Matrix è reale? Vivere in una simulazione è davvero possibile?

Warner Bros. Una sequenza tratta da Matrix, film del 1999

Scegliere tra pillola rossa o pillola blu non sarebbe solo un problema del signor Anderson: anche la nostra vita di tutti i giorni potrebbe essere il risultato di una simulazione. Ecco un rapido riepilogo delle opinioni più autorevoli in merito.

Uno dei temi fondanti di Matrix, soprattutto del primo film della trilogia, e la sempre maggiore consapevolezza che il protagonista Neo ha nei confronti del mondo in cui si trova. Un mondo che, sotto la sua facciata apparentemente reale, si rivela essere invece una grande simulazione governata da sofisticate intelligenze artificiali.

Un’idea sicuramente affascinante e che ha appassionato milioni di spettatori in tutto il mondo. Ecco, il tutto diventa forse meno affascinate e più inquietante se ci si pone la seguente domanda: e se anche noi stessimo vivendo all’interno di una simulazione?

In questo articolo verranno riepilogate le opinioni più autorevoli in merito, per cercare di capire se il pericolo di sentirsi come Alice che ruzzola nella tana del Bianconiglio è davvero in agguato.

Che cosa vuol dire “Reale”? Dammi una definizione di “Reale”

È bene iniziare dai fatti: secondo un articolo apparso su Scientific American, le possibilità che l’esistenza di miliardi di persone stia avvenendo all’interno di una simulazione computerizzata è del 50%. Le stesse che si hanno quando si lancia una moneta e si sceglie testa o croce.

La maggior parte delle teorie che rimandano a questo scenario prendono spunto dal lavoro del filosofo Nick Bostrom, che nel 2003 ha pubblicato il saggio: “Are we living in a computer simulation?” (il testo è visionabile a questo link). Nel contributo, è possibile leggere:

Sostengo che almeno una delle tre seguenti affermazioni sia vera: 1) La specie umana molto probabilmente si estinguerà prima di raggiungere la fase “post-umana”. 2) È improbabile che una possibile civiltà post-umana eseguirà un certo numero di simulazioni della sua storia evolutiva (o variazioni della stessa). 3) Stiamo quasi certamente vivendo in una simulazione computerizzata. Pertanto, ne segue che la possibilità significativa che un giorno diventeremo post-umani capaci di rivivere le simulazioni delle vite dei nostri antenati è falsa, a meno che non stiamo davvero vivendo in una simulazione.

Tralasciando il discorso sul rivivere le vite dei nostri antenati, che in qualche modo ricorda tanto una delle dinamiche narrative dei videogiochi di Assassin’s Creed (che sarà protagonista anche di una serie su Netflix), rimane il problema di fondo. Ovvero, la vita di ogni giorno potrebbe essere il risultato di una serie di calcoli al computer. L’argomento, segnala IGN, alla fine ricade all’interno di una situazione con due scenari possibili.

Se la razza umana non è in grado di creare una simulazione di vita sfruttando esseri senzienti, allora le probabilità che la nostra vita sia tutta una messinscena computerizzata aumentano. Perché se fossimo davvero all’interno di una simulazione, non saremmo in grado di crearne una. L’astronomo David Kipping spiega che servirebbe troppa potenza di calcolo per fare ciò. Se però la razza umana è in grado di creare una simulazione, l’impostazione di Bostrom e Kipping cade, e quindi le probabilità di vivere all’interno di un universo computerizzato diminuiscono.

In entrambi i casi, chi può dire veramente cosa è “reale” e cosa no?

Quindi il cucchiaio non esiste. Dobbiamo preoccuparci?

Se si prende per buono che la nostra vita è una simulazione, è bene cercare di capire di che tipo di simulazione si sta parlando. Discover Magazine sottolinea che il professor John D. Barrow, nel 2007, ha provato a rispondere a questa domanda.

Secondo Barrow, la simulazione in cui ci troviamo sarebbe imperfetta. Alcuni aspetti della natura che in teoria dovrebbero essere statici – come la velocità della luce – starebbero derivando dai loro valori costanti. Il fisico nucleare Silas Beane espande questo concetto affermando:

Se siamo davvero in una simulazione, allora quelle che conosciamo non sono le vere leggi della natura, ma un qualche tentativo dei simulatori di proporre leggi artificiali. È un pensiero deprimente!

Insomma, il pensiero che tutto quello che sappiamo sulla natura o sul mondo sia sbagliato – o solo parzialmente corretto – potrebbe mettere in crisi l’intero scibile umano. In altre parole: il cucchiaio è reale, oppure non esiste e può essere piegato a proprio piacimento?

Il sistema è il nemico. E anche le ragazze col vestito rosso

Girovagando per i meandri di internet, ci si imbatte in altre formulazioni della teoria secondo la quale la nostra vita non è altro che una simulazione in stile Matrix. In questo thread di Quora, ad esempio, l’utente Tom Conway introduce nella discussione il concetto di iper-normalizzazione. Citando le sue parole:

La società moderna è piena di gente e politici che non fanno altro che ingannare altre persone che non fanno altro che guardare programmi televisivi senza senso e talk show indecenti […] La lista potrebbe andare avanti per tutto il giorno, ma non ci chiediamo mai se tutto questo sia giusto o sbagliato, perché siamo iper-normalizzati. Ogni outsider che vive ai margini della società può capirlo. […] Si tratta di una sorta di Matrix, che può essere inteso come uno strato di normalizzazione che copre i nostri occhi per non farci vedere in che razza di società incasinata e zeppa di bugie viviamo.

A questa lettura – più sociologica che metafisica – si aggiunge quella di Elon Musk. Secondo il fondatore di Tesla, la probabilità di vivere davvero in una realtà “vera” è una su un miliardo (lo si può leggere in questo articolo del 2016 di The Verge).

La sempre maggiore introduzione di tecnologie sofisticate all’interno delle nostre vite potrebbe portarci, molto presto, ad avere a che fare con simulazioni letteralmente indistinguibili dalla vita reale. E se queste simulazioni sono in grado di possedere esseri senzienti, fino ad avere una situazione in cui le simulazioni sono in numero maggiore degli stessi esseri senzienti, allora non sarebbe giusto parlare di una vita totalmente computerizzata?

Vista da questa angolazione, la faccenda sembra davvero molto simile alle parole pronunciate da Morpheus nel primo Matrix:

Matrix è un sistema, Neo. E quel sistema è nostro nemico. Ma quando ci sei dentro ti guardi intorno e cosa vedi? Uomini d'affari, insegnanti, avvocati, falegnami... le proiezioni mentali della gente che vogliamo salvare. Ma finché non le avremo salvate, queste persone faranno parte di quel sistema, e questo le rende nostre nemiche. Devi capire che la maggior parte di loro non è pronta per essere scollegata. Tanti di loro sono così assuefatti, così disperatamente dipendenti dal sistema, che combatterebbero per difenderlo. Mi stavi ascoltando, Neo, o guardi la ragazza col vestito rosso?

E alla fine, forse, l’ignoranza è un bene

Le tante teorie che sembrano indicare il fatto che la nostra vita non è altro che una simulazione in stile Matrix si scontrano tutte su uno scoglio: potremmo non sapere mai se siamo o no all’interno di uno scenario computerizzato.

Lo afferma il fisico e filosofo Marcelo Glesier, che dalle pagine di New Scientist ha confessato che le nostre capacità e conoscenze tecnologiche al momento sono troppo basiche per riuscire a sciogliere tale dilemma.

Questo perché se siamo davvero all’interno di una simulazione, gli scienziati non possono avere una minima idea delle leggi che governano “il mondo vero”. E non sanno nemmeno quali siano le intenzioni di chi governa la nostra simulazione. Vogliono solo divertirsi osservandoci, come in una sorta di The Truman Show, oppure ci usano per trarre energia elettrica, come suggeriva il film con Keanu Reeves?

Se il pensiero che l'esistenza sia assimilabile a quella di una semplice pila AAA è terrificante, c’è una via per placare il proprio animo inquieto. La stessa a cui arriva Cypher, che in una scena di Matrix diventata iconica confessa all’Agente Smith:

Dopo nove anni sa cosa ho capito? Che l’ignoranza è un bene.

Che ne pensate? Secondo voi siamo davvero tutti all’interno di una simulazione in stile Matrix?

Se le elucubrazioni metafisiche non fanno per voi, allora potreste concentrarvi sul nuovo capitolo della saga di Trinity e Neo. Secondo una teoria affascinante, il signor Anderson nel prossimo film potrebbe addirittura essere il nuovo Agente Smith.

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