Jukai - La foresta dei suicidi, spiegazione del finale e curiosità

Jukai - La foresta dei suicidi, film di debutto di Jason Zada, usa come ambientazione un luogo oscuro ed inquietante alle falde del Monte Fuji.

Midnight Factory Il logo di Jukai - La foresta dei suicidi.

Jukai - La foresta dei suicidi, un thriller sovrannaturale ambientato in una folta foresta giapponese, è il film che segna il debutto da regista di Jason Zada. Uscito nel 2016, il film vede come protagonista in un ruolo doppio (interpreta due gemelle) Natalie Dorman, nota per il ruolo di Margaery Tyrell in Game of Thrones e di Cressida in Hunger Games.

La trama del film

Durante una cena col marito, Sara Price (Natalie Dorman) riceve una chiamata dalla polizia giapponese: sua sorella gemella, Jess, è scomparsa. L’ultima volta che la ragazza è stata vista si stava addentrando in una foresta alle falde del Monte Fuji, tristemente conosciuta per l’alto tasso di suicidi che lì hanno luogo. La donna, malgrado le rimostranze del compagno, decide di andare alla ricerca della sorella, con cui ha da sempre un legame speciale; è proprio questo legame che le suggerisce che Jess, malgrado le oggettive scarse probabilità, sia ancora viva. 

Si reca quindi presso l’hotel dove alloggiava Jess prima di scomparire: lì, incontra un reporter americano, Aiden (Taylor Kinney), e gli racconta cosa l’ha spinta sino in Giappone. Vista la grande difficoltà del trovare una guida disposta ad accompagnare Sara per la spaventosa foresta di Aokigahara, Aiden le propone un accordo: se potrà intervistarla e raccontare la storia della sua ricerca al giornale per cui scrive, lui la accompagnerà insieme alla propria guida, Michi (Yukiyoshi Ozawa), un giapponese volontario che conosce bene la foresta e lì svolge un'attività di prevenzione dei suicidi. I due bevono insieme e Sara gli narra del rapporto con Jess e della cruenta morte dei genitori ad opera di un ubriaco, quando entrambe erano bambine, e di cui la sorella è stata malauguratamente testimone. 

Il primo giorno di ricerche sembra inizialmente infruttuoso. La guida avverte i ragazzi che non è raro che dentro la foresta si abbiano delle terribili allucinazioni, e che lungo tutto il perimetro fitto degli alberi non prende nessun cellulare. I tre si inoltrano nella foresta Aokigahara e non trovano nulla, se non delle persone accampate in tenda (a cui Michi dà una sorta di assistenza) ed il cadavere di un uomo appeso ad un albero.

Midnight FactorySara attende dietro un albero mentre Aiden e Michi si occupano del cadavere del suicida trovato nella foresta

Quando è ormai ora di tornare (per evitare di rimanere al buio nella foresta, memori dell’insegnamento di The Blair Witch Project) però, inaspettatamente si trovano di fronte proprio alla tenda della ragazza scomparsa. Jess non c’è, ma Sara è caparbiamente convinta che si sia solo allontanata, e vuole restare lì per la notte, ad aspettarla. Michi la scongiura di lasciarle una nota e tornare all’hotel per ricominciare le ricerche il giorno dopo, ma non c’è modo di convincerla: Aiden decide quindi di rimanere con lei per aiutarla e non farle affrontare la notte da sola.

La notte sembra trascorrere tranquilla, ma Sara viene svegliata da alcuni rumori fuori dalla tenda: entusiasta all’idea di aver ritrovato la gemella, corre fuori per ritrovarsi di fronte a una giovane studentessa giapponese sporca e spaventata, Hochiko; la ragazza le dice di conoscere Jess e le raccomanda di non fidarsi di Aiden. Quando proprio Aiden, non vedendo più Sara, la chiama, Hochiko fugge, facendo cadere Sara per terra.

Il giorno dopo i due continuano il proprio cammino, ma la ragazza inizia a notare delle incongruenze nel comportamento di Aiden: le sembra che stiano facendo sempre la stessa strada, e che lui non sia stato completamente sincero con lei durante l’intervista al bar. Sara insiste affinché il reporter le faccia vedere il cellulare e proprio tra le foto nella galleria del telefono trova una foto di Jess, che Aiden aveva dichiarato di non conoscere. Spaventata corre via dall’uomo, allontanandosi il più possibile. La sua fuga da Aiden è tormentata da voci provenienti da tutto il bosco che le intimano di voltarsi; quando si decide a farlo, vede dietro di sé un cadavere e terrorizzata cade in una caverna sotterranea.

Midnight FactorySara avverte una presenza dietro di sé mentre corre per sfuggire ad Aiden

Lì ritrova Hochiko, che si rivela essere una presenza demoniaca e malevola. Scappando questa volta da Hochiko, Sara torna nel punto in cui era caduta nella caverna e inizia a invocare disperata aiuto, per ritrovarsi di nuovo davanti ad Aiden, che la fa risalire e la porta in salvo. Nel mentre, non trovando più nessuno dei due alla tenda, Michi (col ragazzo di Sara, preoccupato per lei) organizza un gruppo di salvataggio per la foresta.

I due continuano a camminare insieme e trovano una vecchia stazione di ranger abbandonata, al cui interno c’è una radio. Mentre Aiden armeggia con la radio nel tentativo di farla funzionare, Sara sente una voce provenire da una porta chiusa a chiave: è Jess. Dalla porta, attraverso un biglietto, la sorella fa capire alla ragazza che è tenuta prigioniera nello scantinato proprio dallo stesso Aiden. Convinta che voglia rapire anche lei, Sara trova un piccolo coltello da cucina con cui, dopo qualche esitazione, uccide il giovane, che terrificato spreca il suo ultimo respiro per dire a Sara che le cose che vede e che sente non sono reali. Le foto sul cellulare, la voce dietro la porta e il biglietto scritto da Jess, sono tutte allucinazioni.

Oltrepassata la porta da cui veniva la voce di Jess, la ragazza si ritrova in un flashback della propria infanzia: il momento della morte dei propri genitori, scoprendo che in realtà erano morti a causa di un omicidio-suicidio commesso dal padre, e non ad opera di un ubriaco. Lo spirito del padre le afferra il polso e sembra non volerla lasciare andare; con lo stesso coltellino con cui ha ucciso Aiden, Sara taglia via le dita dello spirito e scappa dal casolare. Correndo nella foresta, finalmente vede la gemella, Jess, che tuttavia non sente il suo richiamo e va incontro alle luci delle torce gruppo di salvataggio.

Sara la chiama, ma la gemella non la sente, capendo che di nuovo tutto quello che sta vedendo non è reale. Si trova ancora nello scantinato del casolare dove ha visto gli spiriti dei propri genitori, e si sta dissanguando sul pavimento: anziché tagliare via le dita dello spirito per scappare, infatti, Sara si è tagliata le vene, ingannata da un’allucinazione. Mentre viene inghiottita dal pavimento, condannata a rimanere nella foresta per sempre, la scena si sposta su Jess, che è stata trovata viva e messa in salvo. Quando a Jess viene chiesto dove sia la sorella, la ragazza risponde che non ne ha idea, e che tuttavia non sente nulla in lei, come se la connessione tra le due si fosse spezzata.

Midnight FactorySara inghiottita dalla foresta

Mentre il gruppo di salvataggio si allontana con Jess, Michi rivolge un ultimo sguardo alla foresta, intravedendo una figura nel buio: è Sara, ormai parte degli spiriti della foresta. 

Il finale, spiegato

A primo acchito, può sembrare che Jukai – La foresta dei suicidi abbia un finale aperto. Il film vorrebbe restituire, per tutta la durata della trama, questo costante senso di pericolo incombente, ma è nella seconda metà della storia che si inizia ad intuire cosa potrebbe accadere a Sara. Il finale, in cui la ragazza ormai spirito guarda Michi dalla foresta, potrebbe essere un’altra allucinazione? Sara potrebbe essere ancora viva? Prima di entrare nel bosco, la nostra protagonista viene redarguita da una ragazza dello staff dell’hotel: gli yūrei abitano la foresta. Nel folklore giapponese, durante il periodo Edo, la figura dello yūrei  era diventata molto popolare. Pur facendo parte di una tradizione molto antica e diversa da quella occidentale, nel film questa figura è rappresentata più come una sorta di fantasma maligno

Essendo una foresta nota per l’alto tasso di suicidi che vi si verificano, Aokigahara è ovviamente un posto brulicante di queste inquietanti figure ideate dal regista Zada e dagli sceneggiatori. Seguendo il racconto che fa Michi per redarguire Sara, se questi spiriti (da considerarsi non proprio yūrei nel senso originale del termine) sentono della tristezza nell’animo di una persona entrata nella foresta, ne approfittano e in qualche modo la portano al suicidio. Prima di entrare nella foresta, Michi fa notare a Sara che sembra triste, e che questo potrebbe renderla un bersaglio facile per gli spiriti. 

Midnight FactoryMichi, Aiden e Sara nella foresta

L’intenzione di queste terribili presenze sembra già evidente da prima del finale, quando a Sara sembra che degli insetti le stiano strisciando sottopelle, vicino al polso. La ragazza prende il coltello e lo avvicina al polso per istinto, nel tentativo di farli fuoriuscire; in quell’occasione viene salvata soltanto dalla voce distante di Aiden che le intima di sbrigarsi. Man a mano che il film si avvicina al finale, le allucinazioni di Sara si fanno sempre più frequenti e prepotenti, sino a spingerla (con lo stratagemma del padre che le prende il polso) a togliersi la vita da sola. 

Sara è viva?

Se il potere degli spiriti e della foresta è talmente forte da creare allucinazioni di qualsiasi tipo dal nulla, Sara è davvero morta o la sua versione yūrei apparsa a Michi è un’altra delle allucinazioni della foresta?

L'unica cosa resa chiara nel finale, purtroppo, è che Sara è davvero morta. Oltre alla scena in cui la ragazza sprofonda nel terreno, a dare un inequivocabile indizio è la frase finale di Jess, che dice di non "sentire" più niente. Il legame tra le due, infatti, viene descritto da Sara a Aiden durante la prima intervista come un ronzio interiore quasi impercettibile, una sensazione di presenza costante che non si interrompe mai: è questo che la spinge a inoltrarsi nella foresta alla ricerca di Jess. È certa sia ancora viva perché quel rumore di sottofondo è ancora presente, lo avverte in maniera precisa.

Midnight FactorySara si aggira da sola per la foresta

Alla fine del film, tuttavia, Jess si volta pensando di aver sentito un rumore: le chiedono se abbia sentito qualcosa. Tragicamente, Jess risponde che è proprio quello il punto: non sente più nulla. Il silenzio. Il contatto mistico tra le due gemelle (la cosiddetta twin telepathy) si è spezzato.

La foresta di Aokigahara è infestata?

L’unica domanda veramente aperta del film è quella riguardo gli spiriti nella foresta. Al suo arrivo, tutti gli autoctoni avvertono Sara che la foresta causa allucinazioni a chi vi si avventura, portandolo a vedere ciò che più teme (come la scena della morte dei genitori). 

Queste visioni potrebbero essere causate dagli spiriti, oppure no. Non è semplice immaginare cosa avvenga psicologicamente nella testa di qualcuno bloccato di notte in una foresta famosa per l’alto tasso di suicidi. Si tratta di una situazione che potrebbe arrivare a condizionare anche le persone più razionali. Non è dunque difficile pensare che i pensieri di chi pernotta nella foresta siano oscuri, tristi, insopportabili, e che tutto questo renda nevrotici e paranoici. Inizialmente Michi tenta invano di convincere in ogni modo Sara a non restare dentro Aokigahara, col buio, e lascia lei ed Aiden nella tenda con un grande senso di ansia e responsabilità: che l’ultima scena sia frutto del suo terribile rimorso per non averlo impedito?

Se questa spiegazione, meno paranormale e più psicologica, fosse plausibile, probabilmente il ricordo della vera morte dei genitori e la perdita della sorella sono le cose che spingono Sara a commettere il suicidio: un trauma mai portato alla luce (quello dell’omicidio-suicidio della madre e del padre) che la tormenta da sempre e che la situazione di ansia e terrore porta alla luce, conducendola all’insano gesto. La scena in cui viene inglobata dalla foresta, più che reale, potrebbe essere un’ultima allucinazione dovuta alla morte incombente. La spiegazione psicologica del finale renderebbe più plausibile la visione dei genitori di Sara nel finale; sembrerebbe decisamente più il frutto di una mente tormentata che l’inganno di uno spirito giapponese.

FAQ: domande frequenti sul film

  • Jukai è un altro nome della foresta Aokigahara, e letteralmente significa “Il mare di alberi”.

  • La foresta Aokigahara esiste realmente e si trova alle falde del Monte Fuji, a nordovest, ed è distante circa due ore (100 km) da Tokyo. È un tappeto di verde fittissimo che si estende per circa 35 chilometri quadrati. La crew del film non ha ottenuto dal governo giapponese i permessi necessari a filmare lì il film, quindi al posto dell’originale Aokigahara le scene sono state girate in una foresta in Serbia. Anche l’alto tasso di suicide è reale. Nel 2012, la media annua di suicidi aveva raggiunto il centinaio. 

    Alcune voci affermano che nel diciannovesimo secolo, la foresta sarebbe stata usata per il rito del ubasute (姥捨て letteralmente "abbandonare una donna anziana"), in cui un infermo o una persona anziana era portata in una montagna, o in un luogo remoto, e lasciato lì a morire, per disidratazione, fame o esposizione al freddo.

  • Pur essendo un film di finzione, Jukai – La foresta dei suicidi è in parte ispirato a eventi reali, dato che in certi anni il tasso di suicidi nella foresta è stato molto alto. Una delle ipotesi sull’origine di questa macabra usanza è rintracciabile in un romanzo del 1961 firmato da Seicho Matsumoto, Nami no To (La torre delle onde), in cui una coppia si suicida proprio nella foresta. Da quell’anno, il tasso di morti a Aokigahara è sensibilmente aumentato. A rincarare la dose è arrivato poi l’autore Wataru Tsurumi, che nel 1993 cita la foresta come “il posto perfetto per commettere un suicidio” nel suo Manuale completo del suicidio.

    Attualmente, ci sono molti volontari (come Michi) e pattuglie di sorveglianza a ogni entrata e uscita della foresta. Il territorio è disseminato di poster con pensieri positivi e riflessioni sulla sensatezza dell’esistenza, oltre che al numero dell’assistenza psicologica per chi soffre di depressione e pensieri suicidi.  

  • La risposta breve è: no. C’è molta aneddotica a riguardo, ma nessuna evidenza scientifica. In molti casi, crescendo insieme, condividendo da coetanei esperienze simili e assomigliandosi, è comune che molti gemelli condividano le stesse emozioni riguardo l’ambiente che li circonda. La telepatia e la connessione spirituale tra Sara e Jess dunque, il “rumore di fondo” che testimonia la reciproca esistenza, esiste solo nel film creato da Zada e nell’opera di numerosi scrittori (Alexander Dumas tra i primi) e registi.

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