È morto Kim Ki-duk, regista coreano Leone d'Oro per Pietà: aveva 59 anni e stava lottando con il Covid-19

Il regista coreano Kim Ki-duk - artista e provocatore - si è spento in Lettonia all'età di 59 anni. Aveva contratto il Covid-19 e da alcuni giorni non si avevano sue notizie.

BIM La scena del bacio in Ferro3- La casa vuota

All'età di soli 59 anni si è spento uno dei registi coreani più noti a livello internazionale: Kim Ki-duk, vincitore sia dell'Orso d'Argento sia del Leone d'Oro nella sua carriera costellata di successi e provocazioni, che l'hanno reso uno dei cineasti asiatici più amati a livello internazionale tra gli anni '90 e l'inizio del Millennio. La notizia è stata riportata alla stampa lettone e sembrerebbe essere stata confermata. Anche se i media coreani ufficiali ancora tacciono, è cominciato il cordoglio della comunità cinematografica e cinefila internazionale. Drammatiche le prime notizie relative al decesso. Il cineasta si trovava da qualche settimana nella cittadina lettone di Jurmala, con l'intenzione di comprare un'abitazione. Dopo alcuni giorni in cui il suo staff non è stato in grado di mettersi in contatto con lui, ecco arrivare la terribile notizia: il regista si è spento dopo un improvviso ricovero ospedaliero, dovuto a gravi complicazioni sanitarie imputabili al virus del Covid-19

La pandemia si porta via anzitempo l'ennesimo grande nome del cinema internazionale. La vita rocambolesca di Kim Ki-duk l'ha portato a diventare uno dei cineasti coreani più amati e controversi degli anni '90 e '00. In particolare in Italia la sua produzione ha goduto di notevole popolarità nel periodo della "febbre asiatica", quando il cinema coreano e asiatico ottenne una capillare distribuzione nelle sale e una discreta popolarità al botteghino. 

Dall'esercito al Leone d'Oro: il bohémien coreano

Nato nel 1960 nella parte più settentrionale della Corea del Sud in una famiglia di umili origini, il regista Kim Ki-duk studiò agricoltura all'università di Seoul, appassionandosi all'arte e alle lettere sin da giovanissimo. Costretto a lasciare gli studi dalla situazione familiare, il giovane Kim Ki-duk si arruola nell'esercito. L'esperienza sarà segnante, traumatica, tanto da cambiare per sempre la sua vita. Poco dopo essersi arruolato, nel 2000 il regista abbandonerà la terra natia e si trasferirà a Parigi, in Europa, sopravvivendo grazie al suo talento di pittore. Qui si avvicina al cinema, come assoluto autodidatta. 

Kim Ki-duk comincia scrivendo sceneggiature e si fa da subito notare per la capacità immaginifica e un certo gusto per la provocazione. Nel 1996 realizza la sua prima prova alla regia, Coccodrillo, la storia di un uomo che deruba i cadaveri dei suicidi ripescandoli dal fiume. La fama è ancora lontana, ma il suo nome comincia a circolare negli ambienti giusti grazie alla sua scrittura fulminante, alla sua critica tagliente. Il punto di svolta della sua carriera è il lungometraggio L'Isola. L'anno è il 2000, il luogo è il Festival di Venezia: il film coreano (in cui torna il tema del suicidio) desta scalpore e scandalo, aiutando la pellicola a ottenere una distribuzione internazionale. 

Innovatore, sperimentatore, provocatore: Kim Ki-duk osa nella forma, nel metodo, nelle tematiche che spaziano dalla morte al sesso, spesso rielaborando le storture della società coreana. Tra il 2002 e il 2006 è un fiume in piena e stupisce il mondo (conquistando il pubblico italiano) grazie alla sua delicatezza, al romanticismo soffuso e accennato, con opera come Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera (2003) e Ferro 3 - La casa vuota (2004). 

Con La Samaritana torna a scandalizzare e vince l'Orso d'argento nel 2004 a Berlino. Sono gli anni del picco artistico del regista, seguiti da un diradarsi delle uscite e da film poco amati e spesso stroncati dalla critica. Il cineasta però non smette di innovare dal punto di vista tecnico e di raccontare storie che mescolano sesso, religione, convenzioni sociali, rapporti di potere e d'amore.

La stessa vittoria del Leone d'Oro con Pietà (2012) non è indenne da critiche. Una nuova generazione di registi coreani prende la ribalta internazionale, ma Kim Ki-duk continua a girare e raccontare, seppur con meno clamore del passato. Il suo ultimo film distribuito in Italia è Il prigioniero coreano (2016), che affronta il tema della drammatica divisione delle due coree dal punto di vista di un umile pescatore. 

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