Il quarto processo, la docuserie Netflix racconta un vero calvario giudiziario durato 22 anni

Sean K Ellis ha trascorso ventidue anni della sua vita in prigione per un omicidio che non ha commesso: Il quarto processo è la docuserie Netflix che racconta l'inter giudiziario (ancora non concluso) che ha dovuto affrontare per provare la sua innocenza.

Sarà un serie di otto episodi dal taglio documentaristico a ripercorrere la drammatica vicenda giudiziaria di Sean K. Ellis, giovane uomo afroamericano finito in galera per oltre vent'anni per un omicidio che non ha commesso; una verità emersa dopo una lunga e ancora non conclusa vicenda processuale. Il progetto s'intitola Il quarto processo, in riferimento all'ennesimo procedimento giudiziario che l'uomo potrebbe dover sostenere per proclamare definitivamente la sua innocenza (e chiedere risarcimento per quanto ha dovuto subire).

La vera storia di Ellis non potrebbe essere più attuale di così e promette di far molto discutere negli Stati Uniti in cui le statistiche raccontano che gli afroamericani non solo sono vittime di aggressioni ingiustificate da parte dalla polizia, ma spesso diventano il capro espiatorio ideale per omicidi irrisolti. Il quarto processo infatti promette di avere un respiro più ampio del semplice legal drama di taglio documentaristico, ricostruendo sulla base delle testimonianze dei protagonisti l'intero sistema politico e giudiziario di una città come Boston, di si denuncia da anni il sistematico apparato di corruzione e omertà che circonda l'operato della polizia.

Un sistema ben oliato, dai cui ingranaggi tenta di uscire ormai da anni il protagonista di questa storia. 

La storia vera di  Sean K. Ellis

Correva l'anno 1993 quando a Boston venne ucciso un agente caucasico del dipartimento di polizia locale di nome John Mulligan. L'uomo era stato freddato da cinque colpi di arma da fuoco mentre dormiva nella sua auto di servizio, indossando l'uniforme. Mulligan aveva alle spalle una sequenza di lamentele e denunce presentate dalla popolazione di Boston al locale commissariato ed era già stato inserito nella lista interna degli agenti problematici. Era insomma odiato da molti per i suoi modi rozzi e il suo uso indiscriminato della violenza. Il suo corpo è stato crivellato da cinque colpi a distanza ravvicinata, con una dinamica che suggerisce come l'assassino abbia aperto la portiera del veicolo su cui dormiva e, senza svegliarlo, gli abbia sparato da distanza ravvicinata. Secondo gli esperti le modalità di uccisione suggeriscono un'esecuzione attuata da qualcuno che si era inimicato, magari proprio con il suo uso controverso della forza. 

Pochi giorni dopo dell'omicidio vengono invece accusati a sorpresa due ragazzi, tra cui anche il diciannovenne Sean K. Ellis. Secondo l'accusa avrebbero ucciso l'agente durante una bravata, perché volevano rubargli la pistola. L'opinione pubblica e la comunità afroamericana però dubitano della veridicità della ricostruzione, così come sorgono perplessità dentro lo stesso dipartimento di polizia. Le prove comincia a spuntare a settimane di distanza, rinvenute da personale di polizia "fortunato", ma il quadro rimane così indiziario che Ellis non dovrebbe nemmeno andare a processo. Invece viene accusato e condannato, finendo sotto processo per tre volte in un solo anno.

NetflixSean K Ellis e il suo avvocato parlano con i giornalisti
Il caso giudiziario di Sean K. Ellis non si è ancora chiuso definitivamente, nonostante le tante prove a discolpa

Ellis sconta ventidue anni di carcere, mentre tre dei detective incaricati del suo caso verranno processati e condannati per crimini quali la fabbricazione di prove false e la manipolazione di testimonianze e verbali. La teoria sostenuta dalla difesa durante i processi dell'esistenza di una cospirazione della polizia ai danni di Ellis diventa sempre più concreta e l'uomo riesce a ottenere la libertà. Tuttavia pende sulla sua testa il rischio concreto di dover affrontare un quarto processo per l'assassinio di Mulligan. 

Una docuserie dal taglio personale e politico 

Il regista Rémy Burkel e il produttore esecutivo Jean-Xavier de Lestrade tornano a curare un progetto che è destinato a far molto parlare di sé, come la loro precedente, controversa opera documentaristica The Staircase, che analizzava nel dettaglio il fallimento di un sistema giudiziario corrotto e inefficiente. 

L'intera serie sarà disponibile su Netflix a partire dal 22 novembre 2020.

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