Ma Rainey's Black Bottom: com'è davvero il film che varrà un Oscar allo scomparso Chadwick Boseman

Dopo la prematura scomparsa dell'interprete di Black Panther, Ma Rainey's Black Bottom racchiude quella che sarà la sua ultima performance attoriale. Com'è il film che gli varrà un'Oscar? La recensione.

Netflix Chadwick Boseman

Difficile immaginare una vittoria agli Oscar 2021 più blindata di quella di Chadwick Boseman come miglior attore protagonista in Ma Rainey's Black Bottom. In realtà la competizione ci potrebbe (ci dovrebbe?) essere in un'annata di performance maschili tutt'altro che trascurabili, ma in pochi credono che qualcuno possa mettersi tra la statuetta e lo scomparso protagonista di Black Panther. Nemmeno l'ottuagenario Anthony Hopkins (il più anziano attore nominato all'Oscar di sempre), l'unico con una performance tale da poter vagamente impensierire il teorico protagonista di Ma Rainey's Black Bottom. 

Inutile glissare: quel che non fa la prova buona di Boseman nel film lo rimedia l'enorme ondata d'emozione seguita alla sua inaspettata morte. La scomparsa di un interprete giovane e promettente ha un grande impatto sulla pubblica opinione, amplificato ancor di più tra i ranghi dell'Academy, dato che sono composti da conoscenti, colleghi, amici. È comprensibile che sia così e che Ma Rainey's Black Bottom sia diventato l'ultimo film di Chadwick Boseman nella percezione comune, un'ultima performance sicuramente sentita, che vale la visione. 

Mettendo da parte questo enorme simbolo - lo status di ultima performance di Boseman, ma anche quello di prima prova in aperta caccia di una nomination - c'è però un film interessante sotto molti aspetti, ricco di contrasti e criticità.

Dal teatro a Netflix: la travagliata storia di Ma Rainey's Black Bottom 

Il progetto di Ma Rainey's Black Bottom parte da lontano ed è arrivato a compimento grazie all'impegno del suo principale produttore e promotore: l'attore Denzel Washington. È lui a proporre a HBO di realizzare un film a partire dall'opera teatrale di August Wilson degli anni '80, che a sua volta raccontava la storia della donna afroamericana madre del blues e ideatrice del suo stesso nome. Una leggenda della musica afroamericana d'inizio Novecento, amata dai neri ma ascoltata e finanziata anche dai bianchi d'America, nota con il nome artistico di Ma Rainey, mamma Rainey (il cognome del marito). 

Il progetto fa parte di un pacchetto di dieci film che l'emittente via cavo progetta di realizzare, ma il meccanismo s'inceppa, almeno fino a quanto Netflix s'interessa e mette sul piatto una ventina di milioni di dollari, riservando al film un'uscita in ottica Oscar a metà dicembre. Non poteva essere altrimenti, perché per quanto Ma Rainey's Black Bottom sia raccontato come un piccolo progetto che vuole raccontare una grande storia afroamericana (musicale e umana), di fatto nella sua realizzazione finale è un film biografico a caccia di nomination, che segue con grande precisione un modello messo a punto negli anni '90 da produttori di medie dimensioni per competere con i grandi studios nella stagione dei premi. 

NetflixIl regista Wolfe conversa con gli attori sul set
Ma Rainey è stato girato sfruttando tempi strettissimi e un numero di set ridotto per contenere i costi

Quello di George C. Wolfe (regista che aveva provato un'operazione simile con La vita immortale di Henrietta Lacks) smette ben presto di essere un ritratto biografico, laddove invece fatica molto di più a lasciarsi dietro le sue origini teatrali. Ad appena mezz'ora dall'inizio del film la pellicola si rivela per quello che è: una vetrina scintillante per le performance dei suoi protagonisti. Sia chiaro: cinematograficamente parlando, non c'è nulla di male, anzi, è una mera scelta di campo. Ci sono film trainati dalle interpretazioni carismatiche degli attori e altri portati avanti dalla forza della propria regia o della sceneggiatura: Ma Rainey's Black Bottom fa parte decisamente del primo tipo. 

Viola Davis vs Chadwick Boseman

Pur rimanendo un film dal budget ridotto (almeno in ottica statunitense) non è nemmeno così povero di risorse come postulato. Un confronto interessante e poco percorso è quello con il criticatissimo The United States vs. Billie Holiday, che vede la protagonista Andra Day giocarsi una statuetta contro Viola Davis. Il confronto tra le due pellicole è quasi scontato: entrambe mettono al centro una donna afroamericana cantante di successo costretta a fare i conti con l'industria bianca della musica e con il razzismo sistemico americano, in due momenti storici differenti ma che ricadono entrambi nell'accezione "film d'epoca", che richiede una ricostruzione storica dispendiosa. 

Il film su Billie Holiday non è piaciuto, soprattutto alla comunità afroamericana, che non ha apprezzato il ritratto in parte canonico, in parte "distruttivo" di una delle sue icone. Eppure quel film fa qualcosa che Ma Rainey's Black Bottom trascura: racconta la sua protagonista. Viola Davis di fatto fa da attrice di supporto al suo stesso film, Ma Rainey diventa l'ospite di lusso di quello che diventa lo show di Chadwick Boseman. Il suo suonatore di tromba e compositore Levee è il vero protagonista della pellicola, che non esita a mettere in pausa la storia principale per dedicargli non uno, non due, bensì tre momenti di quello che potremmo definire il monologo da Oscar. Se avete una certa familiarità con le carriere di attori come Leonardo di Caprio, Glenn Close e Jake Gyllenhaal (giusto per citare tre interpreti che ogni anno si impegnano in almeno una performance di questo tipo) sapete a cosa mi riferisco. 

NetflixMa Rainey canta
Se Viola Davis non scompare è perché è un'attrice superba, capace di imporsi nel pugno di scene che ha a disposizione

Boseman è carismatico, trascinante, ora sinistro e ora emotivamente ferito. La sua performance è incisiva ma decisamente di stampo teatrale, con buona pace di quanti criticano lo stesso tratto nella performance di Hopkins in The Father. Il prezzo da pagare per questo tipo di scelta lo si sente a livello di ritmo e di rapporti di forza tra personaggi. Il film si mette letteralmente in pausa per permettergli di brillare, lasciando parcheggiata al piano superiore la sua protagonista putativa. Se Viola Davis non scompare è perché è Viola Davis; un'interprete sublime, a cui basta un'occhiata, un sedersi scomposta su una sedia o un capriccio per lasciare dietro di sé una forte impressione. 

A mio modo di vedere è criticabile come un personaggio del tutto fittizio come quello di Levee metta ne metta in ombra uno storico, meravigliosamente ricco di sfumature e contrapposizioni, dal potenziale cinematografico enorme. Levee vuole essere un condensato di tutte le storie di compositori afroamericani spesso ignoti che, per scarsa dimestichezza col mondo di diritti e royalties, vendettero le loro opere a produttori bianchi come quelli della Paramount Music; motivi poi riutilizzati da musicisti bianchi, talvolta senza nemmeno il pagamento di royalties.

Una storia da raccontare con nomi, date e svolte interessanti però il film ce l'ha. Ma Rainey è un'artista e un'imprenditrice bisessuale (sfumatura lasciata quasi inesplorata dal film non per paura ma per problemi di tempo). Come donna afroamericana vive una dualità lacerante: ha un certo potere sui bianchi, ma al contempo è costretta a vendere la sua arte agli stessi che hanno l'ultima parola in merito. Si sente una sorta di prostituta artistica, sa che quando la sua voce sarà incisa su vinile, lei smetterà di esercitare potere sulla stessa. 

Per quanto possa essere realistica la storia di Levee, ci si sente un po' tirati per la giacchetta, come avvenuto per tanti film passati per gli Oscar; pellicole tratte da storie vere accuratamente selezionate per essere il più drammatiche ed emotivamente impattanti possibile

NetflixI suonatori di Ma Rainey nello scantinato
La storia dei musicisti di Ma Rainey prende il sopravvento sulla sua stessa biografia

Anche la narrativa di Ma Rainey's Black Bottom come piccolo film dagli splendidi costumi funziona fino a un certo punto. Venti milioni di budget non sono tanti ma nemmeno pochi, specie per una sceneggiatura che permette di girare in pochi ambienti. Purtroppo non è disponibile il budget di The United States vs. Billie Holiday, produzione Paramount/Hulu che è stata girata su pellicola da 35mm proprio per sfruttare al massimo i fondi a disposizione. Come ribadito da molti cineasti, girare in pellicola può essere un modo per contenere al massimo i costi, lavorando con programmazioni ben calibrate. Per fare un ulteriore confronto, anche The Father è stato girato con un budget sotto i 20 milioni di dollari, sfruttando una serie di set contenuti. Il risultato finale è produttivamente impeccabile, facendolo sembrare un film ben più costoso. 

Ma Rainey's Black Bottom è disponibile su Netflix.

  • No, il personaggio del compositore e suonatore di tromba Levee è del tutto fittizio. 

Voto 5,5/10

Ma Rainey's Black Bottom è un film guidato da 2 performance attoriali che si fanno notare, la cui narrativa funziona più per gli Oscar che per rendere giustizia a un personaggio storico affascinante.

Elisa Giudici

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