Mia e il leone bianco: la storia dietro la realizzazione del film di Gilles de Maistre

La piccola Mia stringe una straordinaria amicizia con Charlie, un leoncino bianco nato in un allevamento di grandi felini in Sudafrica: dietro questa favola ci sono la supervisione di Kevin Richardson e un legame reale con riprese durate per ben tre anni.

Coert Wiechers/Galatee Films Coert Wiechers/Galatee Films

Mia e il leone bianco del reporter e documentarista francese Gilles de Maistre è la storia di una straordinaria amicizia: quella tra Mia, una ragazzina tenace e ribelle, e Charlie, un raro esemplare di leone bianco.

Girato in Sudafrica negli scenari mozzafiato della Welgedacht Reserve, la riserva per grandi felini vicino Johannesburg e a 40 chilometri da Pretoria, il film è una tenera favola animalista a misura di bambino, che vanta nel cast, accanto alla giovane rivelazione Daniah De Villiers, attori del calibro di Mélanie Laurent, Langley Kirkwood, Brandon Auret e Ryan McLennan.

Ma dietro Mia e il leone bianco c'è realmente una storia vera? Scopriamolo insieme.

La storia di Thor e del Wildlife Sanctuary

Concepito come un film per famiglie e sceneggiato da William Davies sulla base di un soggetto originale scritto da Prune de Maistre (la moglie del regista), Mia e il leone bianco è "costato" al "globe-trotter" Gilles de Maistre tre anni di lavoro: la storia è di finzione, ma il rapporto tra Daniah e il leone è reale.

Mia e Charlie (in realtà il vero nome del leone bianco è Thor) sono infatti cresciuti insieme davanti alla macchina da presa. De Villiers e il "suo" leone sono stati ripresi in lunghe sessioni avvenute nel corso della produzione. Complessivamente i tre anni di lavoro hanno richiesto tre full-immersion ogni settimana: ogni sessione durava da due a tre ore.

Thor fa parte di un branco di sei leoni – gli altri cinque sono un maschio e quattro femmine – che la riserva, grazie a un fondo lanciato dai produttori, ha potuto allevare nel periodo di preparazione e ciak del film e far crescere dopo la sua uscita. A supervisionare l'intero processo di lavorazione è stato Kevin Richardson, esperto zoologo sudafricano che da anni lavora a stretto contatto con leoni, pantere e iene.

Noto come "The Lion Whisperer", ovvero "l'uomo che sussurra ai leoni", Richardson (che nel film interpreta il guardiano dell'allevamento) vanta un seguitissimo canale YouTube (1,73 milioni di iscritti), oltre un milione di follower su Instagram e collaborazioni da ambassador per Craghoppers, GoPro, Zamberlan e Wild Coolers.

La missione del suo Wildlife Sanctuary è "fornire una riserva autosufficiente ai grandi carnivori africani per proteggere queste specie attraverso l'educazione, la consapevolezza e i finanziamenti". La progressiva erosione dei loro habitat, la caccia senza scrupoli e la presenza dei predatori umani, il commercio illegale di carne, ossa, denti e artigli e le malattie stanno infatti mettendo a rischio questi animali. Il leone è estinto da tempo in tutto il Nord Africa ed è in via d'estinzione nell'Africa occidentale. In 80 anni la popolazione è passata da 450mila a circa 15-20mila leoni.

La fondazione di Richardson cerca di impedire una pratica legale e ancora molto diffusa in Sudafrica: la caccia ai leoni in gabbia. Nella cosiddetta "canned hunting" (ossia "caccia in scatola"), un business da 36 milioni di dollari, gli allevatori fanno crescere i leoni in cattività per farli cacciare dai ricchi carnefici occidentali, in particolare britannici e statunitensi. I resti degli animali sono poi venduti a pezzi sui mercati locali e internazionali.

Gli Stati Uniti hanno il triste primato per l'importazione di parti di leone: secondo il rapporto "The Legal and Illegal Trade in African Lions" di Cites (la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione), tra il 2007 e il 2016 gli Usa sono stati il più grande importatore globale di "trofei" di leone.

Richardson ha incontrato l'appassionato di felini De Maistre per la prima volta nel 2012. Il regista, che un anno dopo ha dedicato allo zoologo il documentario televisivo L'Homme qui murmure à l'oreille des lions, voleva semplicemente documentare il suo lavoro con gli animali all'interno della riserva ma ciò non era possibile. A quel punto i due hanno pensato di sviluppare una storia di finzione: è nata così l'idea di un padre, John, che tradisce la fiducia della figlia.

Leoni sul set (in massima sicurezza)

Filmare l'amicizia tra una bimba e un raro leone bianco è diventato possibile quando Richardson, De Maistre e i produttori di StudioCanal, Galatée Films e Outside Films hanno trovato Daniah De Villiers. I genitori della giovanissima attrice sudafricana, nata nel 2003 a Città del Capo, hanno acconsentito a far recitare la figlia e a farla crescere accanto ai leoni.

Lo zoologo ha scartato subito l'idea di utilizzare leoni differenti con età diverse "perché il leone di tre anni sarebbe stato un estraneo". "Se vuoi fare un film su una relazione stretta tra una ragazza e un leone – spiega nelle note di produzione –, la relazione deve esistere veramente".

L'unico modo per capirlo era venire in Africa, vederlo con i propri occhi e essere coinvolti nelle riprese. C'erano così tante emozioni, così tante connessioni e diverse personalità, che sembrava un'enorme famiglia.

Le uniche eccezioni sono state il piccolo Charlie e la piccolissima Neige, i leoncini che hanno "sostituito" Thor per il Charlie a due mesi e appena nato.

In ogni caso le interazioni tra i leoni e i bambini sono avvenute in totale sicurezza: Richardson si è assunto la responsabilità dei sei leoni che circolavano sul set e dell'incolumità di Daniah e di Ryan Mac Lennan, il giovane attore (è nato nel 2003 a Johannesburg ed è anche un talentuoso fotografo naturalista) che interpreta il fratello maggiore Mick. I sei leoni usati nel film sono rimasti di responsabilità della riserva e tuttora vivono nel Wildlife Sanctuary. 

L'obiettivo era impedire che si verificasse qualsiasi tipo di incidente, assicurandomi che le persone fossero sempre consapevoli che non bisognava mai abbassare la guardia e di non considerare mai i leoni come cani da compagnia. Non devi mai e poi mai dimenticare che questi sono animali selvaggi e che devono essere rispettati in quanto tali.

Tutto si è svolto senza problemi, ma la preoccupazione era tanta. Nel febbraio del 2018 il "Lion Whisperer" è stato al centro di un'aspra controversia in patria: una donna in visita nella Dinokeng Big 5 Game Reserve, nella provincia di Gauteng, è stata sbranata a morte da una leonessa che era sotto le cure dello zoologo.

Richardson ha perso le tracce dell'animale, che stava inseguendo un impala. Durante la caccia, la leonessa ha sorpreso la sfortunata visitatrice di appena 22 anni. L'incidente ha aperto un dibattito sull'opportunità delle "passeggiate tra i leoni" e di pratiche simili nelle riserve di caccia private, alimentato da un articolo di Brian Clark Howard su National Geographic.

Fortunatamente nel caso di Mia e il leone bianco, nessuno si è fatto male. Nelle note di regia, Richardson spiega che la sua "priorità numero uno" è sempre stata la sicurezza di umani e animali.

I programmi di produzione erano tutti incentrati su quello. Gli animali sono stati trattati come membri del cast, forse anche meglio! Tenevo d'occhio il loro benessere, ma mi sentivo davvero supportato dai team di produzione.

Dal canto suo, De Maistre ha evitato l'utilizzo di effetti digitali, sfruttando il lavoro da reporter di centinaia di documentari e serie naturalistiche realizzati per la televisione. Il regista spiega nelle note di produzione che Mia e il leone bianco è nato da un incontro particolare avvenuto in Sudafrica mentre girava per France Télévision la serie Les Petits Princes sui rapporti tra bambini e animali selvatici: quello con un ragazzino di 10 anni appassionato di grandi felini.

Il bambino è il figlio di una famiglia che – ha saputo soltanto quando è tornato in Francia – alleva leoni per la "canned hunting". Il legame di Mia con Charlie e il tradimento del padre quando la ragazzina "scopre" il suo vero lavoro arriva da questo episodio.

Daniah De Villiers e il suo rapporto coi leoni

De Maistre e la sua squadra hanno incontrato più di 300 bambini in Sudafrica per trovare il volto giusto per il personaggio di Mia. Daniah De Villiers ha sorpreso tutti al primo incontro con il cucciolo di leone bianco.

La prima volta che si è trovata faccia a faccia con un cucciolo di leone, non ha usato le mani, come abbiamo visto fare alla maggior parte dei bambini, ma la testa. Il nostro esperto, Kevin Richardson, è stato subito convinto: Mia doveva essere lei. Oggi, Daniah è cresciuta e ha 17 anni. Il leone non è più un cucciolo, ma un gigante di 250 chili, eppure i due sono ancora amici.

Daniah e Ryan, alla loro prima esperienza sul grande schermo, hanno avuto un approccio molto diverso l'una dall'altro.

Lei è stata più fisica, lui più cauto e "quasi distante", specifica De Maistre. 

Ryan è un'anima molto gentile, così calma che io e Kevin ci siamo quasi chiesti se avesse timore. Sul finire delle riprese, la squadra che ha aiutato Kevin con i leoni fin dall'inizio si è tirata indietro perché aveva paura. E così, quando Daniah girava, Kevin chiedeva a Ryan di venire ad aiutarlo a gestire il leone mentre lui si concentrava sui ciak. Alla fine c'erano solo tre persone che si avvicinavano e interagivano con i leoni: Daniah, Ryan e Kevin.

Dirigere animali e bambini è diventata un'autentica passione per De Maistre.

Altre amicizie incredibili

Il 13 ottobre 2021 esce nelle sale francesi Le Loup et le lion, distribuito prossimamente anche in Italia (da 01 Distribution) come Il lupo e il leone.

La storia stavolta è quella di Alma (a interpretarla è Molly Kunz), una pianista di 20 anni che torna nella sua casa d'infanzia, su un'isola deserta del Canada.

Nella vita di Alma, all'improvviso, irrompono un lupo e un giovane leone in difficoltà.

Alma sceglie di salvarli e accadrà l'improbabile: i due crescono insieme amandosi come fratelli.

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