Le serie TV mentono da anni sui lavori che fanno le ragazze

Le protagoniste degli show lavorano tutte in redazioni, agenzie pubblicitarie o case editrici. Ma il sogno "venduto" da queste storie è ben diverso dalla realtà.

Netflix Le protagoniste di The Bold Type in redazione

Ce ne sono talmente tante e hanno un pubblico talmente vasto che Netflix gli ha dedicato una categoria: serie TV con protagoniste femminili. Parliamo di commedie sentimentali, teen drama, young adult che, senza pretese, si fanno racconti di formazione di giovani donne sognanti. Una formazione che passa per l’illusione, quando non usa l’inganno
Nella generazione di Tinder, il mito del principe azzurro raccontato in queste storie suona come un’enorme bugia. Ma possiamo passarci su.
Possiamo anche accettare che ci facciano credere quanto sia eccitante la vita in città come New York o Parigi (quando invece, nella dura realtà, queste metropoli spesso spingono ai margini di un monolocale seminterrato a 2 ore di metro dal centro). 
La bugia più grossa però, quella probabilmente più pericolosa, riguarda le carriere.

Le ragazze nelle serie TV fanno tutte lo stesso lavoro

Non ci sono serie che raccontano la scalata al potere di chi, da commessa, prova a diventare manager. O di chi lavora alle Poste. O di chi è impiegata nell’amministrazione di un ufficio. Dalla nuova The Bold Type fino a Emily in Paris, passando per le storiche Girls, Ugly Betty, Gilmore Girls, Younger: tutte le ragazze lavorano in redazioni di magazine o agenzie pubblicitarie. Alla peggio, finiscono in una casa editrice. Le donne di Netflix o Amazon scrivono tanto, usano i social, hanno idee brillanti e lo fanno talmente tanto spesso e in un numero talmente enorme di prodotti da essere diventati dei veri e propri stereotipi. È come se intorno a questo mondo di pubblicazioni e post ci sia il nulla, come se non ci fossero altre caselle da occupare per le protagoniste degli show.

NetflixThe Bold Type e il lavoro in redazione delle protagoniste
The Bold Type: le protagoniste in redazione

Quello che ci fanno credere non è la realtà

Tutto viene confezionato nel solito pacchetto invitante: gli uffici sono loft open space arredati come gallerie d’arte, si lavora dentro completi pastello firmati, i colleghi hanno tutti l’aspetto di rugbisti sensibili o modelle di Victoria Secret brillanti e il capo è sempre uno stronzo con cui andare a letto o una cinica donna da convertire ad amica dopo un’idea virale arrivata per caso. Si fanno servizi fotografici con le star e si possono portare a casa i vestiti griffati delle collezioni. 

Tv Land, Paramount+Younger: i protagonisti lavorano in una casa editrice
Gli splendidi uffici di Younger

È tutto una bugia.

Quello che le serie non dicono è l’altra faccia della medaglia. Un lavoro spesso fatto di precariato e stipendi bassi. Di stage infiniti e dallo spietato ricambio generazionale. Chi lavora nelle redazioni social è soggetto a burnout (non si contano gli studi che dimostrano quanto questi mestieri conducano spesso ad un esaurimento fisico e mentale). I magazine patinati non si vendono più, così come tutti i giornali cartacei con redazioni in eccesso di organico. Le case editrici non fanno altro che sfornare libri che non superano le mille copie vendute (Secondo una ricerca di Gfk Italia, il 96% dei libri pubblicati è al di sotto di questa soglia). I lavori creativi hanno un mercato sempre più piccolo e le serie TV alimentano invece una schiera, sempre più ampia, di aspiranti giornalisti e redattori. È vero, questi lavori sono affascinanti e piacevoli ma tra il sogno venduto dalla serie e la realtà c’è un’enorme via di mezzo e, spesso, c'è il rischio di restare delusi. Vendere sogni patinati è una delle mission di questi prodotti, ma mostrare un lavoro che non corrisponde spesso alla realtà può influenzare le scelte di studi, vita e carriere di giovanissimi che si affacciano sul panorama più spietato, frammentario e precario di tutti i settori lavorativi.

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