Dietro i suoi occhi: la miniserie Netflix spreca la storia di ossessione di Sarah Pinborough (e il suo finale sconvolgente)

La serie Dietro i suoi occhi è basata sul best seller con lo stesso titolo di Sarah Pinborough. Ma la storia "maledettamente geniale" del libro finisce per andare sprecata nel fiacco e a un certo punto ridicolo adattamento di Netflix.

Netflix Adele e David in Dietro i suoi occhi

Tanto vale tagliare la testa al toro e mettere subito le cose in chiaro. I lettori del best seller di Sarah Pinborough non potranno che restare delusi dell'adattamento di Dietro i suoi occhi ideato da Steve Lightfoot e diretto da Erik Richter Strand. Al di là dei soliti, inevitabili cambiamenti richiesti dai tempi di cinema e TV, la miniserie Netflix in 6 episodi non riesce a portare sullo schermo la morbosa storia di ossessione del libro e finisce per scadere nel ridicolo. E per chi non conosce il romanzo, la sensazione di imbarazzo è esattamente la stessa.

Qual è il problema? Anzi, quali sono? Di sicuro, il meccanismo di Dietro i suoi occhi funziona meglio in un libro che in TV. Ma ad affossare la serie è una "luminosa" trovata narrativa che di illuminato ha ben poco. Anzi. Da sola, basta e avanza a togliere ogni credibilità all'adattamento di Netflix. E purtroppo, non è l'unica cosa che non funziona.

Una storia lenta e senza identità

Dietro i suoi occhi racconta la storia di un'ossessione. O per meglio dire, ci prova con risultati deludenti. I protagonisti - Louise, David e Adele - rimangono invischiati in un morboso "ménage à trois" in cui tutti mentono a tutti e le coincidenze sono troppe per essere casuali. L'impianto è classico, ma di per sé non è un problema. Anzi, proprio per la sua stessa natura avrebbe le carte in regola per funzionare. Invece, il meccanismo fatica a ingranare.

A onor del vero, va detto che anche il libro di Sarah Pinborough si prende i suoi tempi. Ma mentre nel romanzo la narrazione lenta è funzionale a costruire un'atmosfera di inquietudine e mistero, nella miniserie finisce per essere esasperante e porta lo spettatore a chiedersi cosa stia guardando. Perché nel suo incedere apatico, l'adattamento di Erik Richter Strand introduce molteplici elementi e ancora oltre la metà non è chiaro dove voglia andare a parare. E non in senso positivo.

Dietro i suoi occhi è un thriller psicologico? È un dramma sentimentale? È un noir con elementi soprannaturali? La risposta rimane incerta fino al quinto episodio, quando una delle storyline emerge rispetto alle altre e dà finalmente un'identità alla storia. Ma la rivelazione non solo arriva troppo tardi per ripagare di 4 ore di divagazioni più o meno inconcludenti, è anche accompagnata da una trovata narrativa completamente fuori luogo e fuori contesto

Il bisogno di mettere tutto in chiaro

Una tendenza comune a molte produzioni per il cinema e la TV è quella di voler dare troppe spiegazioni. E Dietro i suoi occhi ricade nella casistica. Purtroppo. Perché il bisogno di mettere tutto in chiaro è uno dei problemi più grossi della miniserie Netflix ed è la ragione dietro la scelta che l'affossa.

Se da un lato l'adattamento ha una narrazione monocorde che non riesce a dare adeguato risalto agli elementi più importanti della storia, dall'altro utilizza una serie di maldestre soluzioni didascaliche che finiscono per azzoppare la costruzione della tensione.

In tal senso, la parte relativa ai sogni viene letteralmente buttata nel calderone della relazione disfunzionale tra i protagonisti e ci sono ben poche occasioni per capire che è uno degli elementi chiave della storia, se non quando ormai è troppo tardi. Invece, la componente soprannaturale (ovvero, la capacità di Adele, del suo misterioso amico Rob e di Louise di uscire dai propri corpi nel sonno) emerge chiaramente fin dal primo episodio con l'escamotage del respiro misterioso e delle inquadrature dall'alto, che diventa ancora più esplicito con l'uso di sfocature e bagliori.  

Inoltre, mentre nel libro di Sarah Pinborough la verità si fa strada un piccolo, sconcertante indizio alla volta, la miniserie Netflix tracheggia per troppo tempo con la caratterizzazione dei protagonisti (che tuttavia risultano desolatamente piatti) e la costruzione delle varie dinamiche senza sbilanciarsi. Forse, è la paura di mostrare le carte e svelare il gioco. Ma per come è impostata la narrazione, sembra piuttosto una mancanza di fiducia nello spettatore.

In ogni caso, Dietro i suoi occhi decide di spendere gli ultimi due episodi per tirare le fila e il risultato è che quel poco di atmosfera e suspense che rimane all'adattamento di Erik Richter Strand prende il volo. Letteralmente.

NetflixDietro i suoi occhi: poster
Il poster di Dietro i suoi occhi con i protagonisti

Un finale sprecato

La narrazione didascalica di Dietro i suoi occhi riesce a fare l'impensabile: trasformare un colpo di scena sconvolgente in un finale irritante e ridicolo. Il romanzo di Sarah Pinborough si conclude svelando una storia profondamente disturbante. Ma anche "maledettamente geniale", come l'ha definita Stephen King. La miniserie Netflix ha a disposizione lo stesso materiale, ma naufraga miserabilmente in una imbarazzante soluzione narrativa che mescola fantasy e new age.

Nella smania di rendere chiaro allo spettatore cosa sta accadendo, l'adattamento di Erik Richter Strand fa discutere Adele e Rob di esoterismo e proiezione astrale. Ma soprattutto, rappresenta la capacità dei due e di Louise di uscire dai loro corpi con delle festose luci di vari colori che volano nell'aria

La scelta è a dire poco incomprensibile ed è assolutamente inappropriata per l'atmosfera ossessiva e morbosa che pervade (o dovrebbe pervadere) Dietro i suoi occhi, dando l'ultima mazzata alla credibilità della miniserie come thriller psicologico e svuotando il finale di tutta la sua forza. Del resto, come si fa a restare scioccati per quello che rivela la storia, dopo che è apparso Campanellino?

Dietro i suoi occhi: un'occasione persa

Dietro i suoi occhi poteva contare su del solido materiale di partenza non solo per raccontare in modo convincente la storia di un amore malato, ma anche per intavolare un discorso più profondo sulle relazioni, la sessualità e la morale. Invece, la miniserie Netflix ha perso l'occasione e riesce a essere deludente sia per i lettori del romanzo di Sarah Pinborough che per coloro che non lo conoscono.

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