Com'è finito Kodomo no Omocha? L'epilogo dell'anime di Rossana e il finale del manga Il giocattolo per bambini

Un confronto tra la conclusione di anime e manga di Kodomo no Omocha me evidenzia delle sostanziali differenze. Scopriamole tutte!

TV Tokyo Sana Kurata, protagonista di Rossana

Era il 1994 quando la maestra Miho Obana ci ha regalato il primo capitolo di Kodomo no Omocha, il manga noto in Italia col titolo Il giocattolo dei bambini che ha dato vita Rossana, una delle serie d'animazione più amate di tutti i tempi!

La trasmissione degli episodi di Rossana ha contribuito in larga misura a far accrescere la popolarità dell'opera di Obana, tuttavia l'adattamento animato di Kodomo no Omocha (spesso abbreviato in un più semplice Kodocha) si discosta in maniera importante dalla sua controparte cartacea.

La ragione del cambiamento? Quando la serie animata andava in onda, Miho Obana non aveva ancora terminato la stesura dell'opera. Ciò ha comportato non solo la necessaria aggiunta di episodi filler riempitivi tra un arco narrativo e l'altro (ricordate tutti la trasferta di Sana e Charles a New York?), ma anche una conclusione che lascia fuori gli eventi degli ultimi due volumi del manga.

Rossana: il finale della serie animata

L'incipit della storia è arcinoto: Sana Kurata (Rossana), una idol di undici anni, si divide tra il suo lavoro in TV (è la star di punta del programma Il giocattolo dei bambini, o Evviva l'allegria nella versione italiana) e l'impegno di studentessa. Se sul set tutto va a gonfie vele, non si può dire lo stesso della vita scolastica. Nella sua classe, un gruppo di compagni impertinenti capitanati da Akito Hayama (Heric), fa di tutto pur di generare il caos più totale. Ben presto scopriamo che dietro l'atteggiamento da bullo del protagonista, si nasconde un enorme dolore e Sana (e noi con le) finisce per innamorarsi di lui. Così ha inizio la vera storia di Kodomo no Omocha, una storia che, nella sua veste animata, si conclude con la tragica vicenda di Nakao.

Il personaggio in questione, che compare solo nell'anime e sostituisce Komori nel manga, è un compagno di classe di Hayama. Il ragazzo, che non sa come affrontare i propri demoni, tenta il suicidio nel complesso scolastico, ma viene fermato dal pronto intervento di Sana e Akito.

In seguito al traumatico evento, i due, che si erano allontanati a causa di Fuka (Funny), si riavvicinano, lasciandoci intuire che la loro storia non è ancora finita.

Le differenze tra anime e manga e il finale de manga

Prima di addentrarci nei dettagli del finale del manga, è necessario ricordare quanto l'anime ne abbia alleggerito i toni.

Non mi riferisco qui alle scelte dell'adattamento italiano, che fanno parte di un modus operandi – che tra gli anni Novanta e Duemila rappresentava la regola – volto a rendere i prodotti provenienti dall'oriente fruibili a un pubblico molto giovane anche quando il materiale di partenza era rivolto a un target leggermente più adulto. Quando parlo di differenze, lo faccio innanzitutto in relazione allo spirito che permea l'intera opera cartacea. Il manga di Miho Obana è circondato da un'aura di profonda inquietudine, sapientemente alternata a momenti allegri e all'occorrenza persino bizzarri.

Se la versione animata di Kodocha, anche quella originale giapponese, evita di approfondire alcune tematiche, la storia originale scritta e disegnata dalla mangaka non ha paura di affrontarle, anche se ciò significa immergere protagonisti e lettori in un mondo più cupo e malinconico di quanto ci si aspetterebbe da uno shojo manga.

Non solo la differenza è chiara nella storia di Keiko, la madre biologica della protagonista, ma anche e soprattutto nell'arco narrativo finale, attraverso il quale Obana compie un vero e proprio lavoro di decostruzione della sua briosa protagonista, costringendola ad affrontare un'ultima, crudele sfida.

Facciamo un passo indietro e torniamo per un momento agli eventi narrati tra il settimo e l'ottavo volumetto dell'opera, che grossomodo corrispondono a quelli della versione animata: quando Akito cerca di fermare il tentativo di suicidio di Kazuyuki Komori, un compagno di scuola bisognoso di aiuto che soffre di solitudine, il ragazzo viene gravemente pugnalato al braccio destro. La ferita causa una paralisi che sembra essere irreversibile. Quando tutto sembra perduto, Fuyuki, il padre di Akito, propone al figlio di trasferirsi negli Stati Uniti per poter ricevere cure migliori.

La notizia, per quanto felice, causa in Sana una reazione inaspettata. La ragazzina spensierata ed energica che avevamo conosciuto lascia spazio a un'adolescente che sembra aver perso tutta la sua vitalità. Sana è infatti sprofondata in un buco nero, una forma di depressione chiamata “malattia della bambola”, un nemico che scopriamo era già stata costretta ad affrontare da piccolissima.

La narrazione del manga è quindi tutta caratterizzata da una serie di temi angosciosi, da storie di abbandono, di violenze, di solitudine. Tuttavia, ciò non significa che Il giocattolo dei bambini non si concluda con una nota di speranza. La conclusione della vicenda di Sana e Akito è infatti all'insegna dell'ottimismo, con la completa guarigione di Sana e la promessa di un futuro insieme per i due protagonisti.

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La storia continua in Deep Clear!

Nel 2010, in occasione delle celebrazioni per i suoi vent'anni di carriera, Miho Obana ha pubblicato una breve storia dal titolo Deep Clear. Giunto in Italia solo sul finire del 2019, Deep Clear è un racconto crossover autoconclusivo nel quale la strada di Sana Kurata incrocia quella di Shuri Otokawa, protagonista di un altro popolare manga dell'autrice, Honey Bitter.

Deep Clear ci catapulta dieci anni dopo le vicende de Il giocattolo dei bambini: Sana e Akito sono ormai degli adulti e tutte le preoccupazioni appartengono al passato... o quasi.

Quando Sana viene ingaggiata per interpretare una detective in un progetto cinematografico, decide di ispirarsi alla vita di una vera detective, Shuri Otokawa dell'agenzia Office S.

Mentre trascorrono del tempo insieme, Shuri si rende conto che c'è qualcosa di strano nella vita di Sana: Akito, suo marito, sembra stranamente distante. Che non la ami più? Sta forse tradendo Sana? La risposta a queste domande ha radici, com'è tipico della narrazione di Miho Obana, intime e psicologiche. Akito è terribilmente preoccupato: Sana è in dolce attesa e il ragazzo è terrorizzato all'idea che la donna che ama possa morire durante il parto, esattamente come accaduto alla madre di lui, scomparsa mettendolo al mondo.

Anche questa volta, però, tutto si risolve nel migliore dei modi quando Sana e Akito diventano genitori della piccola Sari.

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