Come un delfino: la storia vera a cui è ispirata la fiction con Raoul Bova

Sanmarco srl/Mediaset Un primo piano di Raoul Bova in una scena della fiction Come un delfino

L'attore è protagonista e produttore della serie basata sulla carriera di Domenico Fioravanti, campione di nuoto costretto a ritirarsi a causa di una ipertrofia cardiaca: ma quella di "Fiore" non è la sola storia vera presente nella fiction...

Protagonista, ideatore e produttore: Raoul Bova ha creduto e si è immerso totalmente in Come un delfino, la serie in due stagioni andata in onda in anteprima l'1 e il 2 marzo 2011 su Canale 5.

Come un delfino è una faccenda molto personale per l'attore, ex campione di nuoto (categoria 100 dorso a 16 anni) cresciuto nella gloriosa Aurelia di Roma.

La FIN (Federazione Italiana Nuoto) ha partecipato attivamente al progetto, mettendo a disposizione strutture sportive di eccellenza come lo Stadio del Nuoto realizzato per i Mondiali del 2009.

La produzione ha girato non solo a Roma, al Parco della Mistica, ma anche in Sicilia e nelle isole Eolie.

Grazie alla regia di Stefano Reali (che tornerà a dirigere Bova in Angeli - Una storia d'amore), al cast che include Barbora Bobulova, Tony Sperandeo, Ricky Memphis, Maurizio Mattioli, Paolo Conticini, e alle musiche composte, arrangiate e dirette da Ennio Morricone, Come un delfino ha avuto un grande successo di pubblico e si è guadagnato un rinnovo per una seconda stagione di quattro episodi, trasmessa nel 2013.

Ma forse non tutti sanno che la fiction è basata su due storie realmente accadute.

Come un delfino si ispira parzialmente alla vicenda di Domenico Fioravanti, ex nuotatore che nel 2004 fu costretto a ritirarsi a causa di una ipertrofia cardiaca.

Fioravanti è stato il primo italiano a diventare campione olimpico nel nuoto in corsia e primo atleta tricolore a vincere la combinata 100 e 200 metri rana alle Olimpiadi di Sydney 2000.

Bova ha spiegato che Come un delfino è ispirato proprio alla sua carriera.

Io ho nuotato per 16 anni, iniziando quando ne avevo solo quattro. Ero anche promettente come atleta, poi il destino mi ha portato verso un'altra professione, quella dell'attore, ma il mio sogno sarebbe stato di partecipare a Mondiali e Olimpiadi...

Nato a Novara nel 1977, Domenico Fioravanti comincia la carriera con l'allenatore federale Paolo Sartori nella Libertas Nuoto Novara. Nel 1999 passa nelle file dell'esercito all'interno delle Fiamme Gialle e si specializza nella rana sui 100 e 200 metri.

Dopo i primi titoli nazionali e continentali, la consacrazione arriva con la medaglia d'argento vinta ai Mondiali in vasca corta di Hong Kong nei 100 rana, la vittoria nei 100 metri agli Europei in vasca lunga di Helsinki e con il doppio oro ai Giochi olimpici di Sydney.

È una doppietta mai realizzata prima nella storia delle Olimpiadi, che vale a Fioravanti l'ingresso nella Swimming Hall of Fame come uno dei più grandi nuotatori della storia.

"Il Fiore che non ti aspetti è il primo a sbocciare", scrive Roberto Perrone sul Corriere della Sera il 18 settembre del 2000 per celebrare quell'oro che cambia la storia del nuoto italiano.

Nel 2000 il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, lo premia con la nomina di Cavaliere all'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Il biolimpionico prosegue il lavoro con l'allenatore Alberto Castagnetti ma ha la prima battuta d'arresto nel 2002, quando è costretto a subire un'operazione chirurgica che gli compromette l'intera stagione.

Durante la preparazione per i Giochi olimpici di Atene 2004, Fioravanti fa la scoperta che stravolge completamente la sua vita: gli viene diagnosticata una cardiomiopatia ipertrofica.

Si tratta di una malattia genetica che determina l'aumento di spessore delle pareti del cuore. Il ventricolo sinistro ha minore elasticità e pompa meno sangue.

Poco dopo la visita eseguita all'ospedale Galliera dal dottor Paolo Spirito (al quale la famiglia del ranista farà causa per aver violato la legge sulla privacy), il Coni gli impone lo stop. La "non idoneità" per gareggiare è un fulmine a ciel sereno. Tutto finisce di colpo.

In modo prematuro, il piemontese di Trecate è costretto a interrompere la carriera in vasca appena 26enne. In un'intervista concessa a Zeta Luiss, Domenico ricorda quanto sia stato difficile e complicato superare quel periodo.

Sono passato dall'essere un atleta 24 ore al giorno a lasciare lo sport che amavo. In un attimo. Per fortuna il tempo è servito a metabolizzare e comprendere cosa davvero conta nella vita.

Quella sensazione di vuoto è stata raccolta dai giornalisti Giorgio Burreddu, Fabio Cola ed Alessandra Giardini nel libro Vuoto a vincere: Cabrini, Panatta, Chechi e altri campioni dello sport raccontano la paura dopo il successo.

Il volume raccoglie le testimonianze di "fragilità assoluta" di grandi campioni dello sport italiano, da Adriano Panatta e Jury Chechi ad Andrea Lucchetta e, appunto, Domenico Fioravanti.

Le sue parole sono significative.

Il problema dello sport è che nessuno ti prepara al dopo. Non sai che è tutto molto breve, non sai che non ne avrai tante di giornate più belle della tua vita da goderti.

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Dopo una breve esperienza politica (nel 2018 si è candidato alle elezioni tra le fila del Movimento 5 Stelle, in lizza in un collegio uninominale in Piemonte, senza essere eletto), Fioravanti è attualmente imprenditore nel settore sportivo con la Akron (azienda di swimwear e beachwear), testimonial della FIN e inviato Rai in occasione dei più importanti eventi di nuoto.

Domenico è anche volto-simbolo di numerose iniziative sociali e per la salute, come "Ama, vivi, nuota" organizzata da Piscine di Vicenza per promuovere la "cultura dell'acqua" e le campagne dell'Alt, l'Associazione per la lotta alla trombosi.

A vent'anni dall'impresa di Sydney, ricorda quei momenti come qualcosa di straordinario, "che solo qualche mese prima non avrei mai immaginato di poter realizzare". Intervistato da La Stampa, Fioravanti confessa di essere ancora il ragazzo schivo e introverso di allora.

Non sono come il mio amico Rosolino, che è l'opposto di me. Sarebbe stato inutile forzarmi. Non amo i riflettori e non sono un personaggio. Va bene così.

Fioravanti appare in Come un delfino in un breve cameo: è l'assistente del medico che dà parere negativo ad Alessandro (Bova) per il proseguimento dell'attività agonistica.

Oggi Domenico vive a Brescia, è sposato (la moglie è Roberta Fontana: i due si sono sposati nel 2016) e ha una figlia di tre anni, Diletta.

Oltre alla vicenda di "Fiore", Come un delfino ha un'altra fonte d'ispirazione.

I Ragazzi del Sole che nella fiction abitano nell'edificio confiscato alla mafia e trasformato in una casa famiglia sono quelli della Fondazione "'A Voce d'e creature", il ricovero minorile fondato a Napoli, nei quartieri Arenaccia e Poggioreale, da don Luigi Merola.

La sede della onlus è la storica "Villa di Bambù", la lussuosa residenza del boss Raffaele Brancaccio, ragioniere del clan Contini, sequestrata alla fine degli anni '90, confiscata nel 2006 e data in comodato d'uso nel dicembre 2007 alla Fondazione.

Una storia di passione e cittadinanza attiva, sacrificio e forza di volontà.

Proprio come quella di Domenico Fioravanti.

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