I più bei discorsi d'addio al funerale di Gigi Proietti

Ufficio stampa Rai Un primo piano di Gigi Proietti

Da Enrico Brignano e Paola Cortellesi a Edoardo Leo e Walter Veltroni, l'addio all'attore, scomparso a 80 anni nel giorno del suo ottantesimo compleanno, ha fatto "sbrilluccica' de lacrime e ricordi" amici, famigliari e semplici ammiratori.

I funerali di Gigi Proietti sono stati intensi e commoventi.

Il feretro dell'amatissimo attore, morto a 80 anni nel giorno del suo compleanno, è partito dal Campidoglio e ha sfilato lungo i Fori, Via del Corso e Via del Tritone per arrivare nel cuore di Villa Borghese, al Globe Theatre che Proietti ha voluto e diretto per anni e che ora prenderà il suo nome.

È avvenuto proprio qui il saluto degli amici e dei famigliari, degli artisti e dei colleghi, trasmesso in una lunga ed emozionante diretta televisiva da Rai 1.

Gli addii più strazianti all'eterno Mandrake di Febbre da cavallo sono quelli di Enrico Brignano, Paola Cortellesi, Edoardo Leo e Walter Veltroni.

Enrico Brignano

Brignano ha frequentato l'Accademia per giovani comici creata da Proietti.

È per questo motivo che gli è "difficile trovare la forza di salutare te, che mi hai aperto la porta dei sogni, che sei stato il mio mentore per eccellenza, che in tutti noi allievi hai ispirato desiderio di emulazione, ma allo stesso tempo ci hai insegnato ad essere noi stessi".

Maestro mio, è arrivato il momento dei saluti.

L'attore gli chiede perdono "ma dopo il 'non ci sei' non riesco a mettere il 'più'".

Sei stato il nostro riparo ogni volta che ne avevamo bisogno.

Il ricordo va a quell'aprile del 1988, la prima volta che lo incontrò e lo vide da vicino.

Ti ho amato senza remore, senza infingimenti, cercando di assorbire ciò che potevo ogni volta che ti avevo vicino. Vederti sul palcoscenico è sempre stato un privilegio, per tutti. E un dono per chi spera di fare questo mestiere. Grazie, Gigi. Eri e sei pura luce.

Paola Cortellesi

L'attrice legge una lettera indirizzata a Sagitta, Susanna e Carlotta, le tre donne che sono state "accanto ad un gigante come Gigi".

Lei è soltanto "una di tutti gli altri, per molto tempo un'estranea", eppure "ho ricordi indelebili legati a Gigi, episodi che hanno scandito la mia vita".

Cortellesi "incontra" Proietti la prima volta a 5 anni: consuma la cassetta dello spettacolo A me gli occhi please, ascolta a ripetizione la canzone "Le melle".

In casa ripetevo a memoria tutti i passaggi. Non potevo conoscere l'Amleto, ma avevo idea che fosse una storia tanto allegra mentre citavo le frombole e i dardi dell'avversa fortuna.

La prima volta che si è commossa, da bambina, è stato proprio sulle note della "Vita in osteria".

È quello che definisce un "colpo basso" a livello emotivo, "pari solo a Heidi che ritrova il nonno".

C'hai la pensione e du' sordi da parte
Li fiji ormai ce l'hai sistemati
Si nu' li vedi è che c'hanno da fa'.

Quando i genitori la portano a vederlo in teatro, è un'epifania.

Ricordo nitidamente il momento in cui in platea, al Sistina ho capito che avrei tanto voluto fare questo mestiere. Pensa che guaio, dirà qualcuno, ma per me è la vita e la strada, senza saperlo, me l'ha indicata lui.

Proietti è stato un "patrimonio comune e ispirazione per molti", ma per lei è stato soprattutto un autentico privilegio poterlo conoscere nel privato, lavorare al suo fianco, ridere con lui.

Quello di poter passare ogni tanto del tempo insieme e godere della sua compagnia, dei suoi racconti esilaranti, della sua genialità. Ridere a crepapelle senza ritegno insieme a un Maestro. Po' esse? Con lui sì, si poteva perché ogni volta aveva la mia età.

L'attrice sottolinea che "ogni suo consiglio, ogni pacca sulla spalla, ogni suo incoraggiamento" è stato "la spinta a far del mio meglio nella vita e in questo mestiere di pazzi".

Gigi è stato "un faro" che "ci ha mostrato l'arte, il sogno, a volte, una strada da percorre".

Oggi a proteggervi, e camminare dietro di voi c'è un esercito di noialtri armato di riconoscenza, che lo amerà sempre e non lo dimenticherà mai.

Edoardo Leo

Uno degli omaggi più toccanti è quello dell'attore e regista, per il quale Proietti "ha incarnato il professionista del mondo dello spettacolo".

Leo usa una parola comune, ripetuta mille volte: grazie.

Grazie, per essere stato un punto di riferimento per molte generazioni di tanti attori e interpreti. Grazie per aver elevato il nostro mestiere a una dignità, raramente toccata prima. Grazie, per essere stato il motivo per cui molti di noi hanno cominciato a fare questo mestiere dopo averti visto sul palcoscenico, perché in tanti hanno sognato senza ammetterlo 'Io da grande vorrei essere come lui', ovviamente senza riuscirci mai. Grazie, perché in tempi in cui ci si affanna nel parlare di cultura, tu la facevi.

A quel punto l'attore cita il sonetto composto da Proietti per ricordare Alberto Sordi, dedicato ad "Albertone" nel 2003 davanti a una folla di oltre 250mila persone.

Starai dicenno: ma che state a fa'?
ve vedo tutti tristi nel dolore.
E c'hai ragione,
tutta la città sbrilluccica de lacrime e ricordi
'che tu non sei sortanto un granne attore,
tu sei tanto di più, sei Gigi Proietti.

Leo modifica e trasforma in versi quell'orazione.

Ti ricordi queste parole? Le hai scritte tu e noi te le rubiamo anche stavolta, perché anche se non ci possiamo abbracciare ci siamo tutti qui a ringraziarti stretti stretti, che tu non sei soltanto un grande attore, sei tanto di più, sei Gigi Proietti.

Walter Veltroni

L'ex sindaco di Roma, già autore dell'orazione funebre per Sordi a San Giovanni, comincia il suo intervento (disponibile integralmente su RaiPlay) con le parole del Riccardo II per ricordare "Er Sor Maestro" Gigi.

Veltroni evidenzia come l'Italia intera abbia "pensato che la morte di Gigi fosse troppo".

È come se qualcuno, chissà dove, si accanisse con un eccesso di perfidia a sfilarci le persone che ci regalano i momenti più belli della vita. Un sorriso, un pensiero, uno di quelli che non è mai soddisfatto.

Se oggi fosse un giorno qualsiasi, Veltroni ne è certo, "lontano da questa guerra combattuta contro un cavaliere bianco inciprignito e invisibile, per Gigi sarebbe venuta qui tutta Roma".

Sarebbero venute le signore della Garbatella o del Tufello, quelle che affacciate alla finestra commentano le cose del giorno del quartiere. Sarebbero venuti i vigili urbani, quelli maschi e col fischio. E i carabinieri con la loro divisa e il loro senso dell'umano dovere. I vetturini e i pensatori, i macellai come Manzotin e i musicisti più colti e raffinati.

Proietti "ha lavorato per tutti", "si beava del suono e degli occhi di chi aveva davanti" e ha esaltato il "valore liberatorio, iconoclasta e quasi rivoluzionario" delle risate che procurava nel pubblico.

La sua arte è stata sempre in perfetto equilibrio tra cultura del popolo e cultura d'élite perché "Gigi era un uomo colto, aveva letto e studiato, pensato e scritto".

Ha cercato come un rabdomante per la sua vita di coniugare qualità e pubblico. Non accettava che le cose belle dovessero essere riservate solo a chi, spesso per ragioni di classe, aveva gli strumenti per decodificarle. Era un intellettuale popolare, colto e semplice, in coerenza con i suoi valori e le sue idee di uomo di sinistra e del popolo.

Veltroni ripercorre l'esperienza del Don Giovanni di Mozart organizzato a Piazza del Popolo con Gianluigi Gelmetti e fa scoppiare in una sonora risata la sala quando racconta un aneddoto che a Proietti era stato forse riferito da Nicola Piovani.

In una strada di Trastevere, in uno di quei condomini in cui al piano terra ci sono due portoncini dirimpetto, una volta uno mise sulla porta un innocente cartello con su scritto semplicemente: 'Vendo la mia chitarra'. L'altro, eroe sconosciuto, attaccò il suo con su scritto: 'Era ora li mortacci tua'.

Quello del Globe è stato un miracolo: il "tuo teatro, il teatro di Shakespeare, che come te morì nel giorno del suo compleanno".

Come ha scritto sul Corriere, con la morte di Gigi Proietti ora Roma ha un colle in meno.

Dopo la cerimonia laica al Globe, il carro funebre ha attraversato tutti i luoghi del centro storico fino a Piazza del Popolo, dove è stato celebrato il rito delle esequie alla Chiesa degli Artisti.

La sindaca Virginia Raggi ha proclamato lutto cittadino per quell'uomo a cui veniva "il magone quando dovevo lasciare Roma per un lungo periodo di tempo, ma ora ho imparato: mi porto una foto o chiamo un amico".

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