I cavalieri di Castelcorvo, l'intervista ad Angela Tuccia: "Disney? Un sogno che diventa lavoro"

Angela ha interpretato la strega nella nuova serie TV per ragazzi di Disney+ e ha spiegato che, per il suo personaggio, si è ispirata alla figura di Crudelia De Mon.

Ufficio Stampa / Angela Tuccia Angela Tuccia in primo piano

Su Disney+ è arrivata - dal 6 novembre - una nuova serie TV per ragazzi intitolata I cavalieri di Castelcorvo, una serie fantasy prodotta in collaborazione con Stand By Me con protagonisti un gruppo di ragazzini, i due fratelli Giulia e Riccardo e gli amici Betta e Matteo incontrati proprio a Castelcorvo. I due fratelli arrivano nella piccola cittadina per vivere con la zia Margherita, poiché i genitori sono costretti a viaggiare molto per lavoro, e - dopo aver incontrato Betta e Matteo - i ragazzi saranno coinvolti in un'avventura fatta di magia, carte e segreti, tallonati da una strega, la "Stria", che in genere rapisce i bambini e fa sì che il loro ricordo scompaia per sempre dalla mente di chi li conosce. 

E ad interpretare la Stria ne I cavalieri di Castelcorvo è Angela Tuccia, un nome conosciuto soprattutto ai telespettatori de L'Eredità di Carlo Conti, poiché Angela è stata una delle professoresse del programma. Abbiamo fatto due chiacchiere con Angela, parlando del suo ruolo ne I cavalieri di Castelcorvo, della sua carriera e del delicato periodo che stiamo vivendo.

Ciao Angela. Raccontami di com’è arrivato questo personaggio, un villain, nella tua carriera.

Il personaggio è arrivato semplicemente grazie ad un provino. Ho fatto una serie di casting e ho avuto la fortuna di essere scelta. Sicuramente è il primo personaggio malvagio che mi trovo ad interpretare ma allo stesso tempo il più interessante perché entra in una dinamica che è quella propria di tutto il mondo Disney: il cattivo non è mai l’antieroe ma è sicuramente un punto centrale su cui ruota intorno tutta la storia. Un personaggio davvero introspettivo.

C’è qualcosa che ti accomuna al personaggio dei Cavalieri di Castelcorvo?

Sicuramente l’insicurezza tipica di una donna, che va alla ricerca di se stessa. Una caratteristica propria anche della strega Stria.

Com’è lavorare con la grande macchina di Disney?

È una produzione diversa da tutte quelle con cui ho lavorato finora. È stato divertente ed anche istruttivo: forse capiterà solo una volta nella vita e me la sono goduta fino in fondo, divertendomi anche.

Hai tratto ispirazione da qualche grande villain dei film Disney per il tuo personaggio?

Ho studiato molto il personaggio di Crudelia De Mon nella versione cinematografica de “La carica dei 101” interpretato da Glenn Close: un ruolo che ho amato molto.

Questa serie TV ha incontrato le stesse difficoltà di tante altre durante la pandemia, o le riprese erano già terminate quando è scoppiato tutto a marzo?

In realtà noi abbiamo finito di girare poco prima del lockdown, verso il 20 febbraio. Siamo stati fortunati come produzione. Durante la quarantena è stato fatto il montaggio, riuscendo così a portare a termine il progetto.

Credi che il mondo dello spettacolo riuscirà ad incassare il colpo e resistere alla seconda ondata causata dal Covid-19?

Lo spettacolo, così come la cultura in generale, deve resistere perché è vita, è tutto quello che ci circonda. Sono sicura che ce la farà, d’altronde non potrebbe esserci una vita senza quella parallela e fantastica che ci regala il mondo dello spettacolo.

Credi che ci sarà una seconda stagione dei Cavalieri di Castelcorvo?

Non posso svelare nulla (ride, ndr). Me lo auguro, spero ci sia una seconda stagione perché è stata un’esperienza meravigliosa.

Com’è stato lavorare con dei giovani attori?

Condividere questa esperienza con loro mi ha insegnato a lavorare senza sovrastrutture; significa imparare, paradossalmente, dai ragazzi e dalla loro naturalezza. È stato bello recitare giocando anche un po’.

Ritieni possibile che nel tuo futuro possa esserci ancora spazio per Disney?

Come non potrei augurarmelo! Un sogno che diventa un lavoro.

Parlando della tua carriera, pendi più per la TV o per il cinema?

A me piace semplicemente recitare: sono convinta che per un attore recitare sia un’espressione d’arte, di quello che prova all’interno della sua anima. Il cinema, il teatro o la TV, alla fine, rappresentano solo il mezzo. Tra l’altro, poi, io recito anche nella vita: c’è una frase bellissima del film “Apri gli occhi” che dice che gli attori non sono gente onesta perché sono capaci di dimostrare sentimenti che non hanno o che, al massimo, inventano.

Parlando di cinema, torniamo al tuo film d’esordio: com’è stato lavorare con Carlo Vanzina?

Era un piccolo ruolo in “Italia 2061”: purtroppo la mia prima esperienza è stata anche la mia prima delusione perché un po’ di scene sono andate perse nel montaggio [ride, ndr]. Ricordo la grande professionalità di Carlo Vanzina: un regista che aveva un grande rispetto per gli attori, anche per chi aveva piccoli ruoli.

Tu hai iniziato come modella: come hai vissuto il salto da modella ad attrice?

In realtà non c’è stato un vero e proprio salto. Nel mezzo c’è stata la TV, ho lavorato con Carlo Conti per cinque anni. Sin da bambina ero appassionata dal mondo del cinema, era quello che volevo fare: mi mettevo davanti allo specchio e ripetevo le battute dei film che guardavo in TV. Lavorare come attrice e, soprattutto, studiare recitazione costa: così ho sfruttato il mio aspetto fisico per fare la modella e pagarmi gli studi per fare i laboratori teatrali. Il mondo della recitazione è molto duro e bisogna farsi trovare preparati.

Qual è il tuo più grande rimpianto e la tua più grande soddisfazione?

I rimpianti sono tanti ma a questo punto della mia vita sono contenta di dove sono arrivata e non mi lamento, ho fatto tante cose. Se mi fermassi a pensare a quello che non c’è stato non vivrei bene. La mia più grande soddisfazione, invece, è l’aver scritto un libro, “Oltre lo specchio”, uscito nel 2018.

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Parliamo di delusioni: hai mai vissuto l'esperienza di voler assolutamente recitare in un film, fare il provino e non essere presa?

Questo tipo di delusioni sono frequenti, purtroppo. È capitato spesso di essermi preparata per un ruolo che sentivo particolarmente mio e poi magari all’ultimo provino non essere scelta. Da queste delusioni si possono trarre degli insegnamenti: aver studiato e preparato un personaggio diventa comunque del materiale che porto con me e da cui posso attingere per quando servirà. Non nego che ci metto un po’ a metabolizzare la sconfitta, ma la prendo come una palestra.

Concludo: perché le persone dovrebbero guardare I cavalieri di Castelcorvo?

Innanzitutto perché è la prima serie italiana per Disney+. È una serie che ci riporta alla nostra infanzia, quando si giocava semplicemente con i giochi da tavola e le biciclette: toglie un po’ quell’invasione della tecnologia che fa bene ma che non deve essere totalizzante. È giusto che i bambini riscoprano la gioia di giocare con la fantasia.

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