Più corvi, meno prescelti: la ricetta di Tenebre e ossa è giusta, ma punta sui personaggi sbagliati

Tenebre e ossa è destinata a diventare un grande successo perché gioca bene le sue carte: lo fa con scelte sicure, talvolta scontate, ma che rendono godibile la serie. Almeno quando si parla di corvi. La recensione della prima stagione.

Netflix Kaz, Inej e Jesper

Leigh Bardugo è sbarcata in televisione e il suo Grishaverse ha buone chance di avere un impatto duraturo sulle produzioni fantasy destinate al pubblico dei giovanissimi (con la speranza non troppo segreta d'interessare gli adulti). Almeno nel catalogo Netflix, che si arricchisce ogni anno di tentativi più o meno fallimentari di regalare un nuovo titolo young adult di stampo fantastico che raggiunga i fasti passati di Divergent, Hunger Games, o, meraviglia delle meraviglie, Harry Potter.

La ricetta fantastica di Bardugo ha funzionato a meraviglia sul fronte cartaceo dove, dopo il successo del romanzo Sei di corvi, l'autrice è riuscita ad espandere l'universo magico dei Grisha quel tanto che basta ad assicurarsi che ogni editore del genere sussurri all'orecchio di ogni nuova aspirante autrice "va bene, però fammelo un po' più simile al Grishaverse". 

Analizzando le reazioni di critica e pubblico è evidente come l'autentico successo che ha fatto da propulsione alla carriera di Bardugo è Sei di corvi, un romanzo che fonde il fantastico al genere del colpo grosso. Un titolo che ha messo d'accordo tutti, a differenza dei suoi predecessori e successori. Non è certo un caso che tra i commenti più ricorrenti all'annuncio della serie Netflix su Tenebre e ossa ci fosse la speranza che il prossimo a venire adattato fosse proprio questo best seller. 

Di fatto Tenebre & ossa è Sei di corvi, almeno in parte. Non così sorprendentemente, funziona soprattutto quando si concentra sul versante criminale/grande rapina fantasy del secolo che vede per protagonisti il trio composto da Kaz, Jesper e Inej, mentre incespica molto di più quando si deve occupare della prescelta di turno: Alina. 

La trama di Tenebre e ossa

Alina Starkov (Jessie Mei Li) è un'orfana cresciuta in una remota provincia di un regno dai vaghi echi imperiali russi insieme all'amico d'infanzia Mal (Archie Renaux). Per sfuggire alla povertà e alle battaglie, i due hanno studiato cartografia e aiutano le spedizioni militari a muoversi sul terreno e dentro la Faglia; la voragine oscura che taglia a metà l'impero è stata creata secoli prima dell'Eretico Nero, un Grisha dotato del potere di controllare l'oscurità. 

Alina e Mal si tengono alla larga dai Grisha, i maghi in grado di manipolare elementi e corpi, temuti, discriminati e venduti come schiavi per le loro abilità. Durante un'attraversata della Faglia però Alina scopre di essere lei stessa una Grisha, la leggendaria santa portatrice di luce: l'unica Grisha che può richiudere la faglia con il suo potere. Viene quindi condotta al cospetto del generale Kirigan, protettore dei Grisha e potentissimo stregone in grado di controllare l'oscurità, che da anni tenta di chiudere la Faglia.

NetftlixAlina si toglie il velo
Alina è un personaggio che fa da zavorra e non da propulsore, a Tenebre e ossa

Mentre Alina scopre il mondo dei Grisha - pieno di sorprese, incontri, tranelli e allenamenti per sviluppare il suo potere - dall'altra parte della Faglia un trio di criminali di basso rango decide di accettare un incarico folle e milionario: se riusciranno ad attraversare la Faglia e a rapire Alina, Kaz (Freddy Carter), Jesper (Kit Young) e Inej (Amita Suman) potranno finalmente scampare a una vita spesa tra bordelli e casinò. 

Una falsa partenza diventa una scommessa vinta

Prima di dimostrare il proprio potenziale, Tenebre e ossa fatica molto, incespica spesso. Il suo incipit - quello della prescelta con l'improvviso e gravoso onere di salvare il mondo - non è dei più innovativi, senza contare che sullo spettatore viene scaricata di colpo tutta la ricchissima nomenclatura fantasy legata a questo genere di mondi magici fantastici. Se avete visto un paio di episodi e non siete rimasti impressionati, è comprensibile. Finché Alina con i suoi prevedibili patemi da prescelta tradita e abbandonata rimane al centro della scena, non bastano l'estetica accattivante (ma superficialissima) russa e la ricchezza della produzione a far decollare un fantasy che richiama tantissimi altri precedessori.

Per rimanere in casa Netflix, difficile non pensare a Cursed: stessa prescelta, stesso potere leggendario, persino stesso cervo. L'elemento estetico zarista/russofilo è ricco e appagante, ma usato mercenariamente tanto quanto nel libro. Una spruzzata di nomi (con patronimici utilizzati a casaccio), colbacchi, cappotti e una famiglia reale in cosplay da Romanov non sono elementi sufficienti per fare la differenza a livello narrativo e atmosferico rispetto ad altri fantasy anglofoni. 

La svolta arriva quando la trama di Tenebre e ossa viene addizionata con le avventure del trio protagonista di Sei di corvi. Qui la musica cambia. Tanto Jessie Mei Li e Archie Renaux sono interpreti insipidi alle prese con personaggi banali, quanto Freddy Carter, Amita Suman e Kit Young bucano lo schermo e fanno venire voglia di una serie tutta su di loro. Non che Kaz e soci siano un trionfo di originalità: basta dire che il primo ha lo stesso abbigliamento, gli stessi sguardi gelidi e le stesse stempiature di un certo Draco Malfoy, di cui pare la versione invecchiata, più cinica e frequentatrice dei bassi fondi.

NetflixJesper abbraccia Milo
Kit Young farà parlare di sé, con un ruolo ben interpretato da adorabile canaglia

I tre personaggi però sono meno prevedibili dei restanti, hanno un giusto mix di azione e comicità, più passati oscuri e segreti tutti da rivelare. In particolare Kit Young è così magnetico da ricordare un certo Duca, quello che ha fatto strage di cuori a Natale 2020 su Netflix. 

Non va altrettanto bene a Ben Barnes, a cui i fantasy con velieri portano relativa fortuna. Potenzialmente ha per le mani un ruolo notevole per eccesso, ma virato sin da subito in chiave che più noiosa di così non si può. Il dubbio amletico di Tenebre e ossa si risolve sempre con i buoni che prendono la decisione giusta e i cattivi che prendono la decisione così sbagliata, sadica e poco lungimirante da non rendere mai credibile la bontà delle loro convinzioni. 

Godibile ma non memorabile

Da La quinta stagione al già citato Divergent, Tenebre e ossa condivide tantissimi motivi tematici con opere precedenti, rimescolandoli però in maniera sufficientemente brillante nella seconda parte della prima stagione. Soprattutto nella sua parte centrale sembra poter virare in qualcosa di graffiante, prendendo una svolta più attenta agli equilibri politici che la presenza di Alina mette in crisi. Tra religione, secessionisti ed eretici, c'era di che tirar fuori una versione semplificata ma funzionale dei grandi classici del high fantasy, quelli con Oscuri signori che ambiscono a mettere il mondo sotto scacco e compagnie eroi reietti e ribelli sono pronti a combatterli. 

NetflixIl generale Kirigan con il suo cavallo nero
Ben Barnes sembra divertirsi a interpretare Kirigan, ma meriterebbe di più

Sfortunatamente la storia di Alina mantiene saldamente ancorato Tenebre e ossa a una rotta molto convenzionale, molto semplice e semplicistica. Basta però l'addizione del genere heist e il gruppetto dei corvi a dare quel qualcosa che rende la visione appagante. Se Alina e Mal non suscitano particolari sentimenti, Kaz, Inej e Jesper creano quell'aria di familiarità che fa venir voglia di continuare la propria avventura nel Grishaverse. 

Considerando i tanti precedenti falliti, Tenebre e ossa è un adattamento riuscito. Ancora una volta però, come accaduto con The Witcher, si punta a fare bene (raccogliendo un discreto successo) ma non c'è la volontà si spingere la storia iniziale ai suoi limiti, di renderla più audace, più forte, migliore. L'urgenza di Netflix rimane quella di avere un prodotto per giovanissimi spendibile presso tutto il pubblico e, sotto questo punto di vista, Tenebre e ossa sarà un successo. Non è però un titolo che dica qualcosa di nuovo, forte o memorabile dal punto di vista seriale, almeno per ora. 

Voto 6,5/10

A funzionare sono i personaggi e le storie "importate" dalle avventure dei Corvi, che non bastano però a rendere la prima stagione davvero incisiva. Si gioca sul sicuro, bene, ma manca il carattere.

Elisa Giudici

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