Abla Fahita Diva, com'è e di cosa parla la strana serie di Netflix

Da Topo Gigio ai Muppets, sono tanti i pupazzi e le marionette della TV, ma nessuno è come Abla Fahita: la scorrettissima "madame" egiziana, un vero idolo nel mondo arabo, ora si guadagna la sua prima serie per la piattaforma streaming.

Netflix Un primo piano di Abla Fahita

Dimenticate i pupazzi morbidosi con i quali si giocava da bambini. Abla Fahita somiglia a Ted: non ha peli sulla lingua e con il suo senso dell'umorismo acido e provocatorio e il suo sarcasmo radicale e tagliente, attacca i tabù e i torti sociali che avvengono ogni giorno in Egitto.

Come accade ai celebri Muppet creati da Jim Henson, quando la "madame" incontra gli umani la miscela diventa "pericolosa" e soprattutto politicamente scorretta. Da queste premesse comincia Abla Fahita Diva (il titolo internazionale è Abla Fahita: Drama Queen), la seconda serie originale egiziana di Netflix (la prima è stata Paranormal) che porta sugli schermi di tutto il mondo un autentico fenomeno: il pupazzo più famoso – e cattivo – del mondo arabo.

Ecco tutto quello che c'è da sapere su questa stramba social comedy in arrivo sulla piattaforma dalla grande N. 

NetflixIl poster della serie Netflix Abla Fahita Diva
Abla Fahita sbarca su Netflix

La trama

Abla Fahita è un personaggio televisivo famosissimo in Egitto. Ha fatto la sua prima apparizione su YouTube e poi nel programma satirico Al Bernameg condotto da Bassem Youssef. Nel 2014 si guadagna uno show (rigorosamente per adulti) tutto suo trasmesso da CBC, Abla Fahita Live from the Duplex, nel quale intervista gli artisti arabi più famosi come nel salottino di un talk.

La sua popolarità diventa così contagiosa che viene persino invitata sul tappeto rosso del Dubai International Film Festival. Quando duetta in coppia con il musicista e produttore Hassan El Shafei, giudice del talent Arab Idol, in una canzone dal titolo Mayestahloushi, il video diventa virale: ad oggi, conta quasi 23 milioni di visualizzazioni su YouTube.

Bigodini perennemente tra i capelli e occhi truccati con uno spesso eyeliner, Abla Fahita è una vedova e madre di due bambini, Carcoura (meglio nota come Caro) e Boudi. Il suo cognome è preso in prestito dalle fajita, il piatto tipico della cucina tex-mex, mentre "Abla" sta sia per madame (una signora alla quale ci si rivolge con il dovuto rispetto) che per insegnante.

Nella serie Netflix, Fahita è se stessa, ovvero una delle personalità più importanti e amate del mondo dello spettacolo arabo. Tutti, però, vogliono il suo successo, o almeno una fetta. Tanto che cade in disgrazia quando viene ingiustamente accusata di un reato (un oltraggio al pudore!) che non ha commesso.

Rimasta sul lastrico, la "regina" viene contattata dall'ambiguo affarista Amin, che con il suo socio la scrittura per esibirsi in un night club e la separa dai suoi figli. La gang prende Boudi e fa il lavaggio del cervello a Caro. Con l'aiuto della complice Samah El Fol, l'eccentrica diva cambia identità e fa di tutto per riscattarsi, pianificare il recupero dei figli e riunire la famiglia.

Il cast

La controparte umana ai pupazzi di Fahita, Caro e Boudi è popolata da alcuni volti noti del cinema egiziano.

Su tutti spicca il cattivissimo Amin interpretato da Bassem Samra, attore scoperto da Youssef Chahine e lanciato da Yusri Nasrullah in El Medina. Samra è stato nel cast di alcuni tra i più significativi film egiziani dell'ultimo periodo, da Palazzo Yacoubian di Marwan Hamed (dal romanzo di 'Ala Al-Aswani, edito in Italia da Feltrinelli) ad After the Battle e Brooks, Meadows and Lovely Faces di Nasrallah.

Gli altri attori "in carne ed ossa" di Abla Fahita Diva sono Donia Maher, Zeina Mansour, Rehab Hussein, Osama Abdullah e Mohamed El Swisi.

L'ideatore

Chi è il creatore di Abla Fahita? Non si sa: l'identità della diva di pezza è un segreto ben custodito e alimenta l'hype attorno al fenomeno. Tutte le interviste che rilascia alla stampa o i post sui suoi account social portano soltanto la firma di Fahita.

Per capire la portata del personaggio, i suoi numeri sui social sono da record: 4,6 milioni di like su Facebook, 1,9 milioni di follower su Instagram e 1,3 milioni su Twitter. I video sono disponibili sul suo canale YouTube. La serie Netflix, invece, è diretta dallo specialista Khaled Marei.

Il commento di Fahita al lancio dello show sulla piattaforma è stato graffiante come suo solito.

Dico sempre che la comicità egiziana è un ottimo prodotto da esportazione, dopo il cotone. Ed è ovvio che oggi tutti siano tristi e con un disperato bisogno di ridere. Nulla batte il senso dell'umorismo egiziano per alleviare il mondo dalla sua miseria.

Le polemiche

Abla Fahita è un personaggio fortemente provocatorio. Non a caso l'ascesa del pupazzo risale ai tempi caotici della rivoluzione del 2011. In breve tempo i suoi commenti controversi e spiritosi sulla situazione politico-sociale egiziana le hanno fatto guadagnare il ruolo di femminista più schietta e radicale della nazione.

Fahita è la fondatrice dell'associazione (fittizia) On My Own per donne single, vedove e divorziate. Le sue battute rompono gli stereotipi e riguardano spesso e volentieri la parità di genere, una tematica spinosa in una società profondamente conservatrice. Quando appare sui cartelloni pubblicitari che promuovono il suo show, ha tra le mani una copia di Cinquanta sfumature di grigio.

Ha fatto discutere il servizio realizzato quando si è "sposata" con l'attore Asser Yassin: le foto delle loro nozze, con Yassin in catene, sono state pubblicate sul rotocalco di gossip Sayidaty.

Fahita finisce persino in tribunale quando l'avvocato Samir Sabry accusa il programma di "violare la moralità pubblica della società" perché "contrario ai valori e all'etica dell'Egitto".

Il linguaggio di Fahita è "profano" e – cosa ben più grave – "è trasmesso in ogni abitazione, dove ci sono famiglie e bambini presenti".

Nonostante Live from the Duplex sia considerato da Sabry "non un buon esempio di libertà di parola o creatività" poiché oltrepassa quella "linea sottile tra decadenza morale e libera espressione", il procedimento si conclude con un nulla di fatto.

La controversia più clamorosa risale tuttavia al 2013.

Fahita appare in uno spot pubblicitario di Vodafone Egypt, nel quale chiede all'operatore che le risponde all'altro capo del telefono la SIM del defunto marito.

Quella che agli occhi del pubblico appare come una normale pubblicità è recepita in maniera totalmente differente da Ahmed Spider, un teorico della cospirazione sostenitore di Hosni Mubarak.

Secondo la sua ricostruzione, Abla Fahita sarebbe un agente britannico in forza ai servizi segreti, le sue parole sarebbero un messaggio in codice per un attacco terrorista in un centro commerciale e lo spot un "avvertimento" per i Fratelli Musulmani.

Le autorità egiziane arrivano addirittura ad aprire un'inchiesta ufficiale sul caso, mentre sui social spopola l'hashtag #FreeFahita. La ciliegina sulla torta di questa trovata, che ovviamente si rivela una colossale presa in giro, è un faccia a faccia televisivo tra il pupazzo e il complottista in onda su CBC.

Questa performance satirica diventa presto specchio del clima di paura e paranoia che si intensifica nel Paese nord-africano dopo le rivolte di Piazza Tahrir, la caduta di Mubarak e le sommosse popolari del 2011.

Prodotta da OKWRD e ASAP Productions, la prima stagione di Abla Fahita è composta da 6 episodi, che vengono pubblicati il 15 marzo all'interno del catalogo dei contenuti in streaming di Netflix.

Il commento più gettonato tra gli occidentali è sempre lo stesso: non so cosa diavolo sia, ma sicuramente lo guarderò.

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