Tutti per 1 - 1 per tutti, la recensione: meno anarchia e più famiglia per i moschettieri di Veronesi

Favino, Mastandrea e Papaleo tornano a vestire i panni dei Moschettieri per Giovanni Veronesi nel film Sky Original di Natale: la recensione del ritorno degli spadaccini più cialtroni che mai.

Sky - Tullio Deorsola Porthos e D'Artagnan

Cialtroni erano, cialtroni sono rimasti, come realizza sconsolata la regina Anna d'Austria interpretata da Margherita Buy. I moschettieri di Giovanni Veronesi non si prendono mai molto sul serio, anzi: la voglia di buttarla in caciara spesso è insopprimibile. Lo era nel primo film Moschettieri del re - La penultima missione (2018), lo è stavolta che la missione da affrontare è l'ultimissima, prima dell'agognata pensione in cui godersi "35 anni di contributi". I produttori Indiana Production e Vision Distribution stavolta si alleano con Sky, che con l'etichetta Original ha creato una solida realtà dal respiro internazionale in campo seriale e intende espandersi anche in quello cinematografico. 

Tutti per 1 - 1 per tutti è il primo titolo in questa direzione, un esperimento con la rete di sicurezza del primo film: tutto è già stato impostato da Giovanni Veronesi nella precedente pellicola, permettendo al sequel di ingranare subito la quarta marcia. Il cast è già rodato, così come il sentito dei personaggi e il tono comico tra guasconeria romanzesca e battute (che spesso sconfinano nelle freddure) con evidenti riferimenti alla contemporaneità.

L'impressione contro cui questo sequel combatte è che nessuno si aspettasse (o avesse chiesto) l'arrivo di un secondo capitolo, almeno considerando il responso della critica. Hanno avuto la meglio gli abbonati Sky e un discreto botteghino (oltre i 5 milioni di euro in sala, quando ancora i film uscivano nelle sale per Natale). L'allegra e spesso inconcludente anarchia che regnava nella narrazione del primo film è l'unica vittima sul campo: stavolta infatti si crea una cornice solida, che rende il film adatto allo spirito televisivo natalizio, con un prodotto che non faticherà a conquistare gli spettatori del primo round ma anche il pubblico delle famiglie. 

Aria di rivoluzione, aria di peste

I Moschettieri D’Artagnan (Pierfrancesco Favino), Porthos (Valerio Mastandrea) e Athos (Rocco Papaleo) sono invecchiati, nel corpo e nell'animo. La pensione e l'addio glorioso al corpo dei Moschettieri del Re sono vicini, molto vicini. È un bene, perché i tre sembrano aver perso lo smalto di un tempo e la fulgida fiducia nell'operato della casa reale francese. Porthos è depresso e cinico, Athos mantiene una stanca disciplina verso un'istituzione in cui non crede più molto, D'Artagnan potrebbe essere il miglior spadaccino di Francia ancora per poco. 

Pronta a congedarli, la Regina Anna d’Austria (Margherita Buy) affida loro un'ultima missione: scortare la giovane principessa Ginevra in Olanda insieme alla madre, per assicurare un matrimonio combinato che eviterà debolezze nei rapporti tra teste coronate d'Europa, proprio quando i primi venti rivoluzionari soffiano sul continente. Per il momento è solo alla Corte dei Miracoli che il sentimento antimonarchico si palesa, ma c'è già preoccupazione tra i regnanti: la rivoluzione repubblicana sta arrivando? I Moschettieri quindi dovranno assolvere a quest'ultima missione, infrangendo così il sogno d'amore di Buffon, un giovane orfanello perdutamente innamorato (ricambiato) della principessa, un ragazzino che vive nella caserma dei cadetti. 

Sky - Tullio DeosolaI tre moschettieri dietro a un albero
il film di Veronesi ha dovuto affrontare le difficoltà organizzative dovute al Covid-19

Con l'apertura del film Veronesi, Vision, Indiana e Sky conquistano il primato di primo lungometraggio italiano con un esplicito riferimento al 2020 del Covid-19 e delle mascherine. È quasi una rivendicazione orgogliosa da parte di una troupe che per ultimare il progetto ha dovuto fare i conti con la difficoltà aggiuntiva della pandemia, ben visibile nel girato in apertura e in chiusura. È anche un risultato possibile grazie alla struttura estremamente spartana del film. Il primo lungometraggio sembrava quasi sceneggiato a braccio, giorno per giorno sul set. Con Tutti per 1 - 1 per tutti torniamo in un territorio decisamente più strutturato, ma ancora abbastanza malleabile per inserire qua e là in media res tutta una serie di riferimenti a pestilenze e venti di rivoluzione che parlano molto del presente. 

Nella stanchezza dei Moschettieri senza un ideale e più arrugginiti che mai c'è in realtà molto del Dumas originario del terzo tomo che compone la trilogia dei Moschettieri, il meno noto Il visconte di Bragelonne. La scelta più ardita, forse la migliore del film, è quella di portare i Moschettieri un poco più in là nella storia, a interrogarsi su a chi votare la propria lealtà: alla Corona o alla propria bussola morale interiore? Non che l'operazione risulti così spontanea, anzi: si sente l'impianto stesso delle avventure guascone di Dumas scricchiolare sotto la pretesa di cambiarne così marcatamente bandiera politica. 

Il vero limite del film però rimane la cialtroneria con cui prende i suoi spunti più brillanti e li butta in caciara, in un paiolo di riferimenti, battute e freddure che costituiscono in vero saliscendi. Talvolta brillante, talvolta raggelante, il film sembra l'incarnazione stessa del concetto di locura. La cornice contemporanea in cui è inserito - preziosa per avvicinare il pubblico delle famiglie con i bimbi al seguito nel giorno di Natale - finisce per sottrarre libertà creativa e anarchica a Tutti per 1 - 1 per tutti. D'accordo lo spirito natalizio, ma chi ha buona memoria noterà come i passaggi più incisivi del primo lungometraggio siano stati opportunamente accantonati in favore di una lettura più rassicurante (la bisessualità di Athos è sparita con l'età?) o che non regala nulla se non un umorismo ora romantico, ora greve (Favino che insegue la pecorella).

Dall'anarchia alle famiglie

Inserendo anche i classici segmenti di buona volontà ma tristemente accessori (l'intero passaggio del Beghellì di Giulio Scarpati e le sequenze col lupo parlante), Tutti per 1 - 1 per tutti finisce per commettere in modo diverso gli stessi errori del primo lungometraggio: tanti spunti interessanti affogati in un film che non sa distinguere i cavalli su cui puntare e le linee narrative da tralasciare. La scelta davvero sopra le righe di inserire un personaggio come TomTom si rivela contro ogni previsione abbastanza funzionale, anche per merito di una Giulia Michelini che sa affascinare. Tuttavia personaggi come Enrichetta d'Inghilterra, la Regina Anna e gli agenti 00 rubano spazio a chi come lei Guido Caprino nel ruolo del Cyrano rivoluzionario meriterebbero più spazio.

A livello produttivo invece, il film procede a passo spedito e con un certo sfarzo, tra costumi e location che richiamano perfino il Pinocchio di Matteo Garrone, con meno meraviglia e più senso pratico. Qualche intoppo nel comparto fotografico si nota, ma non deve stato semplicissimo ultimare la lavorazione del film nel 2020 e quindi si può agevolmente perdonare, complice anche il fatto che non avrà alcun passaggio su grande schermo. 

Sky - Tullio DeorsolaTomTom e Porthos si abbracciano
A sorpresa il personaggio di TomTom funziona, ma non tutti i nuovi ingressi di cast fanno del bene al sequel

Probabilmente Veronesi ha ben chiaro dove lo porterebbe un film che insegua fino in fondo certe premesse "rivoluzionarie", ma decide di assolvere alla sua missione registica così come i suoi moschettieri, un po' per dovere un po' con ironia, ma senza più il sentimento fervente del passato. Anche stavolta dunque a lasciare l'impressione più forte è la considerazione di cosa sarebbe potuto essere questo Tutti per 1 - 1 per tutti, ma non è. Per Sky invece, che cercava un buon film di Natale capace di tenere insieme capre e cavoli, adulti e bambini, la missione è sostanzialmente compiuta. 

Tutti per 1 - 1 per tutti arriverà su Sky il giorno di Natale in prima assoluta. Sarò poi disponibile in streaming su NOW TV, anche on demand.

Voto 5,5/10

Quanti hanno amato il primo film non faticheranno a divertirsi con il suo sequel, che tenta con un certo successo di trasformarsi da allegra caciara anarchica a film natalizio per famiglie.

Elisa Giudici

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