The Limehouse Golem - Mistero sul Tamigi, la spiegazione del finale

Il sofisticato thriller vittoriano di Juan Carlos Medina con Bill Nighy e Olivia Cooke, scritto da Jane Goldman e tratto dal romanzo Dan Leno and The Limehouse Murder di Peter Ackroyd, si chiude con un finale ambiguo e aperto a più interpretazioni.

Nick Wall / Number 9 Films Bill Nighy e Olivia Cooke in una scena del film The Limehouse Golem - Mistero sul Tamigi

"Prima di Jack lo Squartatore, la paura aveva un altro nome". Così i produttori di Number 9 Films presentano The Limehouse Golem - Mistero sul Tamigi, thriller vittoriano scritto da Jane Goldman, la sceneggiatrice di – tra gli altri – Kick-Ass, X-Men - L'inizio, The Woman in Black, Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali e la saga di Kingsman.

Alla base del murder mystery diretto da Juan Carlos Medina, c'è in realtà il romanzo Dan Leno and the Limehouse Golem di Peter Ackroyd, pubblicato nel Regno Unito da Vintage Publishing nel 1994 ma inedito in Italia. Al centro della storia c'è la Limehouse di fine Ottocento, all'epoca quartiere di criminali e prostitute, giocatori d'azzardo, fumatori d'oppio e teatri di varietà.

Nelle music hall della zona, si annida l'autore di tremendi omicidi: la stampa lo ribattezza subito il Golem, un predecessore pressoché leggendario del Jack the Ripper di Whitechapel.

La trama

Nella Londra del 1880 un serial killer sta sconvolgendo la comunità di Limehouse: è il Golem, un pazzo assassino che sceglie le sue vittime senza senso apparente. I delitti sono brutali e mostruosi. I giornali di cronaca nera si scatenano e affibbiano all'omicida quel nome, Golem, dall'essere "informe" e creatura "divoratrice" della tradizione cabalistica ebraica.

La polizia brancola nel buio e assegna il caso all'esperto detective John Kildare (Bill Nighy), finora tenuto lontano da incarichi prestigiosi perché a Scotland Yard circolano strani voci sul suo conto. Kildare è il perfetto capro espiatorio se spunteranno presto altri cadaveri. L'investigatore comincia a darsi da fare affiancato dall'agente George Flood (Daniel Mays) e scopre subito un nesso tra il Golem di Limehouse e il recente arresto di Elizabeth Cree (Olivia Cooke), un'attrice molto popolare nei teatri vaudeville del West End.

Cree fa parte della compagnia di Dan Leno (Douglas Booth), famoso comico, entertainer androgino e animatore con le sue commedie del Royal Drury Lane, il teatro più antico di Londra. Leno ha salvato Lizzie dalla fame e dalla miseria, è diventato suo amico e mentore, l'ha assunta come suggeritrice e poi le ha dato sempre più spazio come attrice e autrice.

Nicola Dove / Number 9 FilmsOlivia Cooke e Douglas Booth in una scena del film The Limehouse Golem - Mistero sul Tamigi
Lizzie e il suo suo amico e mentore Dan Leno

Tutto è cambiato da quando Lizzie ha sposato John Cree (Sam Reid), un giornalista e aspirante drammaturgo dal carattere aggressivo, possessivo e violento. La notte dell'ultimo omicidio del Golem, Cree è stato trovato morto avvelenato nel suo letto e la moglie Elizabeth è la principale accusata. Già giudicata colpevole dall'opinione pubblica, un processo-lampo l'ha condannata a morte per l'uxoricidio.

Tuttavia Kildare scopre una prova-chiave che collega John Cree agli omicidi del Golem e vuole risolvere il caso prima che Lizzie venga impiccata. Il detective ha trovato un diario scritto a mano dal Golem in persona: una serie di commenti al saggio L'assassinio come una delle belle arti di Thomas de Quincey, consultato dal serial killer nella sala lettura del British Museum.

Dal registro della reading room emerge che, il giorno dell'assassinio, soltanto quattro persone hanno consultato quel libro: Cree, Dan Leno, Karl Marx (Henry Goodman) e George Gissing (Morgan Watkins). Il Golem è uno di loro? È davvero il marito di Lizzie? Può mai essere il gentile Leno o il filosofo tedesco teorico del socialismo, o peggio ancora quello che diventerà uno dei romanzieri di punta dell'epoca vittoriana?

Il finale

Elizabeth sarà impiccata alle 10 e quella stessa mattina Kildare scova la copia manoscritta di una commedia scritta da John Cree prima della sua morte: la calligrafia combacia. L'investigatore ora è sicuro: Cree è il Golem. Ha soltanto un'ora per convincere il giudice e far posticipare la sentenza di Lizzie. Il detective ottiene il rinvio e chiede alla donna di scrivere una lettera in cui dichiara di aver ucciso il marito perché aveva scoperto che era un pericoloso assassino e temeva per la sua incolumità.

Lizzie firma la confessione con un messaggio sorprendente e inequivocabile: "I am the Golem", "Io sono il Golem". È proprio Elizabeth Cree ad aver commesso tutti gli omicidi: ha ucciso il piccolo Victor (Graham Hughes), il nano della compagnia che l'ha molestata, e lo "zio" (Eddie Marsan), il direttore del teatro che conosceva "il suo segreto". Tutte le altre vittime sono di Lizzie, la vera Golem, tranne John, avvelenato con l'arsenico da Aveline Ortega (María Valverde), la performer gelosa del successo di Elizabeth e diventata l'amante del marito (che però si era già "stancato" di lei), per far ricadere la colpa sulla rivale.

Nicola Dove / Number 9 FilmsOlivia Cooke in una scena del film The Limehouse Golem - Mistero sul Tamigi
Lizzie attende l'esecuzione in cella

Quella frase del Golem scritta col sangue sul luogo del primo delitto, "Non minus cruore profunditor qui spectat quam ille qui facit" ("Colui che osserva non versa meno sangue di colui che infligge il colpo"), tormenta Kildare. L'accusa di Lattanzio agli spettatori dei combattimenti gladiatori nell'antica Roma non ha perso un grammo della sua urgenza nella Londra nel 1880. "Il confine tra commedia e tragedia è sottile", aveva confessato Lizzie al detective durante uno dei loro tanti colloqui.

È un passo piccolissimo quello che separa il ridere dall'orrore. In scena Dan Leno si traveste e canta le sofferenze delle donne sfruttate e senza diritti dell'epoca. Sono soltanto le canzoncine satiriche dei music hall a raccontare nitidamente le tremende condizioni femminili della società vittoriana. Le performance di Leno e Lizzie e il loro travestitismo sono gesti rivoluzionari, spezzano con l'ironia un circolo vizioso di sottomissione e umiliazione.

Gli omicidi indiscriminati di prostitute, studiosi ebrei e mercanti sono vissuti dai "Londoners" come uno spettacolo particolarmente sensazionale. La popolazione è scossa e terrorizzata, eppure è sempre affamata di crimine, ne vuole ancora di più per placare la voglia di brivido. Tutti sono colpevoli. Elizabeth Cree si è ribellata allo spirito di quegli anni. Ha "soltanto" creato il mito del Golem per avere una fama duratura nel tempo e per dimostrare che, in un mondo dominato dagli uomini, anche le donne sono capaci di gesti forti, potenti e persino riprovevoli, come uccidere dei bambini.

La spiegazione

Sconvolto dalla rivelazione di Lizzie, Kildare brucia la confessione della donna. Nessuno saprà mai chi è il vero Golem, tutti penseranno che è John Cree. In pochi riterrebbero infatti una donna capace di simili delitti. Lizzie non sarà ricordata come un'assassina: l'investigatore lascia ad Elizabeth la fama di aver eliminato il tremendo Golem e di esser stata punita per questo. Il mondo saprà "chi era quel bastardo di suo marito", l'uomo che le ha impedito di "diventare chi voleva".

Kildare diventerà l'idolo di Londra per aver chiuso il caso, ma il tormento lo divora. Non è volutamente tornato sul luogo dell'impiccagione per "salvare" Lizzie. "Non sono un'avvelenatrice: sono molto, molto di più", ammette l'attrice salendo sul patibolo. "Lo spettacolo deve continuare", aggiunge Lizzie quando il cappio è ormai attorno al suo collo e rifiuta il cappuccio dal boia.

Sono le 11, l'esecuzione è avvenuta, il Golem "non esiste più" e Kildare ha ottenuto l'agognata promozione a Scotland Yard. Le ultime parole di Lizzie sono: "Eccoci di nuovo qui!". Qualche tempo dopo, la vita di Elizabeth Cree è già diventata uno spettacolo in due atti: si chiama Misery Junction (Il crocevia della miseria) ed è la stessa pièce incompleta che John non aveva concluso ma Lizzie aveva messo volutamente in scena senza il suo permesso, ricevendo pessime critiche e distruggendo la reputazione del marito.

Nicola Dove / Number 9 FilmsBill Nighy e Daniel Mays in una scena del film The Limehouse Golem - Mistero sul Tamigi
Kildare e l'agente Flood tra le music hall di Limehouse

Quello "spettacolo misero", come l'aveva definito Lizzie, è ora rielaborato da Dan Leno come "la tragica vita della donna che uccise il famigerato Golem". Aveline interpreta la parte della protagonista. Kildare è seduto in prima fila.

"Cominciamo, amici cari, dalla fine", annuncia Leno, che dietro le quinte è già pronto a diventare la madre di Lizzie indossando una parrucca. Durante la scena dell'impiccagione, il meccanismo di sicurezza viene disattivato e Aveline muore davvero in scena. Lo spettacolo, però, deve continuare, come aveva voluto Lizzie.

Dan cede il ruolo della madre a un'altra attrice e diventa Elizabeth Cree. "Io sarò Lizzie", sono le sue parole prima di tornare sul palcoscenico, dove non vediamo più l'attore, che rivolge uno sguardo complice a Kildare, ma Elizabeth stessa, accolta dagli applausi scroscianti del pubblico.

Questo finale suggerisce che Dan Leno abbia manipolato volontariamente il meccanismo di sicurezza in modo da causare la morte di Avaline, che con la sua testimonianza aveva mandato Lizzie alla forca. Che Dan Leno sia il vero Golem o la mente dietro i delitti del killer? Il cabarettista conosceva il segreto di Lizzie: i due, insieme come una sola persona ed eccezionali per ingegno e per spirito, erano "nati sotto la stessa stella". Si completavano come uomo e donna.

Qualunque sia la "verità", lasciata volutamente aperta da Jane Goldman nel finale, realtà e illusione continuano a (con)fondersi nel film perché, in fondo, il delitto resta una performance artistica e innocenza e mostruosità sono due facce della stessa medaglia.

D'altronde, come spiega il produttore Stephen Woolley in un'intervista a History Extra, la canzone sulla brutalità e i comportamenti orribili degli uomini nei confronti delle donne che Dan Leno esegue in The Limehouse Golem è vera. "All'epoca Leno parlava di violenza domestica sul palcoscenico – spiega Woolley – e questo veniva accettato".

Nel film, Dan comprende Lizzie. Era un uomo incredibilmente brillante: sapeva che lei non sarebbe mai andata lontano come donna e che non sarebbe mai stata trattata come una vera attrice.

Lizzie e Don rompono insieme il soffitto di vetro e con i delitti del Golem dimostrano quello che la Moriarty di Natalie Dormer dirà anni più tardi in Elementary: "come se gli uomini detenessero il monopolio dei delitti".

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