Trainspotting 2: il monologo di Renton e cosa può significare

Cloud Eight Films Renton, Spud, Begbie e Sick Boy tornano in Trainspotting 2

Promesse tradite, malinconia, rimpianti, un passato che non si cancella e un presente incerto: il monologo di Renton in Transpotting 2 è una miscela di emozioni contrastanti. Ma qual è il suo significato?

T2 Trainspotting (conosciuto semplicemente come Trainspotting 2) aveva un obiettivo veramente ambizioso. Uscita nel 2017, la pellicola diretta da Danny Boyle voleva riprendere il filo del discorso lasciato in sospeso alla fine del primo film del 1996, tornando a indugiare sulle vite di Renton, Sick Boy, Begbie e Spud.

Ispirato a Porno, libro di Irvine Welsh che rappresenta il seguito dell’originale Trainspotting, il film voleva replicare l’impatto emotivo della pellicola precedente. Il punto di inizio, in ogni caso, era rappresentato dallo splendido monologo finale che il protagonista, Mark Renton (Ewan McGregor), recitava alla fine di Trainspotting. Un monologo nel quale il personaggio “sceglieva la vita”, e in maniera più o meno inconsapevole rinunciava alla sua esistenza fatta di droga ed eccessi per indirizzarsi verso un qualcosa di più normale, dominato da comodità e apparenti agiatezze.

Comincia da qui, allora, l’analisi che porta a commentare il monologo di Trainspotting 2, che cercava di riprendere in qualche modo quanto interrotto da Renton ben 20 anni prima.

In che contesto si colloca il monologo di Renton in Trainspotting 2?

La storia di Trainspotting 2 si svolge nel presente, ma è ben radicata nel passato. A 20 anni di distanza dalle vicende del primo film, l’ormai 46enne Mark Renton vive ad Amsterdam e passa le sue giornate in palestra. Ed è proprio qui che, un giorno, è vittima di un attacco cardiaco.

Con un matrimonio fallito e sostanzialmente senza lavoro, Renton sceglie di tornare a Edimburgo. Qui incontra nuovamente in circostanze più o meno amichevoli Spud (Ewen Bremner) e Simon (Jonny Lee Miller), oltre che Veronika (Anjela Nedyalkova). Quest'ultima è la ragazza di Simon (che non si fa chiamare più Sick Boy), e sarà protagonista della sequenza del monologo insieme a Renton.

Il discorso si tiene a circa metà del film. Dopo il primo riavvicinamento traumatico, Renton e Simon sono tornati di nuovo in sintonia, spinti soprattutto da un passato fatto di troppi ricordi condivisi. E proprio i due amici, insieme a Veronika, sono in cerca di soldi per avviare un nuovo bordello, da nascondere sotto la facciata di un centro benessere.

Durante una cena, Veronika chiede a Mark cosa significhi “Scegli la vita”, frase che Simon pronuncia molto spesso. E da qui prende il via il monologo di Renton.

Scegli la vita, Veronika: il monologo completo in italiano e inglese

Renton e Veronika sono seduti al tavolo di un ristorante. Le cose sembrano andare bene per i protagonisti, impegnati nella loro nuova iniziativa “imprenditoriale”. La presenza ingombrante di Begbie (Robert Carlyle), desideroso di vendetta nei confronti di Mark per i fatti di 20 anni prima, si paleserà completamente solo nella seconda metà del film. Nel mentre, Spud inizia a pensare che scrivere dei suoi ricordi e delle sue esperienze sia un buon piano per uscire definitivamente dalla tossicodipendenza.

Quando Veronika chiede a Mark cosa significhi “scegli la vita”, il protagonista rimane un po’ sconcertato. Sia lui che lo spettatore che ha già visto Trainspotting sanno quanto quella frase sia stata importante nella sua esistenza. E da qui parte lo sfogo del personaggio interpretato da Ewan McGregor, che non sembra risparmiare nessun aspetto della società moderna.

Questa è la versione originale del monologo, cui segue la trascrizione in inglese:

"Choose life" was a well-meaning slogan from a 1980s anti-drug campaign. And we used to add things to it. So I might say, for example, choose... Designer lingerie in the vain hope of kicking some life back into a dead relationship. Choose handbags. Choose high-heeled shoes. Cashmere and silk to make yourself feel what passes for happy. Choose an iPhone made in China by a woman who jumped out of a window, and stick it in the pocket of your jacket fresh from a South Asian firetrap. Choose Facebook, Twitter, Snapchat, Instagram and a thousand other ways to spew your bile across people you've never met. Choose updating your profile. Tell the world what you had for breakfast and hope that someone, somewhere cares. Choose looking up old flames, desperate to believe that you don't look as bad as they do. Choose live-blogging from your first wank to your last breath. Human interaction reduced to nothing more than data. Choose ten things you never knew about celebrities who'd had surgery. Choose screaming about abortion. Choose rape jokes, slut shaming, revenge porn, and an endless tide of depressing misogyny. Choose 9/11 never happened, and if it did, it was the Jews. Choose a zero-hour contract and a two-hour journey to work, and choose the same for your kids, only worse. And maybe tell yourself it's better that they never happened. And then sit back and smother the pain with an unknown dose of an unknown drug made in somebody's fucking kitchen. Choose unfulfilled promise and wishing you'd done it all differently. Choose never learning from your own mistakes. Choose watching history repeat itself. Choose the slow reconciliation towards what you can get rather than what you always hoped for. Settle for less and keep a brave face on it. Choose disappointment. And choose losing the ones you loved. And as they fall from view, a piece of you dies with them. Until you can see that one day in the future, piece by piece, they will all be gone. And there'll be nothing left of you to call alive or dead. Choose your future, Veronika. Choose life.

Di seguito, invece, proponiamo la versione italiana del monologo. Il doppiaggio di Renton è a cura di Christian Iansante, come nel primo Trainspotting. Veronika è interpretata da Joanna Baszak:

"Scegliete la vita" era un ben intenzionato slogan di una campagna antidroga degli anni ’80. E noi ci aggiungevamo altre cose. Magari, dicevo per esempio scegli biancheria intima firmata, nella vana speranza di dare una botta di linfa vitale a una relazione defunta. Scegli le borse, scegli le scarpe con i tacchi, cachemire e la seta, così sentirai quello che spacciano per felicità. Scegli un iPhone fatto in Cina da una donna che si è buttata dalla finestra, e mettilo nella tasca della giacca, fresca di una fabbrica di schiavi del sud-est asiatico. Scegli Facebook, Twitter, Snapchat, Instagram e mille altri modi per vomitare la tua bile contro persone mai incontrate. Scegli di aggiornare il tuo profilo, di al mondo cos’hai mangiato a colazione e spera che a qualcuno da qualche parte freghi qualcosa. Scegli di cercare vecchie fiamme, augurandoti caldamente di non essere inguardabile come loro. Scegli di scrivere un live blog dalla prima sega fino all’ultimo respiro, l’interazione umana ridotta a niente più che dati. Scegli 10 cose sconosciute sulle celebrità che hanno fatto la plastica. Scegli di strepitare sull’aborto, scegli battute sullo stupro, di sputtanare, il porno per vendetta e un’ondata infinita di deprimente misoginia. Scegli che l’11 settembre non è mai successo e semmai che sono stati gli ebrei, scegli un contratto a zero ore, un viaggio casa lavoro di due ore, e scegli lo stesso per i tuoi figli ma peggio, e magari di a te stesso che era meglio se non nascevano. E poi sdraiati, e soffoca il dolore con una dose sconosciuta di una droga sconosciuta fatta in una qualche fottuta cucina. Scegli le speranze non realizzate, desiderando di aver agito diversamente. Scegli di non imparare mai dai tuoi errori. Scegli di osservare la storia che si ripete. Scegli di riconciliarti lentamente con quello che puoi ottenere, invece di quello che hai sempre sperato. Accontentati di avere meno e fai buon viso a cattiva sorte. Scegli la delusione, scegli di perdere le persone care e quando spariscono dalla vista un pezzo di te muore con loro, finché non vedrai che un giorno, nel futuro, una per volta saranno sparite tutte e di te non rimarrà niente né di vivo né di morto. Scegli il futuro. Scegli la vita!

Qual è il significato del discorso di Renton?

Per analizzare il significato del monologo di Renton in Trainspotting 2, sembra inevitabile effettuare un paragone con le parole citate dallo stesso protagonista nel film precedente.

Nella sequenza finale di Trainspotting, Mark guardava al futuro. “Diventerò esattamente come voi”, pensava, mentre passava in rassegna tutte le comodità della vita borghese e si riprometteva di tirare avanti lontano dai guai. Una promessa da mantenere "fino al giorno in cui morirai".

Cosa succede, però, quando alle intenzioni seguono le azioni? Tutta la trama di Trainspotting 2 sembra virare attorno a questa domanda. E la risposta pare essere: niente di buono. Perché nonostante gli sforzi fatti da Mark, nonostante la sua presenta voglia di uniformarsi, le circostanze lo hanno riportato esattamente al punto di partenza. A Edimburgo, ai suoi amici, alle droghe.

E Renton sembra comunque consapevole di tutto ciò. “Scegli di non imparare mai dai tuoi errori. Scegli di osservare la storia che si ripete”, dice a Veronika. Ne sembra consapevole anche quando torna a provare l’eroina insieme a Simon, mentre Spud li osserva cercando di resistere alla tentazione.

Se quello della storia che si ripete è il primo tema del monologo, il secondo è la critica alla società e alle sue comodità. Che questa volta non vengono viste come una meta da raggiungere, ma come una cosa da criticare. Ma anche in questo caso, pare giusto dire che Renton la critica peggiore sembra riservarla a se stesso. Perché se da una parte disprezza Snapchat e compagnia, dall’altra è il primo a utilizzare i filtri per le foto dello smartphone durante i selfie scattati insieme a Simon.

Insomma, laddove il discorso del primo Trainspotting parlava di futuro, prospettive, perfino speranze, il monologo di Trainspotting 2 è fatto di promesse tradite, un presente incerto e la consapevolezza che il passato non si può cambiare. È il discorso di una persona ormai cresciuta, arrivata alle soglie dei 50 anni, che si guarda indietro e scopre che scegliere la vita non è poi una cosa così semplice. D'altra parte, l'intera sequenza può essere interpretata anche come un semplice lamento di una persona matura, che non comprende i cambiamenti della società e non ha altra scelta che criticare tutto ciò che non capisce.

Interpretazioni a parte, questa inquietitudine di fondo lascia il protagonista come "incastrato" nel presente. Lo si intuisce nel finale del film, quando Renton sembra fare definitivamente pace con se stesso, rientra nella cameretta della casa dei suoi genitori, mette su un vecchio disco di Iggy Pop e si lascia andare, in un evocativo parallelo col primo Trainspotting.

Vi è piaciuto Trainspotting 2? Che ne pensate del discorso di Renton?

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