Into the Beat, dove è stato girato il film sulla danza di Netflix

Dalla Flying Steps Academy di Berlino alle zone underground e hip-hop di Amburgo e Lipsia, ecco le location del "Save the Last Dance tedesco" che sta conquistando i giovani abbonati alla piattaforma streaming.

Lieblingsfilm / Steffen Junghans Alexandra Pfeifer e Yalany Marschner in una scena di Into the Beat

Amore o famiglia, passione o tradizione, danza classica o hip-hop: sono questi i dilemmi al centro di Into the Beat - Il tuo cuore balla, il film tedesco di Netflix che spopola tra i giovanissimi da quando la piattaforma l'ha inserito nel suo catalogo di titoli.

Al centro del coming-of-age di Into the Beat c'è Katya (Alexandra Pfeifer), astro nascente della danza classica e figlia del celebre Victor (Trystan Pütter), uno dei ballerini più famosi che la danza tedesca abbia mai conosciuto, costretto a lasciare i palcoscenici a causa di un brutto infortunio.

Katya si sta preparando con Frau Rosebloom (Helen Schneider) al provino per ottenere una borsa di studio che le permetterà di entrare alla prestigiosa New York Ballet Academy. Una giorno, la ragazza si imbatte in Feli (Ina Geraldine Guy) e con lei finisce in un club underground, il Battle-Land. Ciò che le si spalanca davanti agli occhi è un mondo completamente nuovo: quello della urban dance e dei ballerini hip-hop. È un'autentica epifania: Katya scopre come in questa danza che mette alla prova le leggi della gravità non esistano bellezza assoluta e perfezione. Può finalmente esprimere tutte le sue emozioni, sentirsi libera e senza regole.

L'incontro con la sottocultura urban e soprattutto con l'introverso e talentuoso B-boy Marlon (Yalany Marschner) trascina Katya sempre più lontano dal suo ristretto universo. L'avversione del padre per questa scelta è palpabile. L'equilibrio sarà rotto dalla possibilità di tenere un'audizione per lo spettacolo dei Sonic Tigers, una straordinaria crew di street dance che sfida regole e stereotipi. La giovane ballerina è ad un bivio cruciale: cogliere un'occasione fantastica e seguire il suo cuore o rigettare la ribellione e proseguire la tradizione di famiglia.

Grinta ed energia, entusiasmanti coreografie e spregiudicatezza sono gli ingredienti di Into the Beat, diretto da Stefan Westerwelle e scritto dal regista con Hannah Schweier. Westerwelle conosce bene lo stile urban: nel 2013 ha realizzato Lose Your Head, film ambientato nella scena techno di Berlino. Per Into the Beat, il regista ha invece optato per location diverse: scopriamole insieme.

Amburgo

La "Venezia del Nord", con la sua metropolitana e il suo porto, è il cuore del film, anche se le riprese nella città anseatica sono state le ultime realizzate.

Katya e Marlon appaiono nel porto, il secondo d'Europa e uno dei simboli della metropoli, in diverse sequenze dove è il fiume Elba a fare da padrone.

La scena dell'esibizione di Katya sulla Cap San Diego è avvenuta davvero a bordo della storica imbarcazione mercantile, trasformata dal 1988 in una nave-museo al St. Pauli-Landungsbrücken nel porto di Amburgo.

Il sistema di pontoni è stato costruito nel 1930 dalla compagnia di navigazione Hamburg Süd e fungeva da pontile per le navi da crociera e i traghetti per l'Inghilterra.

Altre due performance cruciali del film sono ambientate ad Amburgo. Una location è la Barclaycard Arena, il palazzetto dello sport inaugurato nel 2002 e sede di concerti e show e delle partite di hockey degli Hamburg Freezers e di pallamano dell'HSV.

L'arena si trova al 10 di Sylvesteralle, nell'area dell'Altona Volkspark, il più grande parco pubblico della città.

L'esibizione finale, dove Katya e Marlon sperimentano in coppia la fusione di breakdance e musica classica, è stata girata all'interno del Theater im Hafen.

Lo Stage Theater è il teatro nel porto dove solitamente vanno in scena Der König der Löwen (ovvero Il re leone) e altri musical (da quelli ispirati ai classici Disney a Hamilton e Mamma mia!) e si trova al numero 6 di Norderelbstraße.

Lipsia

Gli interni di Into the Beat – l'appartamento degli Orlow dove Katya vive con il papà Victor e il fratellino Paul, la scuola di danza dove si allena – sono stati girati nella città della Sassonia, autentica capitale della cultura tedesca.

Il Battle-Land del film è in realtà il Pittlerwerke, un innovativo hub culturale che ospita mostre d'arte, eventi, concerti, proiezioni e drive-in all'aperto.

Il Pittlerwerke si trova al 26 di Pittlerstraße nel quartiere di Wahren: lo spazio era una vecchia fabbrica di macchinari costruita nel 1889.

Oggi è stata convertita in quello che viene definito un "coworking etico e sostenibile" per un "vibrante melting pot e scambio continuo di idee".

Berlino

Into the Beat è una produzione che Philipp Budweg e Thomas Blieninger di Lieblingsfilm hanno messo in piedi con la fondamentale partecipazione della Flying Steps Academy di Berlino, una delle più importanti istituzioni di urban dance tedesche.

Le coreografie del film sono state realizzate proprio da due insegnanti dell'accademia: Pepita Bauhardt e Jeff Jimenez. Dalla Flying Steps è uscito Vartan Bassil: il ballerino berlinese, che ha collezionato sold out in tutto il mondo con lo spettacolo Red Bull Flying Bach, appare in un cameo nei panni di Ali Frazer.

I Flying Steps combinano classico e moderno e sono un autentico fenomeno non solo in Germania. Sono stati in tour negli Stati Uniti, in Asia e nel resto d'Europa, dove i loro show hanno fatto il tutto esaurito.

Per Into the Beat hanno collaborato con la produzione ai casting a livello nazionale. La Flying Steps Academy si trova al 30-35 di Lobeckstraße.

A Berlino è nata l'alchimia tra Pfeifer e Marschner ben prima dei ciak. La coppia di protagonisti si è sottoposta a tre mesi di intenso allenamento, sette giorni su sette.

I due giovani attori hanno inoltre condiviso un appartamento a Prenzlauer Berg, nella zona giovane e "cool" della ex Berlino Est, per cementare il feeling tra loro.

La ciliegina sulla torta sono state le musiche di Andrej Melita, che ha composto la colonna sonora sulla quale è poi intervenuta la selezione di brani del supervisore Marc Tanzmann.

Il risultato è quello che il regista Stefan Westerwelle chiama nelle note di regia "un semplice film di genere, nella tradizione di classici come Dirty Dancing o Flashdance, più mainstream che arthouse".

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