David Fincher odia il Joker di Todd Phillips...oppure no? Storia di un'intervista finita male

Warner Bros Joker osserva il suo riflesso allo specchio

Hanno fatto discutere le dichiarazioni di David Fincher in merito al film Joker di Todd Phillips, tra i titoloni dei giornali che parlavano di "attacco" e "pesanti critiche". Cosa ha detto davvero il regista di Fight Club? Qualcosa di un po' diverso.

Non si assisteva a una tempesta social a seguito di un'intervista così violenta dai tempi in cui Martin Scorsese osò esprimere un'opinione negativa sul Marvel Cinematic Universe. Ha suscitato lo stesso tipo di clamore l'intervista rilasciata dal regista David Fincher al The Telegraph, realizzata a poche settimane dall'arrivo su Netflix del suo atteso nuovo lungometraggio Mank, dedicato alla travagliata scrittura della sceneggiatura del capolavoro di Orson Welles Quarto Potere.

Cosa c'entra Joker con Quarto Potere, cosa hanno in comune David Fincher e Martin Scorsese? Sostanzialmente una cosa: la potenza riassuntiva ed emotiva di un titolo giornalistico e la scarsa volontà da parte dei lettori di leggere il resto dell'articolo (specie se dietro paywall). Il regista di Fight Club e L'amore bugiardo, così come Martin Scorsese, è noto sia per la sua conoscenza sterminata dell'arte cinematografica sia per l'estrema onestà con cui esprime giudizi percepiti spesso come taglienti. In poche parole: Scorsese e Fincher sono maestri di cinema, grandi conoscitori del loro mestiere e persone poco inclini a indorare la pillola.

Se il soggetto delle loro critiche è un titolo particolarmente amato dal pubblico generalista - esattamente come Joker e il MCU - ci sono tutte le condizioni per una tempesta mediatica perfetta.

Cosa pensa David Fincher di Joker

Ecco come si arriva al giudizio non proprio positivo di David Fincher sul film vincitore del Leone d'Oro a Festival di Venezia 2019 e campione d'incassi: Joker di Todd Phillips. Queste le esatte parole (tradotte il più fedelmente possibile) contenute nella galeotta intervista al cineasta:

Nessuno avrebbe scommesso una lira su Joker se Il cavaliere oscuro non fosse stato il successo che è stato. Non penso che qualcuno avrebbe letto quel materiale e pensato: "Massì, prendiamo Travis Bickle e Rupert Pupkin e fondiamoli insieme, poi intrappoliamo il risultato in un tradimento della malattia mentale e caviamoci fuori un miliardo di dollari". Sono certo che Warner Bros. abbia pensato che con un certo budget e con il cast giusto, con De Niro che fa un giro di giostra, fosse possibile raddoppiare o triplicare gli incassi. Mi è difficile credere però che quel film avrebbe potuto essere girato nel 1999.

Partiamo dai personaggi citati da Fincher: secondo il regista di The Social Network, Todd Phillipps ha creato il suo Joker guardando a Travis Bickle e Rupert Pupkin, ovvero i protagonisti di Taxi Driver e Re per una notte. Niente di nuovo sotto il sole: sin dalla presentazione del film in prima mondiale a Venezia questi riferimenti sono stati ampiamente citati dalla critica, tanto sono palesi.

Warner BrosJoker balla sulle scale a New York
David Fincher non esembra essere rimasto particolarmente impressionato da Joker

Nelle parole di Fincher sembra essere insito un giudizio negativo in come l'operazione è stata portata avanti, sia per mancanza di originalità nel ritrarre il protagonista, sia per come il suo disagio mentale sia usato ora come scusante, ora che mero strumento narrativo. Secondo Fincher insomma per dare al film quell'approccio "forte" nel raccontare l'emarginazione e il dolore del suo protagonista in maniera simpatetica si sarebbe tradito il vero dramma della malattia mentale, sfruttandolo più che investigandolo. Suppergiù è quello che quanti hanno criticato il film hanno argomentato in merito, sottoscritta inclusa.

Gli studios vogliono il miliardo di dollari

Il focus di Fincher non è tanto sul lavoro del film, anche se possiamo teorizzare con un ridotto margine d'errore che non ne sia rimasto impressionato positivamente. Il cineasta sottolinea invece come Hollywood sia sempre più orientata a produrre solo e solamente film che possano avere una chance di avvicinare la soglia economica del miliardi di dollari d'incasso in sala. Il che rende particolarmente difficile la vita a chi, come David Fincher, tende a lavorare a progetti dal budget e dalle aspettative d'incasso di fascia media (qualche centinaio di milioni di dollari).

Secondo il regista, il successo clamoroso di Il cavaliere oscuro ha portato Warner Bros. a considerare un'operazione come Joker valevole del rischio economico necessario, soprattutto se realizzata "con un certo cast". Con nomi di richiamo come Joaquin Phoenix e Robert De Niro, il film ha lo smalto necessario per una prima veneziana e per puntare a un pubblico il più vasto possibile. Fincher non sembra stigmatizzare il collega, bensì un sistema produttivo che ormai cerca e produce esclusivamente tentativi più o meno riusciti di grandissimi blockbuster, tagliando le gambe a ogni progetto con solide ambizioni mediali.

Non è un caso che citi l'anno 1999. David Fincher è infatti il regista di Fight Club, un progetto che ancor oggi definisce "miracoloso". Prima che diventasse una hit internazionale e un vero e proprio fenomeno culturale di fine anni '90, uno dei suoi film più celebri ha infatti vissuto una storia produttiva e finanziaria travagliatissima. Questo successe proprio per via delle sue ambizioni "mediali" e del suo contenuto particolarmente controverso. Nel passaggio successivo dell'intervista, in cui il regista racconta le controversie nate all'indomani della prima del film, forse si nasconde la vera stoccata a Phillips:

L'opinione generale dei vertici dello studio subito dopo era "le nostre carriere sono finite". Il fatto che io sia riuscito a fare quel film nel 1999 è per me ancor oggi un miracolo. La realtà della situazione attuale è che le cinque famiglie non vogliono produrre nulla che non possa fruttare loro un miliardo di dollari. Nessuna di loro vuole investire in un modello di business che punti al medio prezzo e alla media fascia. Questo esclude sistematicamente il tipo di film che voglio fare.

Non bisogna essere poi così sottili per cogliere tra le righe l'opinione di David Fincher sulla presunta natura controversa di Joker. L'attacco ai studios principali e alle loro politiche produttive è invece frontale e spiega perché per i suoi ultimi progetti il regista abbia deciso di collaborare con una realtà come Netflix.

Il fatto che l'intervista originale da cui sono tratte le dichiarazioni sia accessibile solo agli abbonati di The Telegraph ha contribuito a generare ancor più confusione, con testate giornalistiche che puntavano a titoli roboanti, talvolta senza nemmeno citare le parole di Fincher, finendo per ingigantire poco più di una semplice stoccata. Sembra insomma che l'intento di Fincher non fosse quello di sparare a zero su Joker, anche se si può ben dire che non ne sia rimasto particolarmente entusiasta.

Il suo nuovo progetto Mank, sarà disponibile dal 4 dicembre 2020 su Netflix.

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