Come Un altro giro è diventato il film europeo più amato dagli americani e dagli Oscar

Una storia lontana dall'essere moraleggiante, una pandemia globale e Mads Mikkelsen: questa è la ricetta di Un altro giro, il film europeo più amato dagli americani nel 2021. La recensione del film di Thomas Vinterberg,

Movie Inspired Mads Mikkelsen seduto su una panchina

Un altro giro è già il vincitore annunciato nella categoria miglior film internazionale (ex miglior film straniero) agli Oscar 2021. La statuetta è già virtualmente nelle mani di Thomas Vinterberg, il regista danese a cui Paolo Sorrentino soffiò un'Oscar nella stessa categoria con La grande bellezza nel 2014. La vittoria di Vinterberg è scontata: negli ultimi mesi ha trionfato in qualsiasi premio faccia da anticamera alla categoria degli Oscar dove compete tutto il mondo per una statuetta. Non solo: non c'è un avversario davvero all'altezza del suo film che esplora virtù e vizi di un tratto culturale nazionale danese: il consumo sostenuto di alcolici, anche tra i giovanissimi. 

La vera sorpresa nell'ultima tornata di nomination agli Oscar 2021 è stato vedere uno dei fondatori di Dogma 95 (il più celebre dopo Lars Von Trier) nominato anche come regista in una cinquina davvero ardua da centrare. Il 2020 è stato un anno particolare con pochi film d'autore nei festival e nelle sale, questo è certo. I commentatori più maligni sostengono anche che Vinterberg sia il rimpiazzo di Aaron Sorkin, inviso nelle vesti di regista per alcuni votanti, di pensatore politico per altri. Rimane un risultato epocale per Vinterberg e per il cinema danese, che centra una nomination in una categoria cui i registri stranieri sono un'eccezione, quasi sempre mutuata da grandi blockbuster statunitensi (vedi Guillermo del Toro e Alfonso Cuarón).

La nomination di Vinterberg non è certo campata per aria: è uno dei registi danesi e nord europei più noti e apprezzati a livello internazionale, il cui prolifico sodalizio con l'attore Mads Mikkelsen ha portato fama e riconoscimenti a entrambi. Tuttavia Un altro giro non è il suo film più riuscito: quello rimane lo splendido The Hunt. Non è nemmeno un film così in linea con i gusti dell'Academy, anzi, per lo standard puritano che regna da quelle parti potremmo considerarlo quasi controverso. Eppure eccolo qui, già vincitore con le sue due nomination e una vittoria scontata. 

Il successo "pandemico" di Un altro giro 

Un altro giro racconta la storia di un gruppo di quattro insegnati delle superiori, quattro quarantenni danesi in odore di crisi di mezza età. Uno di loro propone agli amici di testare in segreto ipotesi di un eminente psichiatra norvegese secondo cui le persone avrebbero un deficit naturale di tasso alcolico nel sangue. Assumendo con costanza piccole dosi di alcolici - dalla mattina fino al termine delle lezioni - il quartetto cercherà di capire se lo stato d'ebbrezza lieve e continuativo sia davvero foriero di una migliore performance sociale e professionale

Nel gruppo spicca Martin (Mads Mikkelsen), un insegnante di storia dal brillante passato accademico, ridottosi a essere un professore distratto e carente nell'insegnamento. Su di lui gravano l'ombra di un matrimonio farsa e un senso opprimente di fallimento. La fortuna di Un altro giro è di avere a disposizione un quartetto di attori capaci in cui spicca il volo notissimo di Mads Mikkelsen, che qui ancora una volta si dimostra un attore di assoluta qualità. I suoi occhi sono una barriera lievissima tra la scarsa comunicazione verbale che tiene  in pubblico e il tumulto di emozioni che percepiamo oltre il suo sguardo. Gli basta una solitaria lacrima, uno gesto chetamente disperato quando guarda la moglie pronta a lasciarlo o i figli delusi da lui, per portare il film su un altro livello emozionale. 

Movie InspiredMartin beve dalla bottiglia insieme ai suoi studenti
Avere nel cast un attore capace e celebre anche negli Stati Uniti come Mads Mikkelsen è stato un colpo di fortuna per Un altro giro

Film che potrebbe essere una scontata parabola sui pericoli di alcol e dipendenze, se non fosse che Vinterberg ha una mentalità e fa un cinema di chiaro stampo nord europeo. Pur non sfuggendo completamente dalla dimensione moraleggiante, Un altro giro sfrutta la sua mezz'ora finale per spostare il bilanciamento della storia dai drammi personali di Martin e soci a un tratto culturale nazionale, che permea e plasma la società danese. L'alcol scorre per dare coraggio agli esaminandi o alla donna che ha accusato il marito qualche tempo prima di usare l'ebbrezza come valvola per esplicitare le proprie emozioni. Sono scelte sottili, che rischiano di passare inosservate, ma che denotato la classe autoriale di Vinterberg

Personalmente avrei preferito vedere Vinterberg nominato come sceneggiatore, perché è nella gestione narrativa della seconda parte davvero potente della storia che dà il suo meglio. Peccato anche per la mancata nomination a un immenso Mads Mikkelsen: l'impressione è che il primo della lista degli esclusi sia stato lui. 

Certo Un altro si prende i suoi tempi e ci mette parecchio ad arrivare al punto, rischiando anche di annoiare un po'. Tuttavia la performance di Mikkelsen e la volontà di Vinterberg di esplorare il "dualismo alcolico" della sua nazione e cultura fanno di Un altro giro un film pieno di chiaro scuri, di quelli che è davvero difficile vedere nominati agli Oscar. Aver tenuto duro per due volte - sul set, dove Vinterberg è tornato a lavorare poco dopo la tragica morte della figlia e nel circuito festivaliero, dove il film ha fatto un tour promozionale che quasi nessuna pellicola è riuscita a completare nel 2020 - lo ha ampiamente ripagato dell'impegno. 

Un altro giro verrà distribuito in Italia da Movie Inspired, che da tempo detiene i diritti della pellicola. Dopo un primo slittamento, il film è ancora senza una data d'uscita precisa

Voto 7,5/10

Vinterberg si prende tutto il tempo necessario per espandere il suo sguardo dalla dimensione personale a quella nazionale danese: all'inizio è lento, ma poi non fa prigionieri. Grandioso Mikkelsen.

Elisa Giudici

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