Sound of Metal doveva avere come protagonisti Dakota Johnson e Matthias Schoenaerts: la storia del recasting

La produzione del film di Darius Marder è durata ben tredici anni: Riz Ahmed e Olivia Cooke hanno preso il posto di Schoenaerts e Johnson, mentre per il ruolo di Joe il regista ha preferito Paul Raci a Robert Duvall!

Amazon Studios Olivia Cooke in una scena del film Sound of Metal

Gli Oscar 2021 saranno una cerimonia storica, non solo perché la prima alle prese con il Covid-19 ma anche per i numerosi record emersi sin dall'annuncio delle nomination.

Due donne, ovvero Chloé Zhao ed Emerald Fennell, sono state candidate alla miglior regia, rispettivamente con Nomadland e Una donna promettente. Tra le tante altre "prime volte", spiccano quelle di Paul Raci (a sorpresa nella cinquina dei migliori non protagonisti) e soprattutto di Riz Ahmed: l'attore anglo-pachistano di Sound of Metal è il primo musulmano in corsa per la statuetta come miglior protagonista.

Una nomination meritatissima, eppure incredibile. Ovviamente non per la bravura o la fede religiosa di Rizwan (di origini Muhajir) ma perché lui e Olivia Cooke – l'attrice che interpreta Lou, la cantante, chitarrista e compagna del batterista Ruben – non erano proprio le prime scelte del film di Darius Marder.

Sound of Metal, in realtà, è un progetto incompiuto di Derek Cianfrance. Il regista di Blue Valentine e Come un tuono (The Place Beyond the Pines) ha in mente di girare un film dal titolo Metalhead: la storia è già quella di un musicista ex tossicodipendente che diventa sordo e si ritrova a vivere una crisi profonda, immerso nel mondo del silenzio dal quale era sempre scappato.

Cianfrance pensa a un "documentario ibrido" e ha già i protagonisti: Edgar Livengood e Gazelle Amber Valentine, ovvero il batterista e la cantante/chitarrista dei Jucifer, duo alternative metal di Athens, in Georgia. I Jucifer – il nome arriva da una dichiarazione sentita durante il processo a O.J. Simpson, noto col soprannome di The Juice, il succo: "Se è colpevole, allora è il Diavolo e The Juice è Lucifero" – sono attivi dai primi anni '90 e il loro sound sta a metà tra i Melvins e il minimalismo, lo sludge-core e l'avant-doom.

Compagni di vita e di musica, i Jucifer sono in tour perenne sul loro camper in giro per gli Stati Uniti e per l'Europa. Cianfrance vuole documentare la loro relazione, i concerti ad elevatissimi livelli di decibel nei club della scena indipendente e la vita di strada, ed aggiungere degli inserti di finzione. Ma Metalhead naufraga nel 2009 e, complice il successo dei film del regista con Ryan Gosling, finisce in un limbo. L'idea è raccolta da Darius Marder, diventando l'opera prima del 46enne di Conway.

Marder è un amico di vecchia data di Cianfrance, ha mollato un lavoro sicuro nel mondo del catering di sushi in Vermont (e da food stylist a New York) per girare il doc Loot (sul reduce Lance Larson, cacciatore di tesori dilettante alla ricerca di un bottino della Seconda guerra mondiale) e ha collaborato al copione di Come un tuono. Lo spunto è semplice: trasformare i due musicisti reali nei protagonisti di Sound of Metal, i Blackgammon.

La perdita dell'udito di Ruben è un elemento narrativo che risuona nella storia personale del regista e di suo fratello Abraham, pure lui musicista "alienato" alle prese con mal di schiena cronico e un'infezione allo stomaco. I due raccontano nel corso di un'intervista concessa a Recorder che la nonna paterna, Dorothy, era un'attivista gay diventata completamente sorda dopo aver preso un antibiotico per curare un attacco di pancreatite.

A un certo punto della sua vita, questa donna orfana, cinefila, artista e femminista che aiutava le donne omosessuali a fare coming out, perde l'udito e la sua connessione con il mondo degli udenti, senza avere una minima connessione con la cultura sorda.

La produzione di Sound of Metal, però, si trasforma in un'autentica odissea, durata addirittura tredici anni.

"Scrivere Sound of Metal – spiega Marder – è stato un completo atto di fede".

Non c'erano soldi. Alla fine, ho chiesto a mio fratello di darmi una mano con la sceneggiatura. Abbiamo scritto più o meno 1500 o 2000 pagine prima di arrivare al copione definitivo. È stato un lunghissimo lavoro.

Il casting in particolare si rivela più complicato del previsto perché occorre un attore che voglia imparare la lingua dei segni e a suonare la batteria.

Ben prima di cominciare a girare il film (in alcune tra le più suggestive location rurali del Massachusetts) grazie al fondamentale supporto dei produttori londinesi Bill e Kathy Benz, Marder si ritrova senza il becco di un quattrino.

"Questo è il modo strano e paradossale in cui funziona questa industria", racconta in un'intervista a IndieWire.

Ho bisogno di un attore che sia il meglio del meglio perché è l'unico che possa far finanziare il film, ma chi sono io, giusto? Questo significa che è la sceneggiatura a dover parlare.

Paul Raci è il primo a salire a bardo: Marder lo sceglie al posto di Robert Duvall per interpretare Joe, l'ex alcolizzato che ha perso l'udito durante la guerra del Vietnam e che Ruben incontra al rifugio per tossici sordi.

L'attore, 72 anni e frontman degli Hands of Doom ASL Rock (tribute band dei Black Sabbath), ha combattuto davvero in Vietnam: tra il 1969 e il 1973 ha servito la Marina a bordo della USS Coral Sea. Non solo: Paci conosce la lingua dei segni perché i suoi genitori, Mitchell e Laurel, erano una coppia di sordi. 

Nel gennaio del 2016, l'interesse dei produttori di Caviar Film sembra condurre ad una svolta: Dakota Johnson e Matthias Schoenaerts sono annunciati come protagonisti di Sound of Metal.

I due sono nomi di grido. Lei – figlia di Don e Melanie Griffith e nipote di Tippi Hedren – è appena diventata famosa in tutto il mondo grazie alla trilogia di Cinquanta sfumature di grigio. Lui – considerato un sex symbol del cinema europeo – è reduce da Via dalla pazza folla e The Danish Girl e ha già incrociato Johnson sul set di A Bigger Splash di Luca Guadagnino.

Poco dopo, tuttavia, ecco il dietrofront: Johnson e Schoenaerts abbandonano il progetto. Non si sa se l'addio sia dovuto alle loro agende intasatissime o all'intransigenza del regista. Marder non si dà per vinto: vuole ancora girare il suo film (in 35mm e filmando i concerti dei Blackgammon di fronte ad un vero pubblico) con un attore di serie A. Lo trova quando incontra Riz Ahmed.

L'attore britannico si è fatto notare al cinema in Lo sciacallo - Nightcrawler con Jake Gyllenhaal, Jason Bourne con Matt Damon e Rogue One: A Star Wars Story, e ha vinto un Emmy con la mini-serie The Night Of di Richard Price e Steven Zaillian.

Ahmed ha un vantaggio: è un bravo musicista hip-hop, fa rap freestyle ed è appassionato di trip-hop ed elettronica. Ha realizzato un disco, Microscope, con il nome Riz MC e un paio di singoli controversi, come la censuratissima Post 9/11 Blues.

Ahmed legge la sceneggiatura di Sound of Metal e non la molla più: impiega otto mesi per imparare a suonare alla perfezione la batteria in una sala prove di Brooklyn e per studiare la lingua dei segni con l'insegnante Jeremy Stone.

"La musica è sempre stata una parte importante della mia vita – spiega l'attore in un'intervista al magazine Deadline – ma non conoscevo questo tipo di musica o questo tipo di scena prima d'ora. È stata un'ottima educazione".

Ho passato parecchio tempo con le persone di quella scena musicale, le ho conosciute e ho legato con loro, sono stato con la band Surfbort per capire cos'è quella musica e da dove proviene. Ho conosciuto tanti batteristi, alcuni virtuosi e altri guidati più dalla loro passione piuttosto che dalla tecnica, come il mio personaggio.

Ahmed definisce Sound of Metal un film "molto spirituale" e dal significato profondo, perché una "storia universale" che "parla di perdita e di vulnerabilità durante una crisi".

Alla riuscita del lavoro, accolto dalla critica in maniera più che positiva sin dall'anteprima al Toronto Film Festival 2019, hanno contribuito l'alchimia nata sul set con Marder e Olivia Cooke.

Quando Ahmed approda nel cast con Mathieu Amalric (Richard, il papà di Lou) e Lauren Ridloff (che interpreta Diane, la giovane insegnante di lingua dei segni), Olivia Cooke conta una manciata di film in curriculum: l'horror Ouija, il coming-of-age Quel fantastico peggior anno della mia vita, la commedia dark Amiche di sangue e poco altro.

Marder ha scritto il personaggio di Lou pensando alla figura di Liza Cassidy, l'ex moglie e madre dei suoi due figli, fidanzatina dai tempi della high school e apprezzata artista. Cooke racconta al magazine Interview che è approdata a Sound of Metal "perché un'altra attrice aveva abbandonato il lavoro".

Sono la regina del riempimento degli spazi. Quando il mio agente mi ha chiamato, c'era un po' di confusione e mi ha detto: 'Voglio che incontri il regista domani, perché penso che la sceneggiatura sia incredibile'.

L'attrice non se lo fa dire due volte: prende il primo volo per New York e in aereo si mette a leggere il copione.

Cooke scopre con stupore che "non solo esplora una cultura che ignoravo davvero, ma racconta la co-dipendenza e la dipendenza e lo fa in un modo sentito e ricco di sfumature".

Piangevo così tanto che l'assistente di volo è passata e mi ha offerto un pezzo di cioccolato. Ho incontrato Darius il giorno dopo, e avevo un po' di postumi emotivi dal giorno prima, quindi ho parlato tantissimo di quanto amassi la sceneggiatura. Probabilmente l'ho lusingato perché una settimana dopo mi ha offerto il ruolo.

Sound of Metal arriva alla Notte degli Oscar forte di sei candidature. Quella di Riz Ahmed è sotto i riflettori. Ma all'attore poco importa, specie "che mi vedano come il primo anglo-pachistano o il primo ragazzo di Wembley" in corsa per la statuetta.

"Dobbiamo allargare la nostra cultura – ricorda Ahmed a Deadline – farla diventare abbastanza grande e inclusiva, in modo che ci sia spazio per tutti, per ritrovarci in essa e per sentire che ci siamo: anche noi siamo importanti e contiamo".

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