Sotto lo zero: trama e spiegazione del finale del thriller spagnolo di Netflix

Cosa accomuna un uomo solo, un furgone blindato pieno di detenuti e un nemico che non ha più niente da perdere? Sotto lo zero è un thriller spagnolo avvincente e duro, pieno di suspense e colpi di scena originali.

Netflix Il protagonista del thriller Netflix Sotto lo zero

È pieno inverno nel thriller spagnolo Sotto lo zero (Bajocero in lingua originale), il film di Netflix diretto da Lluis Quilez. Il protagonista della storia è Martin (Javier Gutierrez), un uomo che si occupa di guidare il camion blindato che trasporta i detenuti pericolosi da un carcere all’altro. 

Il mezzo di trasporto parte, scortato da una macchina della polizia. Durante il tragitto però qualcosa va storto: qualcuno ha organizzato un agguato. Il camion ora è fermo, dopo essersi “accidentalmente” imbattuto in un oggetto appuntito posto sul terreno.

Cosa succede nel thriller di Netflix?

Ora non resta che comprendere cosa sta succedendo là fuori! Montesinos, il collega di Martin, soprannominato “baffetto” dai carcerati, scende dal veicolo per controllare la situazione, in quanto i poliziotti di vigilanza sono distanti e non mandano segnali di vita. È tutto fermo, con i carcerati che cercano di capire cosa sta accadendo. Martin, costretto a scendere dal camion, trova il collega morto nel luogo isolato.

Ad un certo punto quest’ultimo viene attaccato da qualcuno all’esterno del veicolo e si ritrova solo a dover affrontare il nemico, una persona in cerca di vendetta.

Nel frattempo Ramis, uno dei detenuti, riesce a liberarsi dalle manette e ad aprire la cella in cui sta affrontando il trasferimento verso un nuovo carcere. L’uomo è pronto a evadere, ma per poterlo fare deve attendere che Martin apra il container che li tiene prigionieri. 

Tornato sul furgone blindato per ripararsi da Miguel, un uomo che vuole solo parlare con uno dei detenuti, Martin deve rinchiudersi con gli altri dentro il container. Intanto Ramis resta nella cella, aspettando il momento buono per colpire e liberare gli altri prigionieri. 

Miguel manda un segnale di avvertimento all’interno del furgone: si sente odore di benzina e poi il fuoco nelle celle. A quel punto Ramis esce dalla sua e libera tutti con la scusa di salvargli la vita, anche se non tutti sopravvivono all’attacco. 

Martin si sente minacciato, ma il furgone blindato è chiuso dall’interno e nessuno può uscire, se non con una chiave in suo possesso. Miguel usa la radio della polizia per comunicare con le persone all’interno del veicolo: vuole solo Nano, vivo, mentre gli altri potranno scappare senza problemi. 

L’unica possibilità di uscire dalla situazione è la chiave, che però viene ingoiata da Nano, dopo aver ucciso un suo compagno d’avventura. Nel frattempo, dopo aver rinchiuso Nano e Martin in uno scompartimento a parte, i detenuti cercano un modo per andarsene da quella trappola mortale, ma ogni tentativo è vano. 

Il furgone si sta spostando: Miguel ha preso il pieno controllo del veicolo. In seguito si scopre che Montesinos è ancora vivo. Quest’ultimo cerca aiuto e poi raggiunge il mezzo di trasporto, con scarsi risultati. Ora tocca a Martin trovare un modo per evadere, ma non sarà così semplice. 

Come finisce il film?

Nel finale di Sotto lo zero Miguel abbandona il veicolo blindato su una enorme lastra di ghiaccio, che si spacca in più punti. Martin e Nano sono ancora bloccati all’interno del container, che intanto si riempie di acqua gelida. Devono uscire. C’è solo una possibilità di salvezza: un’apertura sul retro del camion. Martin ha la chiave, ma prima deve essere liberato. Ramis riesce nell’intento e gli unici sopravvissuti riescono a fuggire dal furgone, ma non dal dramma.

Perché Miguel si accorge della fuga e torna indietro, alla ricerca di Nano. Non gli interessa degli altri, di sapere che fine hanno fatto, se sono vivi oppure morti. Vuole solo lui. Martin, sentendo degli spari, si sente in dovere di scoprire cosa sta accadendo. Così, invece di scappare, si dirige verso il piccolo villaggio deserto situato poco distante dalla lastra di ghiaccio. 

Martin trova l’uomo che ha dato vita al terrore: una persona di mezza età. Quest’ultimo sta sparando a Nano, il quale si nasconde dietro un grande masso di pietra, da una finestra aperta di una rovina. Il responsabile dei detenuti decide di raggiungerlo. Miguel si accorge della sua presenza e, girandosi gli punta un’arma addosso. 

Cosa succederà adesso? Martin scopre il reale motivo per cui Miguel vuole uccidere Nano, ma è restio a pensare che sia davvero il giovane il colpevole dell’accaduto: la figlia di tredici anni è stata violentata ripetutamente, picchiata con oggetti di vario tipo e poi gettata in un pozzo. I responsabili, a detta sua, sono Cino, che vediamo solo all’inizio del film di Netflix Sotto lo zero, e Nano. 

Martin cerca di fermare l’uomo, privandolo della sua arma, ma quest’ultimo riesce a raggiungere Nano. I due lottano a mani nude, ma il poliziotto li ferma e punta l’arma contro Miguel, fino a quando capisce che il giovane è il vero responsabile dell’accaduto: “Ehi, Miguel! Non te lo dirò mai! Hai capito? Mai! Mi hai sentito? Mi hai sentito, pagliaccio?”.

A quel punto Martin inizia a vedere la situazione con occhi diversi: pensa al suo ruolo di padre, a come si sarebbe comportato lui al posto di Miguel e a come può sentirsi una persona che vive senza sapere dove si trova il corpo della propria figlia morta. 

Martin obbliga Nano a confessare dove hanno gettato il corpo della piccola, ma il giovane non vuole sentire ragioni, non ha intenzione di rivelare nulla. Allora il poliziotto, preso dalla rabbia, gli spara a una mano, che esplode davanti agli occhi di tutti. Perché proprio alla mano? Perché diventa il simbolo della violenza sulla bambina: la violenza fisica, gli oggetti con cui l'hanno colpita, provocandone la morte. Tutto parte dalle mani. 

NetflixSotto lo zero, il thriller spagnolo di Netflix

In quel momento Nano sta soffrendo le pene dell'inferno, mentre si sente nuovamente minacciato da Martin. È questo che lo fa ricredere sulla sua posizione e dire tutta la verità a Miguel: la paura della morte. Intanto la polizia arriva sul posto.

Martin alza le mani in segno di arresa e si dimette dal penitenziario, in quanto si è reso conto dello sbaglio commesso e di non essere la persona giusta per un mestiere che richiede buon senso e fermezza: nessuno è immune dagli errori. Se ricordate, infatti, nelle prime scene della pellicola Martin criticava il collega Montesinos a causa del suo comportamento poco ortodosso nei confronti dei carcerati, un comportamento ingiustificabile in ogni caso, trattandosi di forze dell'ordine. 

Questa volta però è lui in persona ad aver sbagliato, perché un poliziotto non può permettersi di perdere la calma, di sparare a qualcuno a sangue freddo, qualunque sia la motivazione. Tutto ciò dimostra quanto sia sbagliato giudicare qualcun altro per le sue azioni e il suo essere, poiché la stessa cosa potrebbe accadere a noi, seppur involontariamente.

Tutti possono sbagliare. La cosa importante è riconoscere il proprio errore e rimediare, cercando di non ripeterlo in futuro. È questo, forse, l'insegnamento più significativo del thriller spagnolo con Javier Gutierrez.

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