Eddie the Eagle: la storia vera di Eddie Edwards che ha ispirato il film

Era l'outsider più improbabile di tutti. Senza fondi, senza attrezzatura, senza una preparazione adeguata. Ma alla fine è diventato un'"Aquila" e ha "volato" alle Olimpiadi di Calgary. La storia vera di Eddie Edwards ha ispirato il film Eddie the Eagle.

20th Century Studios Taron Egerton e Hugh Jackman nel poster del film Eddie the Eagle

Quando un film porta sullo schermo una storia vera, la fedeltà ai fatti diventa (inevitabilmente) un nodo cruciale. In questo senso, Eddie the Eagle - Il coraggio della follia non è un esempio di veridicità. Ma la pellicola diretta da Dexter Fletcher e interpretata da Taron Egerton e Hugh Jackman cattura l'essenza della vicenda dell'improbabile saltatore con gli sci Eddie Edwards e la trasforma in un racconto così gentile e bizzarro da sembrare una favola. Una favola che fa sognare e arriva dritto al cuore. Proprio come è accaduto alle Olimpiadi di Calgary del 1988.

Ma chi era Eddie Edwards e cosa ha combinato per passare alla storia dello sport... arrivando (quasi) sempre clamorosamente ultimo?

Scoprite qui la vicenda vera dietro a Eddie the Eagle - Il coraggio della follia e le differenze tra la realtà e il film.

La trama di Eddie the Eagle - Il coraggio della follia

Gran Bretagna, 1973. Eddie Edwards (Taron Egerton) è un bambino con una malformazione a una gamba che lo costringe a portare un tutore. Ma la sua disabilità non gli impedisce di sognare di diventare un campione dello sport. Anzi. Eddie vuole andare alle Olimpiadi e nel corso degli anni si cimenta (in maniera più o meno amatoriale e con dubbi risultati) in una infinità di discipline. 

Una volta adolescente, il ragazzino supera i problemi fisici che lo affliggono e scopre la sua vera passione. O almeno, lo sport che può portarlo ai Giochi... invernali! Mentre segue il padre nel (poco convinto) tentativo di imparare il mestiere di imbianchino, Eddie rimane folgorato dallo sci e con la determinazione che lo contraddistingue diventa una promessa della discesa libera.

Le Olimpiadi di Calgary 1988 sembrano un traguardo possibile, ma il responsabile della federazione della Gran Bretagna taglia fuori il giovane perché lo considera imbarazzante. Triste e arrabbiato, Eddie dichiara alla madre (la sua prima, instancabile fan) che ha chiuso con lo sport e che imparerà il mestiere di imbianchino dal padre.

Tuttavia, proprio quando è deciso a voltare pagina, vede in televisione una gara di salto con gli sci e decide che quella è la disciplina che fa per lui. Dopo avere scoperto che il suo paese non ha atleti che la praticano e che l'ultimo ha gareggiato nel 1929 (saltando 22,9 metri), parte alla volta del celebre centro per saltatori di Garmisch-Partenkirchen, in Germania, per trovare un coach che lo alleni.

L'approccio con la nuova realtà non è dei migliori. Per il suo modo di essere e di fare naïf, Eddie viene ben presto preso di mira ed emarginato. A dargli una mano c'è solo Petra, la proprietaria del bar del centro sportivo. Tuttavia, il giovane non si arrende e inizia la sua preparazione. Dopo avere saltato con successo dal trampolino da 15 metri, Eddie decide di passare immediatamente a quello da 40 metri.

Il giovane inanella una serie di rovinose cadute e si ferisce a una mano, ma non demorde. Al contrario, cerca di convincere a diventare il suo allenatore la ex promessa del salto con gli sci USA Bronson Peary (Hugh Jackman), finito a fare il battipista dopo avere buttato via la sua carriera tra alcool e intemperanze. 

All'inizio, l'uomo si rifiuta. Ma dopo che Eddie rischia l'osso del collo saltando dal trampolino da 70 metri, decide di aiutarlo. Con la preparazione poco ortodossa ma efficace di Bronson, il giovane impara... ad atterrare e si prepara a staccare il biglietto per le Olimpiadi. Infatti, grazie alle regole obsolete della federazione della Gran Bretagna, a Eddie basta effettuare con successo un salto dal trampolino da 70 metri in una qualsiasi competizione per partecipare ai Giochi Invernali. Il giovane ci riesce e si qualifica registrando la distanza di 38 metri, che seppure modesta diventa il nuovo record britannico.

Ma di fronte al successo di Eddie, la federazione aggiorna le regole in corsa e introduce l'obbligo di effettuare un salto minimo di 61 metri. Ancora una volta, il giovane non si arrende e riesce a saltare esattamente 61 metri durante la prova dell'ultima competizione valida per le qualificazioni, ma fallisce durante la gara. Per Eddie sembra davvero la fine, invece il salto di prova viene registrato e diventa di fatto il suo biglietto per Calgary.

A quel punto, Bronson capisce che il giovane potrebbe ottenere dei veri risultati con un adeguato allenamento e cerca di convincerlo a rimandare la sua partecipazione alle Olimpiadi ad Albertville 1992. Ma Eddie è irremovibile.

20th Century StudiosEddie the Eagle - Il coraggio della follia: Taron Egerton e Hugh Jackman
Taron Egerton e Hugh Jackman sono Eddie e Bronson Peary in Eddie the Eagle - Il coraggio della follia

I Giochi invernali di Calgary sono un sogno diventato realtà, ma il giovane si ritrova a viverlo nel disprezzo della federazione e dei compagni di squadra, che lo fanno ubriacare e gli fanno perdere la cerimonia di inaugurazione. Tuttavia, ancora una volta e come sempre, Eddie non si lascia abbattere dalle avversità. E finalmente arriva il giorno della gara.

Davanti ai suoi genitori, a Bronson e Petra che lo guardano in TV, il giovane riesce a saltare con successo dal trampolino da 70 metri. Eddie arriva ultimo, ma la distanza di 60,5 metri diventa il nuovo record britannico. Pazzo di gioia, il giovane sciatore festeggia senza freni e finisce con il diventare il beniamino del pubblico e il personaggio più ambito dai media. Inoltre, si guadagna il soprannome affettuoso di "Eddie the Eagle", "Eddie l'Aquila".

Tuttavia, le critiche non mancano. Per alcuni sportivi e addetti ai lavori, il bizzarro saltatore è un intruso e non ha diritto di partecipare ai Giochi. Ma la maggior parte pensa che quella di Eddie sia una storia che rappresenta il vero significato delle Olimpiadi:

La cosa più importante ai Giochi Olimpici non è vincere, ma partecipare. Non è il trionfo, ma l'impegno.

La deriva mondana del giovane, però, non piace a Bronson, che dice al suo pupillo che non mostra rispetto per lo sport. Sul momento, Eddie ci rimane male. Ma poi capisce cosa vuole dirgli il coach, che ha buttato via una carriera di successo per la sua leggerezza. Allora, convoca una conferenza stampa in cui dichiara di prendere molto sul serio il salto con lo sci e le Olimpiadi e annuncia che salterà dal trampolino da 90 metri. Per la prima volta.

A quel punto, Bronson raggiunge Eddie a Calgary, per essere al suo fianco il giorno della grande prova. Il giovane arriva all'appuntamento motivato e l'incontro con il suo idolo, il pluricampione Matti "Il finlandese volante" Nykänen, gli infonde ancora più fiducia e coraggio. Ma al momento del salto, finisce con il ripensare a tutti i suoi fallimenti e alle volte in cui si è sentito dire che era una nullità.

Tuttavia, alla fine, Eddie si riscuote, ritrova la propria determinazione e si lancia. L'atterraggio è da cardiopalmo, ma riesce a restare in piedi e si classifica... ultimo! Però stabilendo il nuovo record britannico, oltre che suo personale, di 71,5 metri.

20th Century Studios Eddie the Eagle - Il coraggio della follia: Taron Egerton e Hugh Jackman
Eddie e Bronson festeggiano dopo il salto dai 90 metri

Dopo aver ricevuto l'abbraccio virtuale del pubblico e quello reale di Bronson, il giovane torna a casa in Inghilterra, dove viene accolto all'aeroporto come un grande campione. Il più grande di tutti:

In questi giochi, alcuni atleti hanno vinto la medaglia d'oro, alcuni hanno battuto dei record e alcuni di voi hanno addirittura volato come un'aquila.

La storia vera di Eddie Edwards e le differenze con il film

La storia di Eddie the Eagle - Il coraggio della follia è liberamente ispirata alla vicenda di Eddie Edwards (che in realtà si chiama Michael Thomas, ma è per tutti "Eddie"). Il film si discosta dai fatti e offre una versione romanzata della realtà in diversi punti, ma è fedele nel raccontare l'incredibile impresa compiuta dall'allora 22enne sciatore.

Dove sono le differenze e come sono andate davvero le cose?

I problemi fisici di Eddie e lo sci

La testardaggine del piccolo Eddie, che nonostante una disabilità congenita prova ogni disciplina per partecipare alle Olimpiadi, è una delle parti più divertenti e commoventi del film. Ma la realtà dei fatti è un po' diversa.

All'età di 10 anni, il futuro beniamino di Calgary 1988 giocava a calcio come portiere e si è infortunato al ginocchio per uno degli interventi "kamikaze" che faceva di continuo. Eddie è stato costretto a portare un tutore di gesso per tre anni, ma si è ripreso completamente. Nel 1976 ha scoperto lo sci e a quel punto "non si è più guardato indietro". Il ragazzino ci si è dedicato anima e corpo e 4 anni dopo era aggregato alla squadra britannica.

Dopo avere fallito per un soffio le qualificazioni alle Olimpiadi di Sarajevo 1984 nella discesa libera, Eddie è approdato al salto con gli sci per una questione... di budget:

Non avevo molti soldi, quindi ho pensato che fosse meglio trovare qualcosa di più economico. Sono andato ai trampolini e mi sono detto: 'Sembra ok'.

Orville Barlow is licensed under CC BY-SA 4.0Calgary 2017: Eddie the Eagle
Eddie the Eagle a Calgary nel 2017

La preparazione per Calgary 1988 e Bronson Peary

Nel film, Eddie si trasferisce in Germania per allenarsi e incontra l'ex stella del salto dal trampolino Bronson Peary, che diventa il suo allenatore. Ma la storia vera è piuttosto diversa.

Intanto, il giovane non era digiuno di salti acrobatici, ma si esibiva in stunt sopra a file di auto o bus. Poi non è andato a prepararsi a Garmisch-Partenkirchen, bensì a Lake Placid, negli USA. E non ha mai incontrato nessun Bronson Peary, che non è mai esistito. Invece, ad allenarlo sono stati i due esperti coach americani John Viscome e Chuck Berghorn. D'altra parte, secondo alcune voci, quest'ultimo avrebbe "ispirato" il personaggio interpretato da Hugh Jackman. Ma lo sceneggiatore del film, Sean Macauly, ha negato ogni "correlazione diretta con un singolo allenatore".

Di sicuro, la strada della futura "Aquila" verso Calgary non è stata facile. Eddie era praticamente al verde, metteva 6 paia di calzini per indossare degli scarponi usati che gli erano stati regalati, aveva un casco che doveva legare con lo spago (!) e per la sua forte miopia portava spessi occhiali, che finivano sempre per appannarsi:

A volte decollo e non riesco a vedere dove sto andando.

Per raggiungere la qualificazione olimpica, il giovane ha davvero partecipato a numerose gare in giro per l'Europa, viaggiando a sue spese con la macchina della madre (non il furgoncino del padre). Alla fine, nonostante una sequela di ultimi e penultimi posti (e qualche volta qualcosa di meglio), è riuscito a staccare l'agognato biglietto a Oberstdorf. Ma nel mentre ha vissuto di tutto.

Per mantenersi, ha fatto i lavori più disparati. Ha tagliato prati, ha lavorato in hotel e come cuoco, ha fatto il babysitter e ovviamente l'imbianchino. A un certo punto, ha vissuto in un ospedale psichiatrico finlandese perché costava solo 1 sterlina a notte. Nelle sue peripezie si è anche rotto la mascella, ma non avendo i soldi per le cure, se l'è fasciata da solo alla bell'e meglio (!) ed è tornato a fare le sue cose.

Tuttavia, diversamente dal film, ha anche trovato molta simpatia e sostegno da parte delle altre squadre. Gli italiani gli hanno regalato un casco, gli austriaci un paio di sci e i tedeschi una tuta.

20th Century StudiosEddie the Eagle - Il coraggio della follia: poster
Il poster di Eddie the Eagle - Il coraggio della follia

Il rapporto con il pubblico e la stampa e il soprannome di "Eddie the Eagle"

Nella pellicola di Dexter Fletcher, Eddie diventa il beniamino di tutti a Calgary. Ma nella realtà, l'improbabile saltatore ha iniziato a conquistare pubblico e stampa nelle sue sfortunate gare in Coppa del Mondo e quando è arrivato in Canada era già un personaggio. 

All'aeroporto, Eddie è stato accolto da uno striscione che diceva "Benvenuto a Calgary, Eddie the Eagle". Una troupe televisiva lo ha inquadrato e in quel modo è nato il celebre soprannome (diversamente dal film, che sposta l'episodio in pista). Tuttavia, il giovane non è stato solo l'"Aquila". L'accoglienza inaspettata e calorosa (con tanto di una colletta dei fan per aiutarlo a sostenere le spese) ha tradito Eddie, che ha finito per combinarne una delle sue:

Sono andato verso lo striscione, ma le porte automatiche erano state spente. Così sono andato a sbattere nei vetri, i miei sci ci hanno rimbalzato contro, si è spaccato tutto e io sono diventato Mr. Magoo.

Le Olimpiadi di Calgary 1988

Come mostra il film, alle Olimpiadi di Calgary, Eddie è arrivato ultimo sia nel salto dai 70 metri che in quello dai 90 metri. E la sua partecipazione ai Giochi ha aperto un acceso dibattito. Per molti era un buffone (oltre che un pericolo per sé stesso) e non meritava di esserci, ma per la maggior parte era l'incarnazione del vero spirito olimpico. Lo stesso Eddie ha difeso con passione il suo diritto a prendere parte ai Giochi:

Dove sta scritto che le Olimpiadi sono solo per i vincitori?

Alla fine, l'"Aquila" ha volato. Quando è salito sulla rampa dei 70 metri, il pubblico ha iniziato a scandire "Eddie, Eddie!". A quel punto, dopo avere pronunciato il suo mantra - "Che io possa sopravvivere e farlo tutto intero" -, il giovane si è lanciato e ha conquistato il primato britannico e personale di salto dal trampolino.

In seguito, la delegazione olimpica ha chiesto alla federazione britannica di ritirare Eddie dalla gara dai 90 metri, a causa delle condizioni climatiche complicate. Ma non c'è stato verso e l'"Aquila" ha volato di nuovo.

20th Century StudiosI protagonisti di Eddie the Eagle - Il coraggio della follia
Bronson ed Eddie a Calgary 1988

La "Regola di Eddie the Eagle" e la vita di Eddie dopo Calgary 

Dopo Calgary, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha "rivisto" i requisiti di partecipazione ai Giochi per evitare un altro caso come quello di Eddie Edwards. È nata così la "Regola di Eddie the Eagle", che stabilisce che per diventare un atleta olimpico è necessario partecipare prima a eventi internazionali e fare parte del 30% dei migliori o qualificarsi tra i primi 50.

Da parte sua, Eddie ha ancora praticato il salto con il trampolino e ha cercato senza successo di prendere parte ai Giochi di Albertville (1992), Lillehammer (1994) e Nagano (1998). Tuttavia, la partecipazione a Calgary lo ha fatto diventare un personaggio pubblico e tra contratti vari e sponsorizzazioni gli ha permesso di guadagnare tra 500 e 600mila sterline. 

Il volo dell'"Aquila" sembrava essere finito nel 1992, quando lo sciatore è stato costretto a dichiarare bancarotta ed è tornato a lavorare nell'edilizia. Ma non era così. Eddie è diventato un simbolo e ha iniziato una nuova carriera come speaker e motivatore. E alla fine, la sua vicenda è diventata il film Eddie The Eagle - Il coraggio della follia, che lo ha consegnato per sempre alla storia.

Fonti: History vs Hollywood, Sport Illustrated, People, The Hollywood Reporter, The Guardian

Photo text credits: "File:Eddie 'The Eagle' Edwards in Calgary 2017-03-05 (crop).jpg" by Orville Barlow is licensed under CC BY-SA 4.0

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