Lo chiamavano Bulldozer: le location dov'è stato girato il film con Bud Spencer

Dal Porto di Livorno alla base Nato di Camp Darby, ecco un tour dei luoghi dove è stato girato il cult movie di Michele Lupo, che tornò in Versilia pochi anni dopo anche per il "film-gemello" Bomber.

AZ TV Productions AG Bud Spencer in una scena del film Lo chiamavano Bulldozer

Nel 1978 Bud Spencer è reduce dallo strepitoso successo di I due superpiedi quasi piatti e della saga di Piedone.  Prima di tornare sul set con l'amico Terence Hill per Pari e dispari di Sergio Corbucci, Bud arriva sul litorale toscano per girare un altro dei suoi cult "solisti": Lo chiamavano Bulldozer di Michele Lupo.

Ma dov'è ambientato esattamente il film con l'ex stella del football americano che, mollato lo sport quando ha scoperto che le partite erano truccate e diventato marinaio, accetta di allenare una scalcagnata squadra di periferia per segnare almeno un punto contro gli arroganti militari yankee guidati dal sergente Kempfer?

Porto di Livorno

Lo chiamavano Bulldozer si apre al Porto di Livorno: nelle scene iniziali si ammira Bulldozer tra le gru, i container e le navi gialle da crociera.

Il porto della città dei Quattro Mori si affaccia sull'Alto Tirreno e in mezzo ai container è ambientata anche una scena epica del film: la scazzottata con Orso (l'ex pugile Joe Bugner) e Spitz (Giovanni Vettorazzo).

Livorno tornerà protagonista di un altro film di Bud, Bomber, stavolta girato nel 1982 con Jerry Calà e nelle stesse location versiliesi. In quel caso, Livorno è stata presente con la spianata del Molo Mediceo e il quartiere Venezia con gli scalandroni degli Scali del Monte Pio.

L'amministrazione comunale ha reso omaggio a Bud Spencer dedicando all'attore napoletano, scomparso il 27 giugno 2016 all'età di 86 anni, una statua (realizzata grazie al crowdfunding) nel porto dove girò Bulldozer e Bomber.

Il monumento in vetroresina, opera a grandezza naturale del pittore, scultore e scenografo viareggino Fabrizio Galli (anche carrista e maestro costruttore del Carnevale), è stata piazzata sul lungomare labronico al termine di Viale Italia, all'altezza dello Scoglio della Regina.

Oggi la statua è stata rimossa, ufficialmente – hanno fatto sapere dal comune – "perché necessitava di qualche piccolo intervento di restauro e perché quella collocazione non aveva seguito alcun iter autorizzativo".

Il gruppo satirico Sodalizio Muschiato ha deciso di sostituirla con la Baracchina Gialla, un bar improvvisato con una foto di Bud versione Bambino che sembra aspettare i clienti per un aperitivo.

Viareggio

Nel film si intravedono la celebre Passeggiata e soprattutto un luogo iconico della Viareggio degli anni Sessanta e Settanta: il galeone Santa Monica. Il "Carolina" (così era chiamato nel 1920, quando venne varato dal cantiere navale Ansaldo di Gino Benetti) divenne il barcobestia Emilia Madre e poi il Santa Monica nel 1961, quando fu trasformato in un ristorante, discoteca e american bar nel Molo della Madonnina.

Nel periodo d'oro del boom, quando la Versilia era una delle località più chic d'Italia, Dino Risi girò sulla nave alcune scene di Una vita difficile con Albero Sordi. L'esterno del "Galeone" che si ammira in Bulldozer, la bisca dove si fanno scommesse e si gioca d'azzardo, è proprio il Santa Monica. Gli interni, invece, furono ricostruiti in studio perché l'imbarcazione era troppo fatiscente, tanto che nel 1979 è stata distrutta e l'anno successivo cancellata dai registri navali.

Tirrenia

Sulla costa tirrenica ci spostiamo a Pisa, dove si trova questa località balneare famosa per le spiagge bianche e cristalline e le dune di sabbia.

A Tirrenia sono state girate le scene degli allenamenti sulla spiaggia: Bud scruta il mare agitato con sguardo burbero e saggio prima di spronare i suoi ragazzi.

Saranno venti giorni durissimi, di quelli che si ricordano per tutta la vita. Ma vi dico una cosa: voi lo farete quel punto, a qualunque costo. Parola di Bulldozer.

Quella che si ammira nel film è una delle spiagge libere di Tirrenia.

Marina di Pisa

A pochi chilometri da Tirrenia c'è Marina di Pisa, altro piccolo centro balneare abitato in origine da pescatori e diventato meta di turisti grazie alle piccole spiagge sabbiose e agli edifici in stile Liberty. La cittadina ha ospitato numerose scene di Bulldozer.

Quando i ragazzi si incontrano per organizzare la prima giornata di allenamenti, si ritrovano in Piazza Sardegna: il gruppetto parte dalla stazione del Trammino, transita da Via Enrico Diacono e arriva sul prato della piazza che affaccia sul lungomare, passando davanti allo chalet verde di legno di Via Flavio Andò.

Dopo l'allenamento, Bulldozer chiede ai ragazzi chi ricetta gli oggetti rubati in zona. "Barba o capelli? Osvaldo": lo sketch è uno dei più divertenti del film.

Il barbiere preso a cazzotti, fatto parlare e poi appeso all'attaccapanni è interpretato dal caratterista Piero Del Papa, ex pugile pisano (fu europeo dei mediomassimi) morto il 27 ottobre del 2018 a 80 anni dopo una lunga malattia.

L'esterno che si vede nel film, in Via Padre Agostino da Montefeltro, è un vero barbiere: oggi si chiama "Pasquino", ma il retrobottega del negozio è stato ricostruito in studio.

Del Papa ha rivelato in un'intervista concessa a Leonardo Baldelli che durante le riprese lui, Spencer e la troupe andarono a mangiare al ristorante Toto, proprio lì vicino.

Bud ordinò un'omelette di venti uova. Per sfidarlo, il pisano fece lo stesso, limitandosi a dieci uova. La notte fu un inferno: dolori di stomaco, bocca irritata e sfoghi sulle labbra.

La mattina dopo vado sul set del film e Michele Lupo, il regista, mi rimprovera per tutti quegli sfoghi sulla bocca. Io penso: 'Voglio proprio vedere adesso quando arriva Carlo (Bud) come sta conciato'. Bud arriva dopo poco ma non aveva niente: sembrava un fringuellino. Era una cosa incredibile quell'uomo, pure nella realtà...

Il bagno di Marina di Pisa dove lavora (e viene picchiato) Orso è il Miramare. Proprio sulla spiaggetta dietro il ristorante Toto è stata girata la scazzottata con Joe Bugner.

Camp Darby

Nella Tenuta di Tombolo, a Via Vecchia Livornese 788, è situata la base militare dell'esercito statunitense, uno spazio di mille ettari ceduto dal governo italiano nel 1951 in virtù di un accordo internazionale. La base si trova in un punto strategico del Mediterraneo: distano pochi chilometri il porto di Livorno, l'aeroporto militare di Pisa, le reti ferroviarie e autostradali.

Camp Darby è dedicata alla memoria del generale William O. Darby, il fondatore del reparto di forze speciali degli United States Army Rangers, morto nel 1945 sul Lago di Garda.

Camp Darby è il più grande arsenale americano al mondo fuori dagli Usa (Manlio Dinucci rivela sul Manifesto che "nei 125 bunker della base, continuamente riforniti dagli Stati uniti, è stoccato, secondo stime approssimative, oltre un milione di proiettili di artiglieria, bombe per aerei e missili, cui si aggiungono migliaia di carrarmati, veicoli e altri materiali militari") e qui la produzione di Lo chiamavano Bulldozer ha girato le scene con Bud a caccia del polverizzatore Thompson, gli allenamenti della squadra americana e la partita finale.

Gli sceneggiatori Marcello Fondato e Francesco Scardamaglia non hanno avuto casualmente l'idea del football americano: a Camp Darby c'era davvero una squadra, i Rangers Tirrenia, che dal 1976 al 1986 ha partecipato alla NIFL (la Northern Italian Football League, il campionato delle basi Nato situate sul territorio italiano), arrivando persino in finale nel 1985, persa con i Geronimos Vicenza.

Perché lo chiamavano Bulldozer? Perché davanti agli ostacoli, era uno che non si fermava mai. Come è successo al comune di Pisa: lo chalet verde del film, noto in città come "casa delle fate", è finito sul mercato e senza un acquirente – "stanti le condizioni di fatiscenza e di pericolosità" – sarebbe stato demolito.

La vendita, a pochi mesi dall'annuncio, è stata sospesa. Il motivo? Gli uffici della Direzione patrimonio di Palazzo Gambacorti hanno ricevuto numerose richieste di ulteriori specifiche da potenziali acquirenti.

L'associazione Amici di Pisa concorda, con un motto che a Bud sarebbe piaciuto: "Sì al restauro ed alla vendita vincolata, no a grette speculazioni".

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