Mosul, la storia vera e l'inchiesta giornalistica che hanno ispirato il film prodotto dai fratelli Russo

L'incredibile battaglia di un gruppo di iracheni contro le truppe dell'ISIS per conquistare Mosul è stata ispirata da un reportage giornalistico: la storia vera che ha ispirato il film Netflix.

Netflix Il cast di Mosul

Se avete visto Mosul, il film scritto e diretto da Matthew Michael Carnahan e prodotto dai fratelli Russo, probabilmente sapete già che è tratto da una storia vera. La genesi della pellicola però è molto più che l'adattamento di fatti bellici davvero successi tra il 2014 e il 2017. La sceneggiatura ha infatti un'origine davvero particolare: è stata ispirata da un lunghissimo, dettagliato reportage giornalistico apparso sulle pagine della prestigiosa testata statunitense New Yorker. Durante la conversazione che abbiamo avuto nel 2019 alla Mostra del cinema di Venezia (dove il film è stato presentato fuori concorso in anteprima mondiale), Carnahan mi ha raccontato come è nato questo progetto.

Tutto comincia con lo sceneggiatore comodamente seduto sulla poltrona di casa, mentre sfoglia l'ultimo numero del New Yorker, risalente a gennaio 2017. Qui s'imbatte in un lunghissimo reportage giornalistico firmato da Luke Mogelson, inviato di guerra che è stato per mesi nella provincia di Nineveh, nell'Iraq devastato dalla lotta all'ISIS. La regione sin dal 2014 è stata oggetto di una vera e propria invasione da parte delle truppe del Califfato. Il tentativo degli uomini dell'ISIS di conquistare parte della cintura dei villaggi intorno alla città di Mosul non ha incontrato particolari resistenze e si è trasformato in un vero e proprio assalto alla città, caduta in soli 5 giorni.

Ci sono volumi 3 anni e gli sforzi di migliaia di uomini per ritornare le forze governative irachene alle porte della città, ad affrontare la sfida finale: epurare i suoi edifici dalle ultime resistente di Daesh. Mosul racconta proprio la guerriglia che una squadra scelta di uomini della SWAT irachena affrontano ogni giorno, riconquistando la città strada dopo strada, edificio dopo edificio, spesso cadendo nelle trappole del nemico.

Come un articolo del New Yorker è diventato un film

La storia - sconosciuta al pubblico occidentale - è stata ricostruita dall'articolo di Luke Mogelson. Già nel 2008 lo stato iracheno si trovava a fronteggiare gli attacchi terroristici di Daesh. Allora le truppe statunitensi si trovavano ancora nell'area e collaboravano con la polizia locale, addestrando alcune unità per avere assistenza nella ricerca e cattura dei terroristi. Il protagonista del reportage si chiama maggiore Mezher Sadoon, ha 46 anni e guida una squadra di sopravvissuti di quell'unità. Il personaggio di Waleed Elgadi è ricalcato proprio su questo leader carismatico.

Nel 2011 gli statunitensi si ritirano e il Califfato comincia a farsi più audace nelle sue scorribande nella provincia di Nineveh. Quando Mosul viene invasa, i membri dell'esercito iracheno arruolati da altre regioni fuggono terrorizzati. A fronteggiare l'assalto alla città per quattro giorni sono solo qualche centinaio di uomini della SWAT, rintanatisi in un albergo. Sono tutti uomini nati e cresciuti a Mosul e dintorni, convinti di poter tenere la città al sicuro in attesa dell'arrivo dei rinforzi governativi, che però si tengono lontani da Mosul. Al quinto giorno d'assedio l'ISIS fa esplodere un'autocisterna contro l'edificio, uccidendo oltre 20 soldati e ferendone qualche centinaio.

AGBOIl Colonello
I personaggi del film sono ispirati dai racconti dei soldati intervistati da New Yorker

Mosul cade e per quanti vengono catturati non c'è nemmeno la possibilità di fare towba, ovvero di giurare fedeltà al Califfato. Gli uomini della SWAT negli anni hanno rintracciato e imprigionato così tanti terroristi dell'ISIS da venire giustiziati appena fatti prigionieri, nonostante il Corano prescriva di non uccidere i prigionieri di guerra. 

I Russo ricostruiscono Mosul (per finta)

Matthew Michael Carnahan è commosso e scioccato dal racconto dell'ultimo, disperato assalto a Mosul, operato  due anni più tardi da uomini che si uniscono alla SWAT dopo aver provato di avere tre caratteristiche: sono inclini a seguire una disciplina marziale, hanno subito un lutto personale a causa di Daesh e vogliono vendicarsi contro i suoi uomini.

Lo sceneggiatore non è nuovo a questo tipo di adattamento, da inchiesta giornalistica a grande schermo. Recentemente ha curato la sceneggiatura del legal drama Cattive acque di Todd Haynes, film tratto da un'inchiesta tramutatosi in una class action clamorosa.

AGBOMatthew Michael Carnahan sul set
Matthew Michael Carnahan ha scritto e diretto Mosul

Stavolta però per Carnahan quella di Mosul è diventata una questione personale. Chiede quindi l'aiuto dei fratelli Russo, amici e colleghi con cui ha lavorato in passato. I due registi e produttori non solo finanziano il progetto attraverso la loro casa di produzione AGBO, non solo acconsentono a girare il tutto in arabo e con interpreti sconosciuti sulla scena internazionale, ma suggeriscono all'amico e collega di provare ad esordire in qualità di regista della pellicola.

Le difficoltà sono tante: non si può girare a Mosul, perché la regione non è ancora sicura e per un civile americano come Carnahan sarebbe impossibile ottenere il visto in tempo utile. La città in macerie viene quindi ricostruita il più fedelmente possibile in Marocco. La combinazione di effetti speciali per ricreare la linea dell'orizzonte e set ricostruiti all'estero è così efficace che in molti iracheni hanno davvero pensato che il lungometraggio fosse stato girato in loco.

Mosul è disponibile su Netflix.

  • Sì, il film Netflix è tratto da una lunga inchiesta giornalistica scritta dal reporter di guerra Luke Mogelson e pubblica a gennaio 2017 sul New Yorker.

  • Girare in Iraq era impossibile: troppo pericoloso per il cast, inoltre il regista Matthew Michael Carnahan non era nemmeno certo di poter ottenere un visto per entrare nel paese. 

    Si è deciso quindi di girare in Marocco, a Marrakech, dove la città irachena in macerie è stata ricostruita il più fedelmente possibile.

    Con gli effetti speciali si è alterata la linea dell'orizzonte in quasi tutte le scene d'esterna. L'effetto è così realistico che il regista Matthew Michael Carnahan ha raccontato che molti spettatori iracheni erano convinti che il film fosse stato girato nella loro nazione. 

Leggi anche

      Cerca