Captain Fantastic: c'è una storia vera dietro al film con Viggo Mortensen?

La vicenda di Ben e i suoi sei figli che vivono "secondo natura" è di pura fantasia, ma lo spunto per la sceneggiatura arriva da una vera storia "fricchettona": quella del regista Matt Ross con sua madre!

Erik Simkins/Bleecker Street Viggo Mortensen con Annalise Basso e Charlie Shotwell in una scena del film Captain Fantastic

Un padre che ha abbandonato il mondo esterno e qualsiasi ambizione professionale per crescere i suoi sei figli il più lontano possibile dal consumismo e dalla tecnologia e a contatto con la natura è un pazzo o il miglior papà possibile?

A questa domanda risponde (o almeno tenta di farlo) il film Captain Fantastic, la "commedia hippie" scritta e diretta da Matt Ross con Viggo Mortensen nei panni di Ben, il genitore che immerge la sua famiglia nelle profonde foreste del Pacifico nord-occidentale.

Ben convince i suoi ragazzi ad allenare il fisico e la mente, cacciare e coltivare il cibo, senza dimenticare una sana ed essenziale educazione a base di testi classici. Almeno finché il suicidio della moglie Leslie (Trin Miller), affetta da un disturbo bipolare, non costringe tutti a fare i conti con la realtà che è là fuori.

Premiato per la miglior regia a Cannes nella sezione Un Certain Regard e vincitore del Premio del Pubblico al Festival di Roma, Captain Fantastic è una tipica commedia indie in stile Sundance, che affronta con intelligenza le tematiche dell'educazione degli adulti di domani e della responsabilità genitoriale.

Alla base del film, frutto di un lavoro di finzione, c'è però una storia vera: le esperienze vissute dalla famiglia Cash si ispirano alla reale infanzia del regista. Classe 1970, Matt Ross è nato a Greenwich, la cittadina più hippie del Connecticut, ed è cresciuto viaggiando in lungo e in largo per gli States prima di trasferirsi da Ashland e Santa Monica a New York per studiare alla Juilliard School.

Nella stesura della sceneggiatura, Ross – meglio noto da attore per i ruoli nelle serie Silicon Valley, American Horror Story e Big Love – ha preso spunto dal suo passato, in particolare l'essere cresciuto in quella che definisce una "comunità alternativa vivente".

Nelle note di regia, Ross spiega che alla madre "interessavano situazioni di vita alternative".

Quando ero un bambino non la consideravamo un'esistenza fuori dalla civiltà la nostra, anche se vivevamo nelle comuni della California del Nord e nell'Oregon. Eravamo nel bel mezzo del nulla senza televisione e senza gran parte della tecnologia moderna.

Matt appartiene ad una famiglia di artisti un po' fuori di testa: lui è diventato attore e regista (ha diretto due corti e il dramma romantico 28 Hotel Rooms prima di Captain Fantastic), il fratello Kirk musicista e cantautore. Quanto passato in quel nucleo fuori dagli schemi, lo ricorda oggi come un'avventura abbastanza alienante.

È stata dura, soprattutto durante l'adolescenza. Sono stato allontanato dai ragazzi della mia età quando iniziai a essere attratto dal sesso opposto. I miei amici erano lontani. E io volevo che facessero parte della mia vita. Nel film, il figlio maggiore dei Cash, Bo, si trova proprio in questo momento della sua esistenza, mentre i figli più piccoli considerano ancora straordinario il loro stile di vita.

Al regista, però, non piace la parola "hippie", come ha spiegato in un'intervista concessa al magazine Esquire.

È un termine riduttivo e totalmente inappropriato perché ciò che ho vissuto è successo negli anni Ottanta, non nei Sessanta. Ad un certo punto abitavamo in una tenda. Ma non tutte le persone della comunità erano hippie nel senso tradizionale. Alcune case avevano l'elettricità, altre l'impianto idraulico, alcune niente e altre ancora entrambi.

Erik Simkins/Bleecker StreetViggo Mortensen e i giovani protagonisti del film in una scena di Captain Fantastic
Ben e i suoi ragazzi nella foresta

Prima della fase di pre-produzione e della scrittura del copione, è stato decisivo l'incontro con un amico, che gli ha ricordato un compagno dei tempi delle scuole superiori: un ragazzo soprannominato So-and-So, che da giovane viveva come Ben e la sua famiglia.

Ho chiamato So-and-So e abbiamo parlato a lungo di come ha fabbricato con le sue mani la sua casa. Mi ha fatto scoprire molti libri sull'argomento, alcune fonti di informazioni, e certe cose che altrimenti mi sarebbero sfuggite.

L'accuratezza della ricostruzione è stata poi affidata al lavoro dello scenografo Russell Barnes. In un'intervista con Backpacker, Ross aggiunge che l'ambiente in cui è cresciuto "non era una sola famiglia".

Mia madre aveva comprato della terra con alcuni amici, e forse una o due volte abbiamo vissuto in altri posti dove si pagava soltanto l'affitto. Ognuno aveva una storia diversa, ma erano per lo più artigiani, persone che volevano fare il loro lavoro e vivere in qualche modo in armonia con la natura. Erano molto, molto isolati. La prima strada asfaltata distava più di dieci chilometri, e per arrivare al negozio di alimentari, ad un'ora da una cittadina del sud, si impiegavano 40 minuti a piedi.

Ross ha voluto accentuare il realismo della sua "favola politica" e prima delle riprese, ha mandato il cast in una sorta di scuola di sopravvivenza nella natura selvaggia.

Questo luogo curioso si trova nello stato di Washington: lì si dorme ogni notte all'aperto sotto le stelle e si insegna ad accendere un fuoco, costruire un rifugio, identificare le piante commestibili.

Viggo ha grande esperienza personale con molte delle cose che fa il suo personaggio, quindi non aveva quasi bisogno di questa 'formazione'. Ma tutti facevano arrampicata su roccia ogni giorno. I ragazzi hanno imparato davvero a suonare strumenti musicali e a praticare arti marziali. Per catturare il cervo come accade nel film, le ragazze hanno fatto un corso di macellazione: hanno macellato una pecora.

L'obiettivo di Ross, in realtà, era far sì che i giovani attori avessero tempo per legare tra loro come fratelli e cominciassero a guardare Viggo come papà Ben e a fidarsi di lui.

Dall'esperienza stravagante e "fricchettona" con gli amici di sua madre, il regista ha assorbito pure la critica nei confronti del capitalismo, diventata centrale nel suo film. Il regista, intervistato da Paris Match in occasione del Festival di Deauville, ha rivelato di essere abbastanza pessimista sul futuro perché "ho l'impressione che la democrazia e il capitalismo siano legati tra loro".

È un sistema che oggi si è rotto, ma non c'è una soluzione miracolosa. Ci dovrebbe essere una chiara e netta separazione tra la finanza e gli stati. Negli Stati Uniti, la maggior parte delle leggi approvate sono influenzate dalle grandi corporazioni, che fanno pressione sui politici.

La "collusione tra il sistema bancario e il mondo politico" è poi rimasta sullo sfondo "per non spaventare il grande pubblico" e perché Captain Fantastic, in fondo, "è un dramma umano".

Naturalmente le mie idee politiche sono chiare ma non è questo il centro del film.

Oggi Matt Ross – che sta lavorando al terzo lungometraggio, l'adattamento del romanzo di fantascienza Tomorrow and Tomorrow di Tom Sweterlitsch – è sposato con la scrittrice, blogger e fotografa Phyllis Grant: i due sono genitori di Isabel "Bella" e Dashiell "Dash".

Si sono incontrati proprio alla Juilliard, dove lei studiava danza e lui teatro e regia. Sono una tipica coppia creativa e stanno insieme da più di vent'anni.

Come ha raccontato il regista a SFGATE, "scrivere sull'essere genitori mi aiuta a non dare di matto: mi dà prospettive sul dramma, stress, ansia e intensità. Compio anche uno sforzo per portare un po' più di leggerezza ai miei soggetti. E questo mi dona uno scopo".

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