Con Raya e l'ultimo drago Disney pecca d'ingenuità: qualche considerazione sui messaggi del film

Un'avventura ricca d'azione, una cultura poco conosciuta da esplorare, ma soprattutto un meccanismo che rivela immediatamente intenzioni e fini di Disney: Raya e l'ultimo drago è un film molto ingenuo. La recensione.

Disney Raya e Sisu si guardano

Per valutare davvero Raya e l’ultimo drago bisogna fare un minimo sforzo d’immaginazione. Completato dagli animatori Disney presso le proprie residenze durante il lockdown, il lungometraggio spende buona parte dei suoi 107 minuti di lunghezza in scene votate all’azione, pensate per il grande schermo (magari IMAX) e per l’esperienza collettiva della sala piena di giovanissimi e famiglie. Di certo Raya non ha ambizione e pedigree da film di cassetta, almeno non nella sua prima visione. Purtroppo il 2021 ha imposto di dirottarlo a malincuore sullo schermo casalingo, tramite Disney+, dove sul versante tecnico la sua qualità finirà per uscirne ridimensionata su buona parte degli schermi e degli impianti che popolano le nostre case.

Questa circostanza non pregiudica la fruizione di un film che rimane un’esperienza di visione piacevole e vivace. Raya e l’ultimo drago non è un film epocale né quantomeno sorprendente, ma una buona pellicola che ha dalla sua ritmo sostenuto, un incedere votato all’avventura, un continuo ricambio di scenari e mondi da esplorare che rendono il film una continua scoperta visiva e culturale. Il tutto è coronato da un cast di personaggi comprimari dalla discreta personalità e dallo spunto comico scanzonato che nei momenti migliori ricorda Le follie dell’imperatore. 

Ispirato dalle tradizioni, dalla cultura e dall’immaginario mitologico del sud est asiatico, Raya ripercorre la strada di Moana, immergendosi completamente in una cultura lontana da quella occidentale con grande attenzione e rispetto, evitando ogni feticismo rispetto a ciò che potrebbe essere percepito come meramente esotico.

Raya e l'apocalisse reversibile

La protagonista Raya (doppiata in lingua originale da Kelly Marie Tran) è una giovane guerriera di Heart costretta a crescere in fretta dopo aver malriposto la sua fiducia e aver perso il padre per questo errore. Il mondo in cui vive, Kumandra, discende in una lenta apocalisse a causa del ritorno del Druun, un’entità sovrannaturale che trasforma tutto ciò che tocca in pietra. I draghi hanno già salvato gli umani una volta, 500 anni prima, spazzando via il nemico a costo della loro vita, che però ora è tornato. L’unica speranza di un’umanità divisa in regni rivali e sospettosa è quella di rimettere insieme i pezzi di una gemma in cui i draghi hanno condensato i loro poteri e affidarsi all’ultimo sopravvissuto della specie, Sisu (doppiato da Awkwafina). Raya s’incarica della missione e, durante il suo viaggio, riunirà attorno a sé una bizzarra squadra di elementi che la supporteranno, sia nel versante narrativo che comico. 

Per chi abbia seguito con attenzione le ultime opere animate di casa Disney, queste premesse possono dare un unico esito. Siamo nell'ennesimo mondo fantastico dove ormai di cattivi “umani” veri non ce ne sono più (sono sempre stati fraintesi e sempre pronti a redimersi). Kumandra è l'ennesima realtà in cui il proverbiale status di orfana disneyana del protagonista diventa momentaneo, l’apocalisse che sta vivendo Kumandra non sembra mai davvero tangibile. Non è forse il momento migliore  in un film Disney per optare per un approccio che punti sul dramma di una sorta di “pandemia sovrannaturale” che trasforma le persone in pietra, ma è indicativo il fatto che sin da subito venga sottolineato che il cambiamento è temporaneo e reversibile

DisneyRaya si abbassa la maschera
Raya è la protagonista a cui il film riprovera la scarsa fiducia negli altri

È come se l’approccio Marvel di “morte momentanea e sempre reversibile” avesse cambiato la natura stessa delle regole del gioco anche sul fronte Disney, a cui va riconosciuto in passato di non essersi mai tirata indietro rispetto a scelte forti e una descrizione della realtà alle volte brutale. Se consideriamo come il versante d’azione e i numerosi combattimenti che Raya affronta sembrino poco più che esercizi ginnici (la ragazza arriva la fine film senza nemmeno un capello fuori posto, nonostante i tanti duelli corpo a corpo e con la spada) è difficile non notare come i tanti marchi all’interno di Disney si stiano muovendo tutti in una direzione, le cui linee guida sono le stesse. 

Innanzitutto un’allergia verso le svolte drammatiche e “serie” da stemperare in una pervasiva ironia, un continuo alleggerimento della dimensione del pericolo, della responsabilità personale di protagonisti e cattivi, dell’irrevocabilità della morte. Di fatto Raya è tutto un film incentrato sulla ricostruzione di un equilibrio perduto, in cui una parentesi secolare di distruzione si può cancellare con un po’ di forza di volontà e con la fiducia. 

Quanto vale la fiducia?

Qui arriva l’aspetto più interessante, persino controverso della pellicola: è giusto che il film chieda a Raya di fidarsi della persona che l’ha tradita? Senza svelare troppo della trama, si chiede ben più di buttare il cuore oltre l’ostacolo, di dare una seconda chance (o per meglio dire, una terza o quarta). Attraverso Sisu, il film sprona la sua protagonista ad avere una fiducia cieca e istintiva in una persona da cui è stata tradita più volte, al di là del razionale (e del raziocinio). Raya tra l'altro ha già dimostrato di poter superare il proprio pregiudizio rispetto a persone di regni diversi (nemici), stringendo con loro alleanze proficue. 

Nel 2021 impartire a spettatori grandi e piccini una lezione di fiducia potrebbe essere una buona idea, in un momento in cui la solidarietà e comprensione tra persone sono la base stessa su cui si regge la società in piena emergenza sanitaria e sociale. Quella che chiede il film però è una fiducia cieca e assoluta, possibile solo nel mondo senza veri malintenzionati e senza vere criticità (persino senza morte). Ovvero il mondo in cui si muove Raya.

DisneyNamaari si prepara ad affrontare Raya
Namaari è "la cattiva" del film

È proprio sotto questo punto di vista che Raya e l'ultimo drago pecca d’ingenuità. è una sceneggiatura che mostra in maniera cristallina la sua calcolatissima costruzione, a prova di critica e smaccatamente commerciale. Sarebbe ingenuo pensare che una corporazione delle dimensioni di Disney che investe capitali simili non pensi al tornaconto economico aziendale, ma si possono percepire le linee tracciate sulla lavagna bianca dell’ufficio marketing. Qui ci inseriamo uno spin-off televisivo sulla banda “criminale” della bebè con le tre scimmiette, qui calchiamo la mano sul sottotesto omosessuale tra Raya e Namaari (si può ancora definirlo sottotesto?) per portare dalla nostra parte il pubblico queer evitando di dire o fare qualcosa di palese, qui aggiungiamo questo e quel riferimento alla cultura thailandese così siamo inclusivi e quindi al di sopra ogni obiezione. 

Raya ha la bellezza e la fragilità di una magia di cui vedi l’esecuzione completa di trucco. Raggiungiamo il paradossale se pensiamo a tutte le polemiche relative alla cancellazione del personaggio di Mushu da Mulan, quando poi è impossibile guardare Sisu senza pensare a una versione aggiornata di quel personaggio. 

Il limite non è solo quello di un pubblico iper-consapevole, attento e sempre pronto a fare le pulci e a criticare anche aspramente i prodotti che consuma. Il problema di Raya è che al netto del divertimento e della cura tecnica - innegabili - rimane una serie di variabili su un template ripetuto all’infinito, fuori e dentro il canone animato. Se il cuore c'è, arriva dopo un attento bilanciamento, per non dire un calcolo. Della tradizione disneyana classica rimane solo il vizietto a “prendere ispirazione” da altri titoli della concorrenza. Chi sottolinea qualche somiglianza di troppo con The Last Airbender in fondo non ha tutti i torti. 

Raya e l'ultimo drago è disponibile on demand su Disney+. 

  • Sì, il film è disponibile dal 5 marzo 2021 su Disney+ in modalità on demand.

  • No, il film viene presentato in modalità on demand al prezzo di 21,99 euro. 

  • Il prezzo per l'acquisto on demand del film per gli abbonati è di 21,99 euro. 

Voto 6,5/10

Gradevole, visivamente affascinante e tecnicamente ben eseguito, Raya ha il grande limite di essere stato realizzato rendendo evidenti i suoi intenti nascosti più o meno lodevoli. Poco memorabile.

Elisa Giudici

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