix). Questo perché, parafrasando Samurai: “La Suburra… 'sto posto non cambia da duemila anni: patrizi e plebei, politici e criminali, mignotte e preti… Roma.”

Voto 6,5/10

La terza stagione di Suburra si prende troppe libertà creative, deludendo in parte chi si aspettava una chiusa perfetta della storia di Aureliano, Spadino e gli altri Re di Roma.

Marcello Paolillo

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