L'ora nera: il film sull'invasione aliena avrà un sequel?

Il finale aperto del thriller sci-fi di Chris Gorak faceva pensare a uno o più sequel: l'insuccesso del film, diventato un autentico "scult movie", ha fatto cambiare i piani ai produttori Tom Jacobson e Timur Bekmambetov.

Rico Torres / Summit Entertainment Emile Hirsch, Max Minghella, Olivia Thirlby, Rachael Taylor e Joel Kinnaman in L'ora nera

Che fine ha fatto il sequel di The Darkest Hour, il B-movie di fantascienza che nel 2011 ha sancito la rinnovata fratellanza tra Russia e Stati Uniti?

Nel corso degli anni sono circolate numerose indiscrezioni sul secondo capitolo del film, caratterizzato da un finale apertissimo. Tuttavia, sembra che il progetto si sia ormai arenato, complici diversi intoppi produttivi e soprattutto gli esiti non proprio felici dell'originale al botteghino.

Prima di procedere per fare maggiore chiarezza, però, è necessario riavvolgere il nastro. L'ora nera nasce da uno spunto di Tom Jacobson e Monnie Wills, diventato un soggetto di Leslie Bohem e M.T. Ahern sceneggiato da Jon Spaihts. Il gruppo assolda nella realizzazione il regista Chris Gorak e il produttore Timur Bekmambetov, il visionario e testosteronico autore di Wanted - Scegli il tuo destino e I guardiani della notte.

L'idea è quella dei post-apocalittici più classici: un gruppo di giovani che cerca di sopravvivere dopo un devastante attacco alieno. La novità – che ha contribuito in modo significativo a sancire lo status di "scult movie" del film – è l'ambientazione moscovita. Gorak e Bekmambetov fotografano il lato hipster della metropoli, piazzando i locali notturni più trendy e alla moda tra i monumenti dell'epoca comunista, dall'Accademia delle Scienze all'iconica Piazza Rossa.

La trama

La storia dietro L'ora nera è molto semplice. Ben (Max Minghella) e Sean (Emile Hirsch) sono due tipici yankee, amici d'infanzia e soci in affari. Si definiscono "il genio e lo sparacazzate", e in effetti non brillano per intelligenza. Fanno gli sviluppatori di software e sono arrivati a Mosca per chiudere l'affare della vita: vendere ai russi The Globe Trot, un social network per viaggiatori che fornisce agli utenti tutte le informazioni per trovare i bar e i locali più in voga nelle città di tutto il mondo.

Il business non va come previsto e la coppia decide di smaltire la delusione andando a sbronzarsi allo Zvezda, club esclusivo della capitale. È qui che Ben e Sean incontrano l'aspirante fotografa Anne (Rachael Taylor) e la sua amica e segretaria Natalie (Olivia Thirlby), reduce da una cocente delusione d'amore. Sembra una serata come tutte le altre quando in strada si scatena un'invasione aliena sotto forma di bizzarre e deformi stelle cadenti.

Rico Torres / Summit EntertainmentMax Minghella, Rachael Taylor, Olivia Thirlby e Emile Hirsch in una scena di L'ora nera
I quattro yankee bloccati a Mosca dagli alieni

Con le loro scariche mortali, i colonizzatori extraterresti riducono gli esseri umani in polvere. Non solo: queste inquietanti entità bioelettromagnetiche sono capaci di compromettere le comunicazioni e ogni device elettrico capiti loro a tiro. La mattanza ha inizio: gli alieni polverizzano chiunque gli si para davanti annientandone le particelle. I quattro americani riescono a mettersi in salvo e a loro si unisce l'odioso svedese Skyler (Joel Kinnaman), l'affarista spietato che ha soffiato a Sean e Ben l'affare coi russi.

Dopo tre giorni rinchiusi in una sorta di bunker, i cinque superstiti escono allo scoperto e si ritrovano in una Mosca desolata e presa d'assedio dalle creature. In cerca d'aiuto, il gruppo incontra altri sopravvissuti, tra cui la tosta e determinata Vika (Veronika Vernadskaya) e l'eccentrico Sergei (Dato Bakhtadze), un elettricista che ha trasformato il suo appartamento in una gabbia di Faraday anti-alieni e ha inventato un fucile a microonde che riesce ad abbattere le difese dei minacciosi estranei.

Il finale aperto

Dopo le morti di Ben, Anne e Sergei e svariate peripezie, Sean, Natalie e Vika si uniscono ad un gruppo di "partigiani" capitanato da Matvei (Gosha Kutsenko): il loro obiettivo è raggiungere uno dei sottomarini nucleari in partenza dalla città. I tre ci riescono e lasciano finalmente Mosca: ora hanno imparato a combattere e possono insegnare agli altri come sconfiggere i temibili alieni.

"Questo è solo l'inizio!", esclama Sean alla notizia che nel resto del mondo ci sono altri sopravvissuti che stanno organizzando la resistenza. Un concetto ribadito da "We will rise against!", i versi della canzone che chiude il film: The Uprising dei Pilot Hill di Jim Roach e Brad Hooks dei The Young Romans, uno dei pochi brani anglofoni di una colonna sonora tutta Made in Russia.

L'ora nera lascia aperti numerosi interrogativi. Quali sono le ragioni del misterioso attacco alieno alla Terra? Come fanno gli invasori a manipolare l'elettricità presente nell'ambiente e cosa desiderano realmente? L'umanità è davvero riuscita a fronteggiare l'apocalisse? Chi ha organizzato la resistenza nelle altre città del globo e dove si trovano questi superstiti?

Il produttore Tom Jacobson rivela nelle note di regia che "la natura mortale di questi alieni deriva dal fatto che sono per lo più invisibili".

Quando colpiscono lo fanno in maniera immediata, mortale e irreversibile. L'idea geniale è che sono delle creature fatte di elettricità, come scoprono i personaggi lungo il loro percorso.

Gli alieni di The Darkest Hour hanno inviato un'onda energetica che si espande nell'ambiente e brucia qualsiasi elemento conduttore. Non usano raggi X né infrarossi.

Questi extraterrestri sono "delle creature con una combinazione di meccanico ed elettromagnetico, e il loro sangue è fatto di elettricità".

Sono in grado di generare uno scudo che li rende invisibili e che può essere sia un'arma offensiva che difensiva.

Il sequel (mancato)

The Darkest Hour ha tutte le premesse per ritornare con un sequel (o magari un vero e proprio franchise), con un'altra location in cui ambientare la storia e ulteriori elementi per dare una spiegazione dell'invasione aliena. Purtroppo per Jacobson e Bekmambetov i risultati al box-office non hanno convinto Summit Entertainment e 20th Century Fox.

Il film è stato un flop: ha incassato appena 21,4 milioni di dollari negli Stati Uniti, a fronte di un budget che ne superava 30. Sommando questa cifra ai 43,1 milioni rastrellati nel resto del mondo, si arriva a quota 64,6 milioni complessivi, stando ai dati di Box Office Mojo. Troppo poco per giustificare uno o più sequel, senza considerare che L'ora nera è stato massacrato dalla critica.

Passando agli aggregatori di recensioni, il film ottiene appena il 12% di pareri positivi e il 25% nell'audience score di Rotten Tomatoes. Non va meglio su Metacritic, dove il blockbuster strappa un misero 18 (su 100) nei voti della critica e un 5,2 nei giudizi del pubblico. Ormai sono passati più di dieci anni dall'uscita di The Darkest Hour e la "riesumazione" del film, complice pure l'aria di "nuova Guerra fredda" tra Usa e Russia, appare difficile.

Il regista Chris Gorak, un passato da art director e scenografo e grande fan del cinema di Steven Spielberg e James Cameron, si è detto sempre più interessato alla fantascienza in un'intervista concessa a Collider.

Trovo davvero molto stimolante qualsiasi idea originale oltre i più grandi film del genere.

Accantonato L'ora buia e il suo sequel, almeno per adesso, gli ultimi avvistamenti di Gorak risalgono al 2017 (quando è stato annunciato da Deadline come regista di un altro thriller sci-fi, Attach, con Alex Russell protagonista) e al Super Bowl del 2020.

Durante l'halftime show, il pubblico ha ammirato la bellissima barca che Gorak ha realizzato per lo spot di Dashlane, la app per la gestione delle password. Un ritorno alle origini, prima della prossima caccia aliena.

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