Di cosa parla Shtisel? La trama e i temi della serie Netflix

Dopo Unorthodox e One of Us nel ricco filone Netflix dedicato agli ebrei ultra-ortodossi merita una menzione Shtisel che ha il merito di fare un racconto diverso.

Netflix I protagonisti di Shtisel

Altro che supereroi o teen drama. C’è un nuovo interessante filone che su Netflix è decollato negli scorsi mesi e sta conquistando sempre maggiore attenzione: quello che racconta la vita degli ebrei chassidici, una comunità finora poco raccontata. Dopo il successo inaspettato di Unorthodox, la serie che mostrava la fuga della protagonista, dall’America all’Europa, per sfuggire dalla sua comunità che sentiva opprimente, è arrivato One of Us, un documentario su tre giovani ebrei spaventati dal lasciare la loro famiglia ultraortodossa. In questa narrazione, però, merita attenzione anche Shtisel.

La serie segue le vicende di una famiglia di ebrei ultraortodossi di Gerusalemme. Nonostante la storia si svolga nel quartiere di Mea Shearim, meno tradizionalista di Goula, matrimoni combinati, donne obbligate alla parrucca e tecnologie da demonizzare continuano a essere parte del quotidiano.

Un padre e un figlio

Seguiamo le vicende di Akiva, detto Kive, il figlio più giovane del rabbino Shulem Shtisel, affascinante ma severo, con cui entra spesso in contrasto per il suo, invece, essere un po’ naif. Kive, infatti, è decisamente ingenuo ed è un pittore talentuoso. Il padre lo vorrebbe sposato con un matrimonio da lui deciso ma Kive, che fa l’insegnate, finisce per innamorarsi della madre divorziata di un suo alunno, una dinamica, questa che innesca svolte narrative e dialoghi spesso ironici.

Tanti personaggi e un volto già visto

Intorno a padre e figlio ci sono tutta una serie di parenti, sparsi per diverse generazioni, che arricchiscono il quadro: dalla bisnonna Malka che scopre e si appassiona alla TV solo da anziana alla bisnipote Ruchami che, tra l’altro, è interpretata da Shira Haas, divenuta poi protagonista di Unorthodox.

Le figure femminili, spesso raccontate come succubi, qui hanno parecchie sfaccettature. Se è vero che c’è la figlia Giti che non riesce a lasciare il marito infedele e non fa altro che sfornare bambini, c’è anche la cugina Libbi, cresciuta in Belgio, che si pone domande sull’uso della tecnologia e l’accettazione di questa nella comunità. Un racconto corale in cui ogni pezzo arricchisce il mosaico.

Produzione e critica

La serie è israeliana ed è composta – fin ora - da tre stagioni, l’ultima in arrivo su Netflix dal 25 marzo 2021. La prima serie risale al 2013 ma è arrivata sulla piattaforma solo nel 2018. La terza stagione, annunciata lo scorso anno, ha subito dei ritardi a causa della pandemia da Coronavirus.

Scritta da Ori Elon e Yehonatan Indursky, due membri della comunità ebraica, la serie ha ricevuto critiche parecchio positive anche per il tono di voce innovativo. Ambientazioni e tematiche sono simili alle precedenti, ma Shtisel ha il merito di fare un racconto diverso, non politico o in qualche modo giudicante, della comunità degli ebrei ultraortodossi. Le regole, severissime e spesso incomprensibili a noi italiani, ci sono ancora tutte ma il tono di voce e le situazioni raccontate alleggeriscono il tutto.

  • La parola fa riferimento ad un cognome, quello della famiglia protagonista di questa serie.

  • Perché, appunto, racconta le vicende generazionali degli Shtisel una famiglia di haredim, ebrei ultraortodossi.

  • Shtisel è una serie israeliana girata in ebraico con qualche inserto di yiddish. I sottotitolo sono necessari.

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