Il Talento del Calabrone: la spiegazione del finale a sorpresa

Il thriller italiano disponibile su Prime Video è un film ricco di colpi di scena e con un finale a sorpresa che si presta a più visioni.

Eagle Pictures - Prime Video Lorenzo Richelmy e Sergio Castellito ne Il Talento del Calabrone

 

Ci sono Sergio Castellitto e Anna Foglietta, una Milano con una fotografia che la fa sembrare New York e una trama (con tanto di colpo di scena finale) che promette bene. Il Talento del Calabrone, thriller tutto italiano disponibile sul catalogo di Prime Video, nonostante i difetti, è confezionato per tenere incollato allo schermo lo spettatore. E ci riesce. Un’ora e mezza che scorre veloce, come il respiro dello spettatore, e che conduce ad un finale inaspettato. Scopriamolo insieme.

La trama

Il film si apre presentandoci Steph, deejay piuttosto insopportabile di una notissima stazione radio. Siamo a Milano, di notte, in uno studio radiofonico a vetrate che si affaccia su un centro storico mezzo dormiente. Steph (Lorenzo Richelmy) accoglie le telefonate degli spettatori fino a quando, in linea, non trova Carlo (Sergio Castellitto). La voce dello sconosciuto getta subito la redazione nel panico: Carlo è in giro per Milano con un ordigno in macchina, si vuole suicidare, progetta una strage, ma prima vuole lanciare una sfida al deejay: non deve mai chiudere la telefonata e deve assecondare tutte le sue richieste (dalle canzoni di musica classica da mettere in onda al dialogo con gli spettatori). Quello che all’inizio viene scambiato per uno scherzo si rivela in tutta la sua drammatica realtà quando Carlo fa esplodere una bomba in uno dei grattacieli vicini. La città piomba nel panico, tutti si collegano ai social della radio commentando ciò che accade (hashtag #bombamilano) e il dialogo tra il terrorista e il deejay cambia tono. In radio arriverà il Tenente Colonnello Rosa Amedei (Anna Foglietta) che proverà a scoprire l’identità del misterioso Carlo.

I colpi di scena e il finale

La prima cosa importante che scopriamo e che ci spiega meglio il film riguarda proprio il personaggio di Carlo e la sua motivazione nel compiere questo gesto estremo. Il suo nickname, con il quale interagisce con la radio inviando foto e immagini, è proprio Il Calabrone. Grazie ad una ricerca che incrocia il suo nome proprio e il suo nickname, gli agenti riescono a risalire ad una lezione universitaria in cui Carlo, che scopriamo quindi essere un docente, spiega la teoria del Calabrone. Questa, piuttosto famosa, enuncia come secondo le leggi dell’aerodinamica la struttura fisica del calabrone non lo renda idoneo al volo, eppure, questo insetto “non lo sa e vola lo stesso”. Questo senso di tenacia e rivincita in cui tutto è possibile e che ci insegna che non tutte le storie devono avere il finale previsto ci accompagnano verso il “finale” che Carlo decide di dare alla sua vita e alla sua storia.

Alcuni flashback ci fanno capire che nella vita di Carlo c’è un profondo dolore. Lo vediamo con la moglie e il figlio e poi scopriamo che quest’ultimo si è suicidato e la prima si è ammalata ed è morta, probabilmente in seguito al dolore per la perdita del figlio. Una vita sconvolta, disperata, quella di Carlo che non ha più paura delle conseguenze. Ma c’è qualcosa in più. Carlo è in cerca di vendetta, anzi, di giustizia. Il figlio, infatti, si è suicidato a causa degli atti di bullismo subiti. Ed è qui che arriva il vero colpo di scena. Con una conversazione che lo mette alle strette, Steph capisce finalmente chi è il suo interlocutore e ammette di essere stato il bullo che ha tormentato il figlio di Carlo.

Arriviamo quindi all’epilogo e scopriamo l’ultimo tassello di verità mancante. Carlo non è mai stato in giro per Milano. La sua auto, smontata, è in realtà ferma all’ultimo piano del palazzo della radio, dove si trovano degli uffici abbandonati. Intorno a lui ci sono dei pannelli e sul tetto dell’auto un proiettore che mostra le strade di Milano in movimento intorno a lui. Lo scopre il Tenente (Anna Foglietta) che, insieme ad un agente, raggiunge Carlo e, spaventata per un movimento inconsulto di quest’ultimo, gli spara e lo uccide. Si tratta di un finale amaro per tutti, specie quando scopriamo che la bomba dell'auto era in realtà un bluff. In una Milano ormai spenta, tutti guardano a Carlo con una nuova consapevolezza. Non giustificano le sue azioni ma comprendono il dolore, che annebbia la ragione, di un padre disperato.

Ne esce malissimo il protagonista, Steph, abbandonato da tutti tra le lacrime. Persino la sua assistente/fidanzata si rivela essere una complice di Carlo. Anche lei (ormai cresciuta e irriconoscibile) è stata una bimba bullizzata. Nella scena finale del film invia a Carlo una foto di lei da piccola e lui capisce di chi si tratta davvero.

Le tematiche e le metafore

Queste tematiche rendono il thriller italiano Il talento del calabrone molto contemporaneo, e il finale offre una visione metaforica su più livelli. Tanti gli elementi nel calderone e molte le domande a cui il film tenta di rispondere implicitamente: cosa siamo disposti a fare per avere giustizia? Quale storia segreta hanno le persone di successo? Cosa non sappiamo del passato degli altri?

Il film inoltre, con la rivelazione della fuga “fake” di Carlo per Milano, mette al centro del dibattito anche la verità apparente che spesso social e tecnologia mostrano. Una visione parziale e artificiale di vite che, in realtà, sono molto diverse da come appaiono.

 

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