Baghdad Central: la recensione della miniserie con Corey Stoll

Baghdad Central: ecco la recensione della miniserie britannica con Corey Stoll ambientata nell'Iraq del 2003, dominata dai militari americani.

Channel 4 Baghdad Central: il protagonista

Miniserie britannica in 6 episodi, Baghdad Central è un thriller ambientato nell’Iraq occupata dagli americani. I liberatori diventano oppressori o veri liberatori secondo gli occhi di chi guarda. Gli iracheni restano fedeli alla tradizione o si prodigano per abbracciare la nuova Repubblica dopo la caduta di Saddam Hussein.

Sullo sfondo di una situazione socio-politica infinitamente complessa, la storia di Muhsin Kadr al-Khafaji (un bravissimo Waleed Zuaiter, già visto in molti film e serie come Prison Break, Sex and the City 2, Attacco al potere 2 e L’uomo che fissa le capre) diventa la storia di come, a seconda di chi è al potere, ci si adegui per sopravvivere. Come meglio si può, in nome dell’unica cosa che conta davvero: la famiglia. E la fedeltà a se stessi.

Niente è definitivo

Immaginate di essere una ragazza irachena, nel marzo del 2003. Di vivere a Baghdad, dove non potete nemmeno ballare al vostro compleanno in casa, in famiglia, perché farlo davanti a vostro zio è considerato sconveniente.

Immaginate di avere un fratello che è stato ucciso perché si opponeva al regime di Saddam, e di esprimere un desiderio soffiando sulle candeline, desiderando per la propria terra libertà e democrazia.

Immaginate di essere ciecamente convinti che entrambe verranno insieme agli americani, anche attraverso le guerra, se sarà necessaria a un cambiamento.

E poi, immaginate di chiamarvi Sawsan (Leem Lubany, Conor) e di essere voi a sparire. Senza lasciare traccia… Con l’eccezione di un tesserino dell’autorità di coalizione americana, alla quale prendete parte come traduttrice con il nome di Susan. La vostra sparizione precipita la famiglia nel panico, spingendo vostro padre - ispettore della polizia - a indagare sulla vostra vita segreta. Perché a Baghdad nulla è davvero come sempre.

Tutti i personaggi fanno il doppio gioco, o cambiano idea dopo aver assistito a qualcosa che li convince di trovarsi dalla parte sbagliata.

Channel 4Baghdad Central: Corey Stoll
Corey Stoll in Baghdad Central

Firmata da Stephen Butchard (The Last Kingdom) a partire dal romanzo di Elliott Colla, Baghdad Central ruota attorno alla ricerca di Sawan per raccontarci la storia di un Paese in guerra, della caduta di Saddam, del rischio quotidiano che gli abitanti della città affrontano per destreggiarsi fra l’America e l’Iraq, fra le aspirazioni e la realtà, fra i sogni e la fede, fra la tradizione e il vento del cambiamento.

Insieme a due amiche, Sawsan lottava per cambiare il futuro della sua patria. Ma per una donna irachena, alla quale è proibito perfino ballare in casa propria, l’abuso dell’invasore diventa intollerabile. E tutto precipita, in un vortice di bugie, spionaggio e tradimenti.

Baghdad Central ci racconta con efficacia una storia avvincente e politicamente complessa, mentre ci dimostra che tutto il mondo è paese e che, come sempre, a regnare davvero è un solo dio: il denaro.

Baghdad è calda, polverosa, monocolore, arida. Baghdad è una città in cui le mimetiche dell’esercito americano si uniformano a un paesaggio che resta profondamente distante dalla sua anima. 

L’America occupa la città, convinta di operare per il bene della popolazione. La popolazione ha paura di beccarsi un proiettile in testa per una parola sbagliata. E il fraintendimento precipita tutto nell’incertezza e nel sospetto.

Le donne e il coraggio

L’inglese Frank Temple (Bertie Carvel, Jonathan Strange & Mr. Norrell) è al centro di un gioco sempre più pericoloso, in cui Muhsin deve imparare a capire di chi fidarsi e viene chiamato a fare il proprio lavoro, quello del poliziotto, indagando su vari omicidi avvenuti in città mentre si destreggia fra gli ordini di Temple e le pretese del Capitano John Parodi (Corey Stoll, House of Cards, Billions) della polizia militare americana.

Tutti i personaggi finiranno per mostrare, con le loro azioni anziché con le loro parole, di che pasta sono fatti davvero e in cosa credono.

L’università, la green zone, il coordinamento della coalizione: tutto entra in un calderone sociale, politico ed emotivo in cui i punti di vista sono sempre (almeno) due.

Nell’Iraq di oggi le donne hanno l’abitudine di scomparire.

Perché? Cosa c’è dietro?

Come destreggiarsi fra gli americani, la ventina di gruppi di ribelli e indipendenti che popola la città, i fedeli a Saddam anche dopo la sua morte e i combattenti per la libertà?

Baghdad Central ce lo spiega mentre ci racconta la storia di un uomo costretto a vivere con la doppia natura di tutto, incluso se stesso.

Prima arrestato e poi reclutato, Muhsin è la punta di un iceberg di segreti, raccontati con una buona metà dei dialoghi in lingua originale per sottolineare la doppia natura di ogni punto di vista, azione e presa di posizione. 

Mentre solo 

Chi ha coraggio alza la voce per denunciare.

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