La mitologia che ha ispirato WolfWalkers - Il popolo dei lupi

Dai mannari di Ossory ai Túatha Dé Danann, ecco i riferimenti mitologici presenti nell'animazione irlandese di Tomm Moore e Ross Stewart, candidata all'Oscar 2021.

Apple TV+ Una scena del film WolfWalkers - Il popolo dei lupi

WolfWalkers - Il popolo dei lupi è uno dei cinque titoli candidati all'Oscar 2021 come miglior film d'animazione. Il cartoon di Tomm Moore e Ross Stewart è il capitolo conclusivo di una trilogia ispirata alla mitologia irlandese, cominciata nel 2009 con The Secret of Kells e proseguita nel 2014 con La canzone del mare.

Nel primo caso Moore ha raccontato i segreti del Libro di Kells (il manoscritto miniato realizzato dai monaci irlandesi tra il VI e il IX secolo) e nel secondo le leggende delle selkie (le donne-foca della tradizione nordica) e della Dea Macha. WolfWalkers - Il popolo dei lupi si ispira invece ad un altro ciclo di storie del folklore medievale, a partire dalla leggenda dei lupi mannari di Ossory.

WolfWalkers è ambientato nella Kilkenny del 1650 e racconta le vicissitudini della giovane e ribelle apprendista cacciatrice Robyn Goodfellowe, figlia del valoroso Bill, incaricato dal Lord Protector Oliver Cromwell (l'intransigente condottiero calvinista della guerra civile e costruttore dell'Inghilterra moderna) di sterminare l'ultimo branco di lupi d'Irlanda.

Robyn è una ragazzina allergica alle regole e quando sta esplorando la foresta proibita fuori dalle mura cittadine in compagnia del suo adorato falco Merlyn, si imbatte nella misteriosa Mebh, la principessa di una tribù i cui membri sono capaci di trasformarsi in lupi. Si dice che i wolfwalkers siano normali esseri umani di giorno ma di notte, quando la carne si addormenta, il loro spirito abita un lupo.

Dopo una reciproca diffidenza iniziale e un morso accidentale che trasforma Robyn in wolfwalker, le due stringono amicizia e uniscono le forze per trovare Moll, la madre di Mebh rimasta imprigionata nel suo sonno da quando è andata alla ricerca di una nuova dimora per il branco.

Il mondo incantato di WolfWalkers si basa su alcuni eventi storici realmente accaduti. Il lupo grigio un tempo era parte integrante della campagna e della cultura irlandese. La presenza dei lupi nella vita dell'isola risale alla preistoria: alcune datazioni al radiocarbonio fanno risalire al 34.000 precedente epoca corrente i resti ritrovati nelle caverne di Castlepook, nord di Doneraile, County Cork.

Altri siti con tracce di lupo databili tra il 20.000 e il 18.000 pce si trovano a Cork, Waterford e Clare. I lupi sono stati tra le poche specie sopravvissute al grande congelamento, lo stadiale di Nahanagan (come lo definiscono in Irlanda) che 13.000 anni fa provocò un periodo di improvviso e drastico raffreddamento e si protrasse per altri 1.300 anni.

Da allora il lupo irlandese è presente nell'isola, spesso e volentieri ribattezzata "wolf-land". Lo sterminio arriva soltanto nel XVII secolo. Tutto comincia nel 1584, quando il deputato John Perrot stabilisce una legislazione anti-lupo per limitare la presenza degli animali che, sempre più affamati, attaccano le città in branchi. Al cacciatore inglese Henric Tuttesham, il primo a mettere in piedi le battute organizzate con schiere di levrieri e un piccolo esercito di volontari, le amministrazioni locali offrono 3 sterline per ogni lupo ammazzato.

Il picco si raggiunge durante e dopo la conquista cromwelliana dell'Irlanda, il periodo storico in cui è ambientato WolfWalkers. Il pragmatico e puritano Cromwell capisce subito che la presenza dei lupi è un problema economico: con l'incremento degli allevamenti, aumentano anche i lupi e quindi le minacce per gli affari. Il massacro è inevitabile e il lupo selvatico irlandese si estingue: l'ultimo esemplare è ucciso nel 1786, trecento anni dopo che si credeva fosse stato spazzato via dall'Inghilterra e cent'anni dopo la sua scomparsa dalla Scozia.

I mannari di Ossory

La lotta ai lupi, in realtà, ha motivazioni più profonde e affonda le radici nel contrasto tra urbanizzazione e campagna, paganesimo ed evangelizzazione.

I lupi fanno parte da sempre del folklore e della mitologia in Irlanda, dalle epiche imprese del re Cormac Mac Airt, allevato da una famiglia di lupi, alla capacità della Dea Morrigan di diventare lupa per uccidere il bestiame. Un testo del XIII secolo, il Konungs skuggsjá (una sorta di manuale d'educazione civica per i futuri re), narra la storia di un clan pagano di Ossory (le attuali contee di Kilkenny e di Laois) che si oppone fieramente alla diffusione del cristianesimo. 

Durante i sermoni di San Patrizio, i pagani ululano per disturbare ed interrompere il vescovo e missionario. Il santo chiede l'intervento di Dio, che trasforma i riottosi in lupi in carne ed ossa ogni sette anni. Come nel film di Tomm Moore e Ross Stewart, i mannari diventano così esseri umani da svegli e lupi nel sonno. 

La leggenda dei wolfwalkers è alimentata dal Cóir Anmann, il "glossario" nazionale che raccoglie i nomi e le storie di personaggi storici ed immaginari d'Irlanda. Uno di questi è il leggendario guerriero licantropo Laignech Fáelad, antenato di una tribù di mannari imparentati proprio con i re di Ossory prima dell'invasione normanna del XII secolo.

Nelle sue Approssimazioni al lupo mannaro medievale, lo storico Carlo Donà inserisce Laignech Fáelad nella schiera dei "licantropi cavallereschi", personaggi eroici o "buoni" perché di sangue regale e dotati del potere di trasformarsi a piacimento in veri e propri lupi, nel caso irlandese i cosiddetti "Faelad".

In Irlanda, questa stessa capacità caratterizza i discendenti di Laignech Fáelad (<fael, 'lupo'), come ci insegnano, il De Mirabilibus Hibernie del vescovo Patrizio, risalente alla fine del X secolo, e numerosi altri testi.

Nella Topographia hibernica del geografo ed ecclesiastico Giraldus Cambrensis, si riferisce invece un episodio avvenuto nel 1188. Un sacerdote in viaggio dall'Ulster al Meath si accampa in un bosco con il suo servitore. Durante la notte, un lupo è attirato dal fuoco acceso. Quando si avvicina ai due, l'animale con voce umana spiega al prete di non preoccuparsi: fa parte del clan Altan, l'antica gente di Ossory "maledetta" dall'abate Natalis che ogni sette anni trasforma un uomo e una donna in mannari.

Duecento anni prima di Giraldus, il mito era già presente in un celebre e antico manoscritto: l'Historia Brittonum, la storia dell'Inghilterra compilata dal monaco gallese Nennius. Il chierico bretone racconta degli stessi uomini che si incarnano in lupi e che raccomandano ad amici e familiari di non toccarli durante la trasformazione, perché altrimenti non sarebbero più in grado di tornare umani.

Nato proprio a Newry, Moore ha spiegato in un'intervista a IndieWire che i lupi sono centrali nel folklore "Irish" perché "associati al verde e alla trasformazione umana". Ma per la rilettura che lui e Ross Stewart hanno fatto invoca una forte e necessaria "licenza artistica".

Il lupo era visto come una persona e un compagno, un predatore alfa, piuttosto che un mostro, che abbiamo dovuto combattere. È stata questa la nostra grande fonte di ispirazione.

I Túatha Dé Danann

In queste leggende, scritte ad evangelizzazione già avvenuta, si racconta sempre di un uomo e una donna, un re e una regina. Nel cartone di Moore e Stewart, nel quale le protagoniste sono madre e figlia, si attinge invece al topos pre-celtico e matrilineare dei Túatha Dé Danann, il popolo dei "figli di Danu", una delle antiche grandi Madri della preistoria europea. 

La storica delle religioni Momolina Marconi, come riportato nel saggio Da Circe a Morgana a cura di Anna De Nardis, racconta di questa popolazione che "riconosceva, come massima divinità, una divinità femminile Danu o Donu in irlandese, Don in gallese – dea delle acque e della fecondità –, che doveva possedere come attributo fondamentale quello di una assoluta sovranità in campo magico, se questa era pure la nota dominante e costante, sin dalle saghe più arcaiche, dei suoi adoratori". 

Di loro, maestri d'ogni magia, si dice anche avessero portato in Irlanda quattro tesori: la spada di Nuada che non richiedeva un secondo colpo; la lancia vivente di Lug, che non aveva bisogno di una mano che la scagliasse nella battaglia; la misteriosa pietra del destino che gridava con voce umana per acclamare un re legittimo; e finalmente la caldaia di Dagda, la cui scorta di cibo non veniva mai meno.

Apple TV+Una scena del film WolfWalkers - Il popolo dei lupi
L'ululo di Mebh

Nel finale di WolfWalkers, che richiama la tradizione della Regina di Maggio, avviene la rivincita dello spirito pagano. D'altronde tutte le leggende medievali sui lupi sono un riflesso politico della conquista normanna dell'Irlanda e un richiamo a riti e miti pre-cristiani che stanno scomparendo.

Non è un caso che la figura del wolfwalker sia associata a personaggi resistenti alla cristianizzazione del territorio e alla distruzione del paesaggio naturale, che nell'animazione prodotta da Cartoon Saloon diventa la toccante storia dell'incontro e del legame tra due bambine capaci di far ravvedere anche il cuore indurito e inardito dei maschi adulti.

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