Pieces of a Woman con Vanessa Kirby arriva su Netflix: ecco di cosa parla

Il primo film in trasferta americana dell'ungherese Kornél Mundruczó, che vede Martin Scorsese tra i produttori esecutivi, ha fruttato alla strepitosa protagonista Vanessa Kirby la Coppa Volpi a Venezia: ora riuscirà a conquistare gli utenti di Netflix?

"È possibile sopravvivere dopo che si è persa la persona che più si amava?". A questa domanda prova a dare una risposta Pieces of a Woman, l'ottavo lungometraggio del regista ungherese Kornél Mundruczó, alla sua prima trasferta in terra americana.

Il film, che vede la presenza di Martin Scorsese tra i produttori esecutivi, è stato presentato in Concorso a Venezia 77, dove la protagonista Vanessa Kirby ha vinto la Coppa Volpi come miglior interprete femminile.

Ora Pieces of a Woman si presenta al pubblico internazionale con il trailer ufficiale, che potete vedere in apertura di questo articolo, e con la data d'uscita: pandemia permettendo, il film arriverà in cinema selezionati a dicembre (compatibilmente con la riapertura delle sale cinematografiche) e in streaming su Netflix dal 7 gennaio 2021.

Ecco tutto quello che c'è da sapere prima di mettersi alla visione, compresi il cast e le (contrastanti) recensioni.

NetflixIl poster del film Pieces of a Woman
Pieces of a Woman arriva su Netflix

La trama

Ispirato alla storia vera passata da Kornél Mundruczó con sua moglie, la sceneggiatrice Kata Wéber, Pieces of a Woman è la cronaca del lutto e dell'elaborazione del dolore vissuti da Martha e Sean Carson, una coppia di Boston in procinto di avere una figlia.

Quando tutto sembra pronto per il parto che hanno scelto di praticare in casa con un'ostetrica, la bambina muore.

Per la donna è l'inizio di un'odissea lunga un anno, tra la sofferenza provocata dalla devastante perdita, le complicate relazioni con il marito e la madre e il confronto con l'ostetrica, accusata di negligenza e finita in tribunale.

Il cast

La performance di Vanessa Kirby, la principessa Margaret nelle prime due stagioni di The Crown, ha stregato i giurati di Venezia 77.

L'attrice più chiacchierata e apprezzata della Mostra, che nella prima parte del film fa vivere agli spettatori l'esperienza diretta del travaglio girata dal regista con un lungo e disturbante piano sequenza, ha spiegato al Lido che Pieces of a Woman è stata "una delle esperienze cinematografiche più forti della mia vita".

Cercavo un ruolo che mi spaventasse, qualcosa di inquieto. Sono queste le sfide migliori del nostro mestiere perché non sono madre, ma mi sono sentita comunque in dovere di affrontare al meglio questo processo emotivo per tirare fuori il massimo del dolore possibile e restituire ciò che hanno provato le donne con cui ho parlato, includere l'essenza di quella perdita, bambini che rimangono comunque sempre presenti.

Mundruczó ha lasciato agli attori la massima libertà di recitazione, come dimostra l'interpretazione di Shia LaBeouf nei panni del marito, Sean, un operaio edile che è devoto alla moglie ed è elettrizzato dalla prospettiva di allargare la famiglia con una bimba. Ma presto i suoi ponti crollano, senza alcuna spiegazione.

Nelle note di produzione, il regista rivela di aver scelto LaBeouf perché "attenzione, passione, viscere e idee" che mette nei personaggi che costruisce sono incredibili.

Shia e Vanessa, a mio parere, sono una coppia molto sexy. Ho creduto al loro amore in modo assoluto.

Nel cast di Pieces of a Woman spicca anche Ellen Burstyn: l'attrice statunitense è Elizabeth, l'ingombrante madre di Martha.

Una ricca vedova che proviene da una famiglia sopravvissuta all'Olocausto e che non condivide le scelte fatte dalla figlia nel corso della sua vita.

"Quello che vuole – ha spiegato la Burstyn a Venezia – è che Martha sia semplicemente sé stessa".

Vuole che la figlia possa vivere il suo lutto, e sopravvivere come lei ha sopravvissuto.

Mundruczó ha scelto proprio lei perché rappresenta "il cinema americano che amo di più", su tutti Alice non abita più qui.

Il cast è completato da Jimmie Fails, Molly Parker, Sarah Snook, Iliza Shlesinger e Benny Safdie, il regista che con il fratello Joshua ha diretto recentemente Diamanti grezzi, prodotto proprio da Marty Scorsese.

Il regista

Classe 1975, Kornél Mundruczó ha diretto nel 2000 il suo primo film, This I Wish and Nothing More, seguito nel 2002 da Pleasant Days, premiato con il Pardo d'Argento al Festival di Locarno.

Fondatore di Proton Cinema e Proton Theatre, il regista ungherese ha poi realizzato Johanna (2005), Delta (2008), Tender Son (2010), White God - Sinfonia per Hagen (2014) e Una luna chiamata Europa (2017), tutti e cinque presentati in anteprima mondiale al Festival di Cannes, dove White God ha vinto la sezione Un Certain Regard.

Pieces of a Woman nasce come pièce teatrale, una sorta di dialogo tra una madre e una figlia, ed è stato poi trasformato con la moglie Kata Wéber in un film che esplora le varie componenti della maternità.

Kornél e Kata hanno voluto condividere con il pubblico "una delle nostre esperienze più personali", convinti del fatto che "l'arte possa essere la miglior cura per il dolore".

Saremo gli stessi di prima dopo una tragedia? Riusciremo a trovare qualcuno che ci accompagni nella caduta libera del dolore? Il mondo appare capovolto, un luogo in cui non riusciamo più a orientarci. Con Pieces of a Woman volevamo realizzare una storia autentica su una tragedia e su come imparare a convivere con quel dolore. Una perdita sfugge alla nostra comprensione o al nostro controllo, ma porta con sé la capacità di rinascere.

Le recensioni

In media la critica ha accolto positivamente Pieces of a Woman, lodando in particolar modo l'interpretazione "animalesca" e dolente della protagonista Vanessa Kirby.

Chi è rimasto più dubbioso l'ha fatto soprattutto perché la bravura di Kirby e Shia LaBeouf "è troppo mostrata, gridata, esibita sullo schermo", come scrive Emanuela Martini su Cineforum, che sottolinea un altro aspetto poco riuscito del film e suggerito in numerose recensioni.

Mundruczó mette troppa bravura in mostra e troppa carne al fuoco, esibisce il proprio virtuosismo, passando dal realismo esasperato, al mélo, al processuale, tutto concentrato nel giro di pochi mesi, senza riuscire mai a muovere una corda passionale, senza commuoverci. Mai.

Nel complesso, tuttavia, Pieces of a Woman è piaciuto ed è stato salutato dalla critica come uno dei migliori titoli visti a Venezia.

Basterà a conquistare il pubblico di abbonati nel mare magnum del sempre più ricco catalogo Netflix?

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